Teatro Carovigno 

TeatroDellePietre presenta lo spettacolo teatrale ‘Controra: elogio della sopravvivenza’

Le parole sono veri e propri costumi, abiti verbali, che offrono infinite versioni di chi le dice. Le parole, quindi, non sono soltanto parole, ma carezze, specchi, mani, occhi, rami di un albero ...

Le parole sono veri e propri costumi, abiti verbali, che offrono infinite versioni di chi le dice. Le parole, quindi, non sono soltanto parole, ma carezze, specchi, mani, occhi, rami di un albero che cresce man mano che la narrazione comincia. È una favola del sud quella raccontata da Marcantonio Gallo nello spettacolo ‘Controra: elogio della sopravvivenza’, prodotto dalla compagnia TeatroDellePietre e proposto nell'ambito degli eventi organizzati dal Comune di Carovigno. L’evento è per questa sera, alle ore 21:00, nel Castello Dentice di Frasso di Carovigno. L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Con l'accompagnamento di quattro musicisti, Isabella Benone (violino e voce), Giancarlo Pagliara (fisarmonica), Alessandro Muscillo (contrabbasso) e Mario Faggiano (chitarra e mandolino), le parole e il suono si fondono per narrare un sud da atmosfere sospese ed evanescenti, un sud in bilico tra la fatica e l'abbandono, che prende linfa dalle radici del corpo, inteso come fonte di emozioni. Corpo radice, parola chioma, da cui prendere ombra. Ogni parola sembra una carezza, un gesto gentile, ed ogni significato che ne deriva è denso di emozioni, che segnano un confine tra un sud dolente e un sud ‘pizzicato’, tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati nostro malgrado, tra un tempo pensato e un tempo immaginato, quello della controra, che sta tra il meriggio e la sera, un tempo che è di nessuno o di chi sa prenderselo. ‘Controra’ racconta un sud tra lo sperduto e l'affranto. Un sud senza bandiere, tranne quella bianca della resa, e che ha poca memoria della fatica e del sacrificio dei suoi figli, in cui non ci sono turisti in ciabatte e vestiti sgargianti a fotografare le piazze. Un sud dalle chiese vuote e piatte, con poche statue. "Qui anche i santi hanno dovuto emigrare. È un sud in cui si sente l'assenza di chi se n'è andato e quella di chi non è mai venuto. Qui tutto sa di sparizioni. È tutta una cronaca dell'addio”. Eppure, è un sud di speranze, di ritorni. "Certo che esiste il sud. Esiste un sud geografico e un sud dell'anima. Un sud che ti lascia partire ma che poi ti reclama. E che quando torni, stenti a riconoscere. Eppure, si torna, si torna per ricordare, o per non dimenticare. Si torna, traditi dal tempo, traditi nelle speranze, ma si torna: ai propri santi, alle proprie croci, alla propria madre, ai propri morti e ai pochi vivi rimasti, perché il sud non ti tradisce e aspetta, aspetta sempre”.

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