Teatro San Pietro Vernotico 

"Quotidiana... Mente, stralci di follia quotidiana": i cantieri Koreja e gli ospiti di Osiride sul palco

si conclude con un saggio-spettacolo il laboratorio dei canrtieri Koreja di Lecce a San Pietro Vernotico con gli ospiti delle strutture riabilitative psichiatriche della cooperativa Osiride. Pros...

si conclude con un saggio-spettacolo il laboratorio dei canrtieri Koreja di Lecce a San Pietro Vernotico con gli ospiti delle strutture riabilitative psichiatriche della cooperativa Osiride. Prosegue l’impegno sociale di Koreja con le molteplici possibilità del teatro e dei suoi linguaggi: creare e realizzare percorsi teatrali rivolti a gruppi e a individui con disabilità con l’obiettivo di confrontarsi con la sconosciuta e spesso imprevedibile dimensione dell’essere umano. È così che il teatro diventa mezzo di espressione e scoperta per accompagnare i singoli individui ad una maggiore conoscenza e consapevolezza delle proprie potenzialità andando, attraverso le proprie abilità, a riequilibrare la percezione che ognuno ha di sé. ? Venerdì 24 giugno, alle 20.45, in corte via Gagliano, a San Pietro Vernotico, andrà in scena “Quotidiana… Mente, stralci di follia quotidiana”, con ingresso libero. Si tratta del saggio-spettacolo conclusivo del laboratorio teatrale realizzato con gli ospiti delle strutture riabilitative psichiatriche della cooperativa Osiride di San Pietro Vernotico.  Il laboratorio di Koreja, diretto da Enzo Toma, regista, con la collaborazione di Carlo Durante, attore di Koreja, sotto la guida della scrittura poetica di Salvatore Toma, poeta italiano tra i maggiori lirici pugliesi, è un puzzle incompleto fatto di brandelli e ombre. L’appuntamento è realizzato con il patrocinio del Comune di San Pietro Vernotico – assessorato alla Cultura. «Ho sempre un disorientamento, - sostiene Enzo Toma - un misto di imbarazzo e vergogna ogni volta che lavoro o "gioco" a fare il teatro con attori adulti in una condizione/situazione di cosiddetto disagio. In realtà, questo disagio si tramuta in me nel bisogno di incontrare poesia. Mi sembra che siano tutti protagonisti di un vivere epico e che le loro esistenze siano enormi affreschi davanti ai quali si debba fare silenzio come nei musei e perdersi nei particolari che un misterioso artista ha costruito. So che molti saranno critici con questa mia affermazione, ma è come se proprio il loro smarrimento li trasformi in opera d'arte. O forse mettono noi in una condizione particolare per cui il nostro sguardo vede cose che ci sono o forse no. Chissà».

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