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«No all'esodo scolastico»: l'urlo di protesta dei docenti contro la riforma Renzi

La manifestazione indetta dai sindacati contesta le norme contenute nella riforma varata dal governo Renzi. Tra le mani uno striscione bianco su cui si legge una promessa che suona come una minacci...

La manifestazione indetta dai sindacati contesta le norme contenute nella riforma varata dal governo Renzi. Tra le mani uno striscione bianco su cui si legge una promessa che suona come una minaccia: “Renzi ci vediamo a ottobre”. Un messaggio chiaro rivolto al premier dai tanti docenti che questa mattina hanno manifestato a Bari, dinanzi alla sede del Consiglio regionale in via Capruzzi. Una frase che riporta al referendum di ottobre con cui – forse – i professori che dovrebbero lasciare la Puglia per poter lavorare, intendono rispondere in dissenso al Presidente del Consiglio e alla riforma “Buona scuola”. I professori che dovrebbero lasciare la Puglia sono quasi 1800 che secondo Cgil, Cisl, Uil e Snals potrebbero salire a 2500 contando anche i docenti della media superiore. Gli insegnanti contestano l’algoritmo utilizzato dal Ministero che fa sì che chi ha un alto punteggio va fuori regione, chi ne ha uno più basso resta. Una delegazione di rappresentanti sindacali e del movimento dei “nastrini rossi” ha incontrato Sebastiano Leo, Assessore regionale alla Scuola e formazione professionale, e Alfonso Pisicchio presidente della commissione consiliare pugliese al Lavoro e formazione. «Valutare la concreta opportunità di attivare con i sindacati e la Regione Puglia, e di concerto con l’ufficio scolastico regionale, delle deroghe per evitare in extremis questo trasferimento di massa. Noi saremo sempre al fianco di chi legittimamente manifesta per far valere i propri diritti», ha detto Pisicchio. «Negli occhi di queste donne e di questi uomini – spiega Pisicchio - c’è la passione per il proprio lavoro, ma anche per la propria Terra di Puglia che non vogliono abbandonare. Perché non siamo in presenza di una mera protesta occupazionale, ma di una questione che riguarda diversi aspetti con inevitabili effetti sociali. Questi docenti rischiano di dover lasciare i propri affetti e di sostenere costi maggiori per i trasferimenti. Non sono pacchi postali, ma risorse umane e professionali che possono essere valorizzate nelle scuole pugliesi» «Dispiace molto – conclude Pisicchio – che in queste ore i nostri docenti di tutto il Sud d’Italia siano stati offesi sui social perché, a detta di qualcuno, linguisticamente inadeguati. Sono attacchi razzisti basati su luoghi comuni ormai superati». «Invitiamo l'amministrazione a voler riformulare il metodo del reclutamento scolastico su base regionale come la Lega propone da sempre: i prof pugliesi devono insegnare in Puglia, i prof lombardi in Lombardia e via dicendo», dichiara invece Rossano sasso, coordinatore regionale di “Noi con Salvini Puglia”. Fonte: Barisette. 

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