LA RIABILITAZIONE IN ACQUA
Continua la nostra rubrica dedicata alla Fisiatria

ACQUA, ANTICO FARMACO
L'acqua per l'uomo da sempre è un elemento primordiale ed ha un valore evocativo enorme.
Il milesio Talete già nel Vl secolo a.c eleva l'acqua alla dignità di "archè", Oceano/Madre generatrice cosmica e dell'anima.
Francesco d'Assisi, il primo grande ambientalista della storia, con spirito sacrale che oggi definiremmo di laica religiosità, innalzava laude al Signore "...per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta".
Oggi, orfana della sua aura divina, l'acqua appare un normale composto perfettamente alla pari, con le tante innumerevoli sostanze: ossido di idrogeno, H2O.
L'acqua è forse il piu antico "farmaco naturale"; le sue applicazioni in campo medico sono numerose e la scienza che se ne occupa è l'idrologia di cui fa parte anche il termalismo ; il suo utilizzo come mezzo fisico in terapia, afferisce alla Medicina Fisica e Riabilitativa.
Le proprietà dell'acqua, che la rendono adeguata al ruolo di terapia sono diverse e producono vari effetti benefici sull'organismo umano.
L'effetto idrostatico, dovuto alla legge di Archimede per cui il nostro peso in immersione si azzera, riduce quasi del tutto il peso gravante sulle articolazioni rendendo l'acqua l'ambiente ideale per la riabilitazione motoria.
L'effetto termico agisce sulla circolazione, oltre i 30 gradi è vasodilatante, ha effetto miorilassante sui muscoli, induce le facilitazioni neuromuscolari fondamentali nella riabilitazione neuromotoria
L'effetto psicologico dovuto alla sensazione avvolgente dell'immersione in acqua che rimanda al ricordo ancestrale, inconscio e rassicurante del liquido amniotico della cavità uterina materna, con acquisizione di consapevolezza e fiducia.
L'acqua quindi può essere a pieno diritto annoverata per le sue caratteristiche chimico-fisiche e termico-induttive tra i mezzi naturali usati in terapia fisica.
LA STORIA
L' acqua quale mezzo terapeutico, ha origini lontane nel tempo, già nell'antica Grecia con Ippocrate era in auge l' utilizzo dell'acqua fredda contro l'artrite gottosa e dell'acqua di mare (talassoterapia) contro le eruzioni cutanee. Furono però i romani che con le terme ( Caracalla) elevarono a dignità di edificio terapeutico il luogo di utilizzo dell'acqua, con le sue varie applicazioni benefiche sul corpo umano denominate " frigidarium, tepidarium, calidarium" a seconda della temperatura utilizzata per il trattamento.
Poi nei secoli l'idroterapia ha avuto vari alti e bassi; in epoca recente per un certo periodo è rientrata nelle prestazioni erogabili in convenzione, fino al 2001, quando non è stata inserita nei LEA ( Livelli Essenziali di Assistenza) ovvero prestazioni che il Sistema Sanitario Nazionale ha l'obbligo di erogare a tutti i cittadini che ne abbiano bisogno, previste con Decreto Ministeriale. Oggi pertanto la idrochinesiterapia o riabilitazione in acqua è ancora in auge e prescritta per alcune patologie da vari specialisti medici ( ortopedici, fisiatri, reumatologi), ma non a carico delle ASL e quindi con pagamento diretto della terapia da parte del paziente.
INDICAZIONI E METODO
L'idrokinesiterapia (fisioterapia in acqua) è indicata in varie patologie: situazioni post- operatorie, quali ricostruzioni tendinee della spalla, protesi d’anca, di ginocchio e spalla, traumi sportivi, poliartropatie reumatiche e fibromialgia, patologie neurologiche come la Sclerosi Multipla e similari, paraplegia, emiplegia Tutte queste affezioni risentono positivamente dei vari effetti prima mensionati, indotti dalle proprietà dell'acqua.
Viene abitualmente eseguita in vasche terapeutiche esenti da barriere architettoniche, situate in Centri di fisioterapia di cui fanno parte integrante della dotazione strutturale, con personale (fisioterapisti) specializzato ed all'uopo dedicato.
La temperatura dell'acqa deve essere di 30-32 gradi, la durata del trattamento è di circa 1 ora, abitualmente 3 sedute settimanali, singole ( rapporto paziente- terapista 1 a 1, con terapista in acqua) o in piccoli gruppi di pazienti con problemi similari e fisioterapista a bordo piscina a dettare e controllare l'esercizio terapeutico.
La riabilitazione in acqua va considerata parte di un piano riabilitativo ed è quindi complementare a tutte le altre metodiche indicate dallo specialista in funzione della patologia del paziente.
L'esercizio in acqua induce un'esperienza globale di coinvolgimento psicofisico (motorio, sensoriale, psicologico) che in alcune situazioni patologiche è particolarmente indicato. Il paziente non deve conformarsi ad un modello motorio da riprodurre, identico per tutti e fatto di tecniche precostituite, ma elaborare situazioni individuali aperte, che gli consentano di vivere la propria esperienza corporea in acqua, compatibile con la propria disabilità.
CONCLUSIONI
L'idrokinesiterapia e la sua "variante marina" (talassoterapia) rappresentano strumenti validi nei percorsi riabilitativi e possono contribuire in modo significativo al Progetto Riabilitativo della persona con disabilità. Tuttavia l’esclusione dai LEA ne limita fortemente l’accesso nel Servizio Sanitario.
In conclusione, nell’attuale epoca di grande evoluzione tecnologica della fisioterapia (elettromedicali, robotica), la riabilitazione in acqua, rimossa dalle prestazioni erogabili dalla ASL, relegata alla marginalità prescrittiva di pochi convinti specialisti, rappresenta ormai una piccola goccia nell'oceano delle possibilità terapeutico/riabilitative. E tuttavia, mutuando una frase di madre Teresa e rimanendo in tema,"senza quella goccia, quell' Oceano non sarebbe lo stesso".
Francesco Farì
medico ortopedico fisiatra
foto thermae Abano Montegrotto
