Oggi si conclude il nostro percorso dedicato alla classificazione del diamante. In quest’ultimo appuntamento ho deciso di raccogliere e approfondire alcune delle domande che mi vengono poste più spesso e alle quali, nei precedenti incontri settimanali, non sempre ho avuto modo di rispondere in modo esaustivo.

 

Una delle curiosità più frequenti riguarda la pulizia dei gioielli con diamanti. Prima di arrivare alla risposta pratica, vale la pena raccontare un aneddoto interessante: durante una delle fasi dell’estrazione della miniera, il minerale estratto viene fatto scorrere su lunghi nastri trasportatori, simili a giganteschi tapis roulant. Questi nastri vengono cosparsi di grasso di animale che, grazie al movimento continuo e alle vibrazioni, permettono alla terra di scivolare via mentre i diamanti grezzi restano attaccati alla superficie. Questo accade perché, già allo stato grezzo, il diamante presenta superfici estremamente lisce. 

Questa caratteristica spiega perché, con il tempo, i nostri gioielli possano perdere brillantezza: il diamante tende a trattenere l’untuosità naturale della pelle o dei residui di cosmetici. La soluzione è semplice: è sufficiente lavarli con acqua calda e un comune detersivo per piatti, aiutandosi con uno spazzolino a setole morbide. Un piccolo accorgimento utile è quello di effettuare l’operazione sopra una bacinella, per evitare che una pietra eventualmente allentata finisca nello scarico del lavandino. In ogni caso, il consiglio migliore resta quello di affidarsi periodicamente al proprio gioielliere di fiducia per una pulizia professionale e un controllo delle incastonature.

Un’altra domanda ricorrente è “perché un diamante può scheggiarsi?”. Come abbiamo visto, il diamante è la gemma più dura in natura, il che significa che può essere graffiato solo da un altro diamante. Tuttavia, la durezza non va confusa con la resistenza agli urti. Colpi accidentali o l’abitudine di indossare più anelli sullo stesso dito possono provocare micro-scheggiature lungo i piani di sfaldatura della pietra. Proprio per questo motivo, la regola d’oro è che i diamanti vanno conservati separati. Essendo così duri, se riposti insieme in un unico sacchetto, finiranno inevitabilmente per graffiarsi a vicenda o scalfire le montature in metallo. L’ideale è utilizzare astucci singoli o rotoli in tessuto con scomparti divisi. 

Infine, molti si chiedono perché, in certe situazioni, il diamante emetta riflessi blu o gialli. Forse vi è capitato di notarlo in discoteca o durante una manicure: alcuni diamanti sembrano “accendersi” di luce propria. Questo fenomeno si chiama fluorescenza ed è una caratteristica indicata nei certificati gemmologici, con specifica del colore e dell’intensità. La fluorescenza è causata dall’esposizione alla luce ultravioletta (UV), come quella delle lampade per lo smalto o delle luci “Wood” dei locali. Nei diamanti con fluorescenza molto marcata, questo può rendere la pietra leggermente lattiginosa nelle giornate particolarmente luminose, come se una goccia di latte si fosse posata sulla superficie. Questo è un effetto più evidente nei diamanti di dimensioni maggiori, mentre nei pavé o nei gioielli con molte pietre piccole tende a passare quasi inosservato. È interessante notare, però, che la fluorescenza blu può talvolta “aiutare” i diamanti con una leggera sfumatura gialla, facendoli apparire più bianchi alla luce naturale. 

In passato, una forte fluorescenza blu abbinata a un colore molto alto (come D, E o F) era considerata una rarità affascinante, tanto da essere definita commercialmente “BluWhite”.

Spero che questi approfondimenti vi siano stati utili. Con questo si chiude la nostra rubrica, ma se avete altre curiosità o domande in merito, non esitate a scrivermi: [email protected]. I vostri dubbi potrebbero diventare spunto per nuovi articoli!

Cordiali Saluti.

Gemmologo, Giuseppe Rossi
Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A.                                                              Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119                                                                                                   Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353                                                                                 Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce