Si tratta di una nuova branca della Medicina Fisica e Riabilitativa che adopera delle procedure mininvasive allo scopo di curare le patologie muscoloscheletriche, e soprattutto il dolore che esse determinano. A teorizzarla per primo è stato il Prof Johnson con un editoriale pubblicato sull’American Journal of Physical e Rehabilitation Medicine nel 2001, e da allora è diventata una realtà in crescita in tutti i Paesi, ivi compresa l’Italia, tanto che la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) nel 2018 ha creato un’apposita sezione scientifica di studio di cui sono onorato di essere Consigliere Nazionale e che si occupa proprio di questo.

In che cosa consiste esattamente?

La fisiatria interventistica comprende procedure terapeutiche quali le infiltrazioni, con le quali inoculare un farmaco direttamente in un’articolazione, in un muscolo o intorno a un tendine, e quali le radiofrequenze, che ci consentono di denervare una struttura anatomica che causa dolore in ragione di una degenerazione patologica. Prevede quindi lo studio e l’utilizzo di svariate opzioni terapeutiche, ivi comprese le soluzioni di medicina rigenerativa. Ma soprattutto prevede la possibilità di usare strumenti tecnologici quali l’ecografo come guida per le infiltrazioni, ossia osservando sul monitor ecografico il percorso dell’ago nei tessuti. Ciò garantisce la sicurezza e la precisione delle infiltrazioni destinate a raggiungere target altrimenti difficili da trattare.

Proviamo a fare un esempio pratico?

Immaginiamo la coxartrosi, ossia la artrosi dell’articolazione dell’anca, quella in cui femore e bacino si incontrano. Negli stadi moderati di questa patologia le infiltrazioni di acido jaluronico sono utilissime nel contrastarne i risvolti disabilitanti e nel rallentarne la progressione. Poiché però l’anca è un’articolazione profonda, in prossimità della quale decorrono strutture delicate come vasi e nervi, l’eco-guida ci permette di essere precisi ed efficaci, portando l’ago all’interno dell’articolazione e sostanzialmente azzerando i rischi.

Quindi, la fisiatria interventistica rappresenta uno stravolgimento del tradizionale paradigma di cura che è alla base della fisiatria e della riabilitazione?

Tutt’altro! Direi piuttosto che lo nobilita e lo arricchisce.

Tutte le procedure di fisiatria interventistica vengono di solito inserite nell’ambito di un progetto riabilitativo individuale che sia personalizzato in relazione alle specifiche esigenze di salute di ciascun paziente e che preveda l’integrazione di tutte le terapie necessarie, a partire dalla fisioterapia. Riprendendo l’esempio precedente, un paziente con artrosi dell’anca verrà instradato su percorsi di esercizio terapeutico finalizzati a proteggerne al meglio l’articolazione, e verrà avviato a stili di vita corretti che prevedano un buon controllo del peso corporeo e un’attività fisica sana e regolare. 

È quindi facile intuire come questo modello rappresenti un percorso in cui fisiatra ed altre figure fondamentali quali fisioterapisti, chinesiologi e nutrizionisti sono chiamati a collaborare, per il bene del paziente.

Dott. Giacomo Farì  - Specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa - Dottorato di Ricerca in Scienze dello Sport