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L’allarme internazionale legato all’Hantavirus e al focolaio registrato sulla nave da crociera MV Hondius continua a far discutere, ma gli esperti invitano a mantenere la calma ed evitare inutili allarmismi. A chiarire il quadro è l’immunologo Mauro Minelli, che sottolinea come l’Organizzazione mondiale della sanità consideri “basso” il rischio globale legato a questo episodio, pur mantenendo alta l’attenzione sanitaria internazionale.

Il caso nasce durante un viaggio della MV Hondius tra Argentina, Cile e Uruguay, dove alcuni passeggeri sarebbero entrati in contatto con il ceppo Andes dell’Hantavirus, l’unico conosciuto capace di trasmissione interumana. Attualmente il bilancio parla di otto casi tra confermati e sospetti e tre decessi, numeri che hanno spinto le autorità sanitarie internazionali ad attivare i protocolli previsti dal Regolamento sanitario internazionale, soprattutto perché alcuni passeggeri, dopo lo sbarco, hanno proseguito i propri spostamenti utilizzando mezzi pubblici.

Secondo Minelli, però, è fondamentale contestualizzare il rischio reale. “Possiamo confermare che il rischio globale è valutato dall’Oms come basso. Non siamo all’alba di una pandemia globale perché la trasmissione tra persone è poco efficiente e richiede una prossimità fisica estrema”, spiega l’immunologo, precisando che il contagio non ha nulla a che vedere con la capacità di diffusione di virus come influenza o Covid-19.

Il contagio iniziale, infatti, sarebbe avvenuto durante alcune attività di birdwatching in aree rurali e zone umide tra Argentina e Cile, habitat naturali dei roditori portatori del virus. “Lo spillover avviene tipicamente attraverso l’inalazione di polvere contaminata da secrezioni di roditori presenti nel terreno o nella vegetazione”, chiarisce Minelli, spiegando come la prima coppia colpita abbia probabilmente contratto il virus durante le escursioni naturalistiche prima di salire a bordo della nave.

L’elemento che preoccupa maggiormente gli scienziati riguarda proprio il ceppo Andes, considerato un’eccezione nel panorama degli Hantavirus. “La stragrande maggioranza degli Hantavirus si trasmette solo da animale a uomo. Tuttavia il ceppo Andes è l’unico al mondo capace di trasmissione interumana”, precisa Minelli. Anche in questo caso, però, il contagio avverrebbe solo in presenza di “contatti molto stretti e prolungati”, come quelli tra conviventi o persone che condividono spazi ristretti per lunghi periodi.

Le autorità sanitarie stanno ora affrontando la complessa attività di tracciamento internazionale dei passeggeri sbarcati in dodici Paesi diversi. Una difficoltà legata soprattutto ai lunghi tempi di incubazione del virus, che possono arrivare fino a sei settimane. “Il virus può restare silente nel corpo da una a sei settimane. Questo rende il monitoraggio particolarmente delicato”, sottolinea l’immunologo.

Sul fronte clinico, i sintomi iniziali possono ricordare una comune influenza, con febbre, dolori muscolari e forte stanchezza. In alcuni casi, però, la situazione può peggiorare rapidamente evolvendo nella sindrome polmonare da Hantavirus, con insufficienza respiratoria grave e shock. “La diagnosi precoce e il supporto ospedaliero immediato sono l’unica difesa efficace”, evidenzia Minelli.

Nonostante la gravità di alcuni casi registrati in Sudamerica, il messaggio finale dell’esperto resta improntato alla prudenza ma senza panico: “I protocolli internazionali sono attivi, i contatti sono tracciati e i pazienti sintomatici sono isolati. È un evento serio che richiede vigilanza e trasparenza, ma non allarmismo”.