La famosa "Vertigine Cervicale", sarebbe più corretto dire “dizziness cervicogenica”, (CGD, o cervical dizziness) è una diagnosi discussa e complessa che troppo spesso e con troppa facilità viene formulata in caso di una semeiotica confusa che non definisce in maniera inequivocabile una vertigine rotatoria. [1][2]
La Bárány Society, organizzazione internazionale e interdisciplinare fondata nel 1960 impegnata nella ricerca vestibolare, specialmente nello studio di vertigini, equilibrio e disfunzioni dell'orecchio interno, è molto chiara in merito: il legame tra vera vertigine rotatoria e collo, ad oggi, non è dimostrato in modo solido. [1]
Quindi, in clinica, spesso parliamo più di disequilibrio legato al sistema sensoriale del collo che di “stanza che gira”. [2]
Di solito il quadro tipico è: dolore cervicale + rigidità/limitazione di movimento + sensazione di instabilità che peggiora con certi movimenti o posizioni del collo. [2]
Sulla frequenza reale la letteratura è prudente: mancano dati epidemiologici forti perché definizioni e criteri variano molto. [1]
Detto terra-terra: dolore cervicale e dizziness sono entrambi comuni, quindi possono coesistere anche senza che uno causi l’altro. [7]
Spesso la storia clinica include colpo di frusta (whiplash/WAD)o disturbi cervicali meccanici/"degenerativi", ma questo non basta da solo per “etichettare” la CGD. [2][4]
I fattori di rischio sono: trauma tipo colpo di frusta, dolore cervicale persistente, riduzione ROM e sintomi che seguono i movimenti del collo. [2][4]
La storia naturale può essere altalenante: episodi che durano minuti-ore e un decorso che può trascinarsi mesi o anni. [2]
Se il contesto è WAD acuto, le linee guida sulla cervicalgia ricordano che molti migliorano in modo importante nelle prime settimane e nei primi 2–3 mesi con gestione attiva. [4]
La parte più importante della diagnosi è questa: prima escludere cause vestibolari/neurologiche/cardiovascolari e segni e sintomi associati che possono indicare presenza di una patologia non muscoloscheletrica (red flags). La CGD è spesso una diagnosi “di esclusione ragionata”[2],  per esempio se si sospetta una disfunzione vascolare, non si “gioca” con test o trattamenti, ma si riferisce immediatamente al medico competente. [2] Questo discorso vale anche la revisione dei farmaci, perché diversi farmaci possono dare dizziness come effetto collaterale e confondere tutto. [2]
Ma quindi come si interviene ? Le linee guida (APTA/neck pain e OPTIMa) spingono forte sull’approccio attivo e multimodale, non sulla “tecnica unica”. [4][5] Quindi educazione + ritorno graduale al movimento + esercizi (ROM, forza/endurance, controllo motorio, propriocezione) è la base. [4]
Per dolore cervicale e colpo di frusta (NAD/WAD), molte CPG raccomandano combinazioni di esercizio e terapia manipolativia quando appropriato, evitando di basarsi solo su interventi passivi come le terapie fisiche. [4][6]
Tradotto in pratica: sì alla terapia manipolativa, ma sempre dentro un piano di esercizio e progressione, con obiettivi chiari e monitoraggio dei sintomi. [4][7]
E per quanto riguarda i Farmaci? Non esiste “la pillola per la CGD”, ma si può gestire il dolore cervicale (con il medico) per facilitare movimento e riabilitazione. [5] OPTIMa, ad esempio, considera i miorilassanti come opzioni possibili dentro un percorso complessivo. [5]
E se compaiono deficit neurologici, peggioramento o mancato recupero atteso, le CPG sottolineano rivalutazione e approfondimenti. [4][5]

Giuseppe Giovannico
Dottore in Fisioterapia
Dottore Magistrale in Scienze della Riabilitazione
Dottore di Ricerca in Medicina Clinica e Traslazionale