stefano aliberti

Le polmoniti stanno tornando a far paura. In queste settimane gli ospedali italiani registrano un aumento significativo dei casi, con un incremento degli accessi ai pronto soccorso e dei ricoveri soprattutto tra anziani, bambini molto piccoli e adulti. I dati dei sistemi di sorveglianza e le segnalazioni dei clinici parlano di una stagione respiratoria particolarmente intensa, in cui la forte circolazione dei virus influenzali e di altri patogeni respiratori sta favorendo lo sviluppo di complicanze polmonari, anche in persone che fino a poco tempo fa erano considerate a basso rischio.  

Un fenomeno che mette sotto pressione i reparti e riporta l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce e delle strategie di prevenzione.

La polmonite è un’infezione del parenchima polmonare, cioè del tessuto del polmone. È causata soprattutto da batteri e virus, mentre più raramente può essere associata a funghi o presentarsi in forme non infettive, come in alcune reazioni infiammatorie. In corso di polmonite, gli alveoli polmonari, le piccole sacche che consentono lo scambio di ossigeno, si infiammano e possono riempirsi di liquido e cellule infiammatorie, compromettendo l’apporto di ossigeno al sangue. 

È una malattia che può avere quadri clinici molto diversi, da forme lievi a situazioni potenzialmente gravi - spiega il professor Stefano Aliberti, Responsabile dell’Unità Operativa di Pneumologia I presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio di Humanitas University - Nelle persone immunocompetenti, cioè con un sistema immunitario in grado di rispondere adeguatamente alle infezioni, i sintomi possono essere sia respiratori sia generali. Tosse, catarro e dolore toracico si associano spesso a febbre, sudorazione o brividi, tachicardia e una marcata stanchezza. Diverso è il quadro nelle persone immunodepresse o molto anziane, che possono presentare segni meno specifici e più sfumati, proprio perché la risposta infiammatoria è ridotta. In questi casi possono comparire febbricola o addirittura assenza di febbre, riduzione dell’appetito, stato confusionale, disorientamento, riduzione della vigilanza e una debolezza improvvisa e marcata, sintomi che rischiano di ritardare la diagnosi”.

La diagnosi di polmonite si basa su un’anamnesi accurata e sull’esame obiettivo, supportati da esami radiologici come la radiografia o la TC del torace. Gli esami del sangue aiutano a valutare il grado di infiammazione e, in alcuni casi, a stimare la gravità del quadro clinico. L’analisi dell’espettorato, le broncoscopie o tamponi specifici possono contribuire a identificare il patogeno responsabile. 

Quando possibile, riconoscere il microrganismo consente di personalizzare la terapia, ma il trattamento non deve essere ritardato in presenza di segni clinici compatibili con una polmonite batterica.

La terapia antibiotica viene infatti prescritta quando si sospetta un’origine batterica o quando la gravità della situazione richiede un intervento immediato. La scelta dell’antibiotico tiene conto dell’età del paziente, delle condizioni generali, dello stato immunitario e di eventuali fattori di rischio o esposizioni particolari. La durata del trattamento è in genere di 5-7 giorni, ma può variare in base alla risposta clinica e alla severità della malattia. Accanto alla terapia farmacologica, sono fondamentali il riposo e una buona idratazione. Nella maggior parte dei casi i sintomi principali migliorano entro pochi giorni dall’inizio della cura, anche se la tosse può persistere più a lungo.

In un contesto di polmoniti in aumento, la prevenzione diventa un’arma decisiva. Piccoli gesti quotidiani come coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce, lavare spesso le mani e smaltire correttamente i fazzoletti usati restano fondamentali per limitare la diffusione dei patogeni.

Le persone più fragili dovrebbero inoltre sottoporsi alle vaccinazioni raccomandate, antinfluenzale, antipneumococcica e anti-SARS-CoV-2,  e per tutti resta essenziale evitare il fumo di sigaretta, che danneggia le vie respiratorie e riduce le difese del polmone - spiega l’esperto - Un insieme di misure che, oggi più che mai, può fare la differenza nel contenere una malattia tornata al centro dell’attenzione sanitaria”.

G. G.