Traffico illecito di rifiuti da Brindisi all'estero: eseguiti 6 arresti
Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Lecce, scaturisce da un’indagine avviata nel gennaio 2024 dal N.O.E. dei Carabinieri di Lecce
Il 20 febbraio 2026, nelle province di Brindisi, Bari e Salerno, nonché a Sofia (Bulgaria), i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai Comandi Provinciali competenti, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone (quattro in carcere e due agli arresti domiciliari). Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti con aggravante della transnazionalità, spedizione illecita e gestione illegale di rifiuti.
L'indagine
Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Lecce, scaturisce da un’indagine avviata nel gennaio 2024 dal N.O.E. dei Carabinieri di Lecce. L’attività investigativa ha interessato la provincia di Brindisi (area di origine dei rifiuti) e si è estesa anche a Bulgaria e Grecia.
L’indagine ha consentito di disarticolare un presunto sodalizio criminale dedito allo smaltimento rifiuti speciali non pericolosi, in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di RSU, provenienti da un impianto della provincia di Brindisi, avvalendosi di società di intermediazione del settore, al fine di conseguire ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge, trasportandone e smaltendone migliaia di tonnellate in aziende site in Bulgaria e Grecia, con attribuzione di falso codice CER, avvalendosi di documentazione falsa di scorta al rifiuto.
Gli introiti ed il sistema di smaltimento
L’attività criminale ha consentito agli indagati introiti pari all’incirca a 300.000 euro, somma di denaro di cui è stato disposto il sequestro. Nel corso della citata operazione, sono state inoltre sequestrate due società e 44 automezzi. Le indagini, svolte anche con la collaborazione della Polizia bulgara, hanno ricostruito un sistema illecito ben strutturato, basato sulla falsa classificazione dei rifiuti all’origine e sulla predisposizione di documentazione contraffatta.
In particolare, venivano redatti falsi rapporti di prova e dichiarazioni di non pericolosità per l’imbarco, rilasciate da un laboratorio compiacente anche in bianco, con l’indicazione del codice CER 191204 (plastica e gomma), così da far risultare i rifiuti come recuperabili e destinati a impianti in Grecia e Bulgaria per il recupero o l’incenerimento. In realtà, i materiali trasportati erano prevalentemente rifiuti industriali indifferenziati classificabili come CER 191212 (scarti da trattamento di rifiuti industriali, tra cui calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti e materiali tessili), che invece di essere trattati regolarmente venivano in parte abbandonati, anche su terreni agricoli.
Nello specifico gli automezzi, di una società brindisina, si dirigevano verso il porto, dove poi venivano imbarcati, con la compiacenza di spedizionieri, dipendenti di società colluse, con destinazione Grecia e Bulgaria. Una volta giunti in loco i rifiuti erano stoccati e abbandonati all’interno di capannoni industriali dismessi. Significativo che fino al 2019 la società dedita al trasporto avesse dichiarato ingenti quantitativi di rifiuti misti derivanti da trattamento meccanico correttamente catalogati col corrispondente codice EER 191212 (circa 143.275 kg nel 2019) per poi cessare di trattarli quasi del tutto (0 kg nel 2020) proprio in concomitanza dell’individuazione dei canali esteri di smaltimento (dapprima Grecia, poi Bulgaria), con contestuale impennata delle esportazioni dei rifiuti recuperabili (R1 e/o R12) aventi cod. EER 191204.
È importante sottolineare infatti che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.
