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Gli effetti dell'escalation in Medio Oriente iniziano ad avere forti ripercussioni sull'agricoltura pugliese e non solo. A segnalarlo sono CIA Puglia e Coldiretti, che spiegano come dall'inizio dei bombardamenti in Iran si è registrato un aumento del 30% del prezzo dei concimi, oltre al rincaro del gasolio agricolo salito in soli cinque giorni da 0,90 a 1,20 euro al litro.

Come accadde quando iniziò la guerra in Ucraina - spiega Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani - il conflitto che sta incendiando tutto il Medio Oriente sta già aggravando, e di molto, le difficoltà di un comparto, quello agricolo, che risente più di altri del quadro internazionale caratterizzato sempre più spesso da crisi improvvise, instabilità e caos. Anche a causa delle solite speculazioni, l’aumento dei costi di produzione riguarda tutto: le materie prime, i concimi, il carburante e l’energia che servono per qualsiasi lavorazione, i trasporti.

Questa escalation dei costi è insostenibile e mette a rischio la sopravvivenza delle nostre imprese agricole – afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso CavalloServe un intervento immediato da parte delle istituzioni per evitare che i campi restino senza lavorazioni e che la produzione regionale ne risenta gravemente”.

Parliamo di un settore strategico ad alto consumo energetico. Le aziende agricole, annualmente, utilizzano circa 0,15 Mtep di energia, soprattutto sotto forma di gasolio, pari a 80-140 milioni di litri annui. Il rincaro di 30 centesimi al litro, pertanto, comporta circa 25 milioni di euro di costi aggiuntivi. Una situazione, questa, che potrebbe avere degli impatti su tutta la filiera agroalimentare, come ad esempio la logistica, rischiando di riflettersi in maniera importante anche sui prezzi finali degli alimenti.