Sorvolare *Piazza Sant’Oronzo* nelle sere di festa significa osservare la città da una prospettiva quasi sospesa, come se il tempo rallentasse per permettere allo sguardo di abbracciare tutto. In questo scatto realizzato con drone, ho cercato proprio questo: uno sguardo che non fosse semplicemente dall’alto, ma che diventasse racconto.

La prima intuizione è stata quella di includere la statua di *Sant'Oronzo* in primo piano, lasciandola in silhouette. Non volevo che fosse un elemento descrittivo, ma una presenza. Una figura scura, quasi teatrale, che osserva dall’alto la piazza illuminata a festa. Il controluce è stato una scelta deliberata: esporre correttamente per le luminarie significava lasciare la statua nell’ombra, trasformandola in segno grafico. È proprio quel contrasto netto a dare profondità e a costruire il dialogo tra sacro e dimensione popolare.

Dall’alto, le luminarie disegnano una geometria perfetta.

L’anello luminoso diventa struttura narrativa prima ancora che decorativa: contiene la folla, ne organizza il movimento, trasforma lo spazio urbano in una sorta di palcoscenico circolare. La ripetizione modulare degli archi crea ritmo visivo, mentre i colori — blu, viola, verde e oro — accendono la pietra leccese con riflessi caldi, amplificati dall’illuminazione notturna.

Dal punto di vista tecnico, la sfida principale è stata proprio la gestione della luce. In uno scenario notturno con forti contrasti, il rischio è bruciare le alte luci delle installazioni. Ho quindi lavorato con un’esposizione controllata, mantenendo ISO contenuti per preservare qualità e dettaglio e scegliendo un diaframma che mi garantisse profondità di campo sufficiente a mantenere leggibile sia la statua in primo piano sia l’architettura sullo sfondo. Il drone, perfettamente stabile in hovering, mi ha consentito di scattare con un tempo di sicurezza, evitando micromosso e mantenendo nitide anche le figure in movimento nella piazza.

La presenza delle persone è fondamentale: viste dall’alto diventano punti mobili, frammenti di vita che animano la composizione geometrica. Senza di loro, l’immagine sarebbe solo esercizio formale. Con loro, invece, diventa racconto collettivo. È la comunità che riempie il cerchio di luce, che trasforma una struttura luminosa in esperienza condivisa.

In questa fotografia convivono tre livelli: la statua in ombra, la corona luminosa e la città che fa da quinta scenica. È una costruzione quasi teatrale, dove il drone non è solo uno strumento tecnico, ma un mezzo per ridefinire il punto di vista. Guardare dall’alto significa astrarre, ma anche comprendere meglio le relazioni tra gli elementi.

Quello che mi interessava non era semplicemente documentare una festa, ma restituire la sensazione di una piazza che respira luce, osservata dal suo Santo Patrono e, per un attimo, anche da noi.

Piero Maraca, fotografo

pieromaraca.it