Mesagne, usura ed estorsione con metodo mafioso: 54enne in manette
Operazione della polizia di Stato su disposizione della DDA di Lecce: tassi fino al 493 per cento e minacce alle vittime
Alle prime luci dell’alba la polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 54enne di Mesagne, indagato in concorso per usura aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia salentina, al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Dda e condotta dagli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Mesagne.
L’indagine, avviata nell’ottobre del 2024, ha consentito di ricostruire, secondo l’impianto accusatorio, un sistema usuraio attivo dal 2020 fino al giugno scorso. Al centro dell’inchiesta un uomo già condannato in passato per associazione mafiosa, che avrebbe fatto leva sulla forza intimidatrice derivante dal proprio passato criminale e sull’evocazione di presunte “referenze” negli ambienti della criminalità organizzata per imporre alle vittime il pagamento di interessi esorbitanti.
I numeri ricostruiti dagli investigatori delineano una spirale soffocante: a fronte di un prestito di 2.500 euro sarebbero stati pretesi oltre 20mila euro di interessi, con un tasso del 192 per cento e un Tasso effettivo globale che avrebbe raggiunto il 493 per cento. In un altro episodio, per un finanziamento di 3mila euro, la vittima avrebbe restituito complessivamente 24mila euro, con un tasso del 180 per cento e un Teg del 435 per cento.
Il meccanismo di riscossione sarebbe stato altrettanto rigido. Le vittime, secondo quanto emerso, erano costrette a versare mensilmente circa 400 euro di interessi, cifra che poteva salire a 600 in caso di ritardi o pagamenti parziali. Il denaro doveva essere consegnato in contanti, infilato nella cassetta delle lettere dell’abitazione dell’indagato. A garanzia del debito, venivano inoltre imposte cambiali firmate in bianco, poi rinvenute e sequestrate dagli agenti nel corso delle perquisizioni eseguite a riscontro dell’ipotesi investigativa. L’unica via d’uscita dal debito, stando agli accertamenti, era la restituzione in un’unica soluzione dell’intero capitale iniziale.
Le indagini, sviluppate attraverso servizi di osservazione e pedinamento e supportate da intercettazioni telefoniche e ambientali, avrebbero documentato la spregiudicatezza dell’uomo, che in alcune conversazioni avrebbe definito l’usura un vero e proprio “mestiere”, vantandosi con i familiari della capacità di moltiplicare i guadagni illeciti. In caso di ritardi nei pagamenti, sarebbero scattate minacce e pressioni, con il richiamo all’intervento di esponenti della criminalità organizzata per indurre le vittime a non sottrarsi agli obblighi imposti.
Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato trasferito nella casa circondariale di Brindisi, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.
