In questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica dedicata al diamante, dopo aver esplorato la prima delle "4C", entriamo finalmente nel vivo del parametro che più di ogni altro colpisce l’occhio nudo: il colore.

Si tratta di un argomento talmente vasto e ricco di sfumature che richiederà diversi approfondimenti per essere analizzato in modo esaustivo. Siamo spesso abituati a pensare al diamante come ad una gemma perfettamente trasparente e incolore; in realtà, la natura ama stupirci con un’infinita varietà di toni che spaziano dal blu al rosso, passando per il verde e il giallo.

Tutto questo fascino dipende da ciò che accade nel cuore della pietra a livello atomico. Infatti, nonostante il diamante sia composto da carbonio cristallizzato nel sistema isometrico, durante la sua formazione possono intervenire circa 25 piccoli “intrusi” chimici che, pur rappresentando appena lo 0,05% della struttura atomica, ne modificano profondamente l'anima cromatica. Ad esempio, la presenza del boro regala alla pietra un magnetico colore bluastro, mentre l'azoto è il principale responsabile delle tonalità giallastre. Tuttavia, non è solo una questione di chimica:anche le radiazioni naturali possono causare distorsioni della struttura cristallina dando vita a colori rarissimi come il verde, il rosso o il marrone.

In passato, queste interferenze atomiche e strutturali erano spesso legate a specifiche zone di estrazione, tanto che i primi tentativi di classificazione usavano proprio i nomi delle miniere per identificarne il colore e l’intensità. Oggi, invece, ci affidiamo a standard decisamente più rigorosi.

Negli anni Cinquanta, il GIA mise a punto un sistema di classificazione per comparazione del colore dei diamanti, limitandolo solo a quei colori più comuni che il diamante può presentare cioè il giallo, il marrone ed il grigio, introducendo così una scala che assegna ad ogni lettera dell’alfabeto inglese una precisa tonalità. Si parte dalla D, che identifica la totale assenza di colore, per arrivare fino alla Z, che contraddistingue una presenza cromatica evidente.

Sicuramente avrete sentito usare questa terminologia nella vostra gioielleria di fiducia, ma forse vi sarete chiesti perché la scala inizi proprio dalla D e non dalla A, o cosa accada quando si va oltre l'ultima lettera. Ve lo svelerò nel nostro prossimo appuntamento.

A venerdì prossimo…

Gemmologo, Giuseppe Rossi

Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A. Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119

Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353

Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce