In questo nuovo appuntamento parliamo della più difficile delle 4C del Diamante: la purezza
Continua il nostro appuntamento settimanale con il Gemmologo Giuseppe Rossi
La purezza è sicuramente la caratteristica più complicata da analizzare poiché richiede una profonda esperienza da parte del Gemmologo analista. Non a caso, come per la valutazione del colore, nei Laboratori di analisi Gemmologici Internazionali, ogni diamante viene analizzato da tre Gemmologi separatamente, prima che il grado di purezza venga definitivamente riportato sul certificato.
Per comprendere a fondo questo concetto, dobbiamo partire dalle origini: la formazione del cristallo del diamante.
Nelle profondità della terra, dove i diamanti prendono vita, possono verificarsi delle situazioni di interferenze al corretto processo di cristallizzazione. Queste anomalie si manifestano come imperfezioni interne note, in gergo tecnico, come “inclusioni”.
Tali inclusioni possono essere di vario genere: si parte da quelle più evidenti che si manifestano come piccoli cristalli inclusi che, quando numerosi e puntiformi, creano un effetto nebbioso detto “nuvola”, fino a cristalli più grandi e scuri, comunemente chiamati “carboncini”, che risaltano all’occhio dell’osservatore all’interno del diamantetrasparente.
Si possono anche riscontrare delle venature sottili e curvilinee denominate “piume”, talmente leggere da essere difficili da notare senza la strumentazione gemmologica adatta, oppure fratture più evidenti dovute ai principi di sfaldatura del cristallo.
Nella classificazione della purezza rientrano però anche le imperfezioni esterne, come graffi o sbeccature, che possono originarsi dopo la formazione del cristallo, magari durante le fasi di taglio o a causa dell’usura quotidiana da utilizzo.
A tal proposito, è fondamentale chiarire un equivoco comune riguardante la caratteristica più celebre del diamante: la sua durezza. È corretto affermare che il diamante è il minerale più duro al mondo; infatti, nulla può graffiarlo se non un altro diamante, ma è un errore confondere questa proprietà con la resistenza agli urti.
Sebbene sia “duro”, sfortunatamente il diamante non è resistente agli urti. Se subisce un colpo secco, può scheggiarsi facilmente; se poi l’urto avviene lungo una delle sue quattro linee di sfaldatura, il cristallo può addirittura dividersi nettamente in due.
È dunque essenziale distinguere due concetti:
La durezza è la capacità di un minerale di resistere ai graffi, primato assoluto del diamante.
La resistenza è la capacità di resistere agli urti, primato che appartiene invece alla Giada.
Nel prossimo appuntamento vedremo come il GIA abbia perfezionato un sistema di classificazione rigoroso per definire rapidamente il grado di purezza dei diamanti in funzione del numero e della posizione delle sue inclusioni .
Gemmologo, Giuseppe Rossi
Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A.
Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119 Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353 Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce
