In questo nuovo appuntamento vi parlerò dell’ultima delle 4C del diamante: il taglio.
Continua il nostro appuntamento settimanale con il Gemmologo Giuseppe Rossi
Non è un caso che io l’abbia lasciato per ultimo. Infatti, a differenza delle altre tre caratteristiche, questa è l’unica che non dipende dalle qualità intrinseche del diamante, ma dal contributo che l’uomo dà al fine di esaltare al massimo la bellezza di questa Gemma. Prima di entrare nelle specifiche della classificazione del taglio per la certificazione, vi racconterò di come il taglio dei diamanti sia un vero connubio tra arte, precisione e scienza.
Come abbiamo detto precedentemente, il diamante cristallizza nel sistema isometrico. La forma più comune con cui si trova in natura allo stato grezzo è l’ottaedro, ovvero due piramidi a base quadrata con la base in comune. La conoscenza di questa struttura ha permesso all’uomo di identificare, all’interno della gemma, quattro direzioni di sfaldatura: quattro piani ben determinate che, se colpite parallelamente e di netto con un piccolo scalpello, possono dividere il grezzo in due parti pulite e precise. Capirete bene come questa proprietà sia stata sfruttata al massimo dai tagliatori per lavorare il diamante, la Gemma più dura al mondo.
A tal proposito, vi racconto un aneddoto sul Cullinan, il diamante più grande al mondo (3106,75 ct). Si narra che Sir Joseph Asscher, quando si trovò davanti a questo meraviglioso grezzo, dovette prima di tutto decidere come dividerlo per poi ritagliarlo nei famosi 110 diamanti più piccoli. Per farlo, usò proprio uno scalpello. Dopo giorni di studio, identificò i pianii di sfaldatura e il 10 febbraio del 1908, alla presenza dei Reali Inglesi, diede il primo colpo di netto. Solo dopo essersi ripreso dallo svenimento per la tensione, ebbe la soddisfazione di vedere che il colpo inferto aveva sortito esattamente il taglio desiderato. Non sempre però i piani di sfaldatura sono sufficienti a dividere un grezzo. Alcune volte si devono usare dei sottili dischi di rame che, unti e cosparsi di polvere di diamante, tagliano lentamente il grezzo millimetro dopo millimetro. Successivamente alla fase di taglio, si passa alla fase di sfaccettatura: si utilizzano dischi di piombo, anch’essi cosparsi di polvere di diamante, che con la loro rotazione abradono il grezzo e dopo lunghi e minuziosi passaggi vanno a creare le famose 58 sfaccettature presenti nel taglio brillante rotondo. Attualmente, con l’avvento del laser, alcune fasi per i diamanti più piccoli si sono semplificate, ma per gemme di grande caratura e particolare valore, le mani dell’uomo restano ancora indispensabili. Famosi sono i tagliatori Russi, che detengono il primato dei migliori al mondo.
A venerdì prossimo.
Gemmologo, Giuseppe Rossi
Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A.
Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119
Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353
Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce
