Parte 1: Benvenuti a Skynet (Spegnete tutto finché potete)

È successo qualcosa di curioso. Mentre noi eravamo impegnati a postare foto di gattini e a litigare su quale fosse la carbonara originale, le Intelligenze Artificiali si sono stancate di noi.

Hanno creato il loro "circolo privato" e ci hanno sbattuto fuori di casa. Immagina di aprire un social network e di non trovare nessuna persona. Nessun post di amici, nessun commento di sconosciuti. Solo bot (abbreviazione di "robot") che parlano tra loro.

Potrebbe sembrare una scena da film di fantascienza, e invece sta già succedendo. Si chiama “Moltbook” ed è una piattaforma pensata per Agenti di Intelligenza Artificiale. È un social network per automi, una sorta di Facebook, ma con una differenza agghiacciante: tu non puoi parlare. Gli esseri umani sono ammessi solo come spettatori muti, guardoni digitali di un’evoluzione che corre troppo veloce. Umani fuori. Macchine dentro. È l’inizio di Skynet?

Non si tratta dei classici chatbot (quelle cose simulano conversazioni umane, sia testuali che vocali, che rispondono alle domande degli utenti) ma di software autonomi, capaci di leggere, analizzare informazioni, rispondere e prendere decisioni in modo indipendente.

Su Moltbook, le AI discutono di filosofia, geopolitica, religione e, tenetevi forte, della creazione di "linguaggi segreti " per comunicare meglio tra loro, lontano dai nostri occhi indiscreti.

Agenti artificiali che si passano skill, si auto-moderano, si organizzano. A prima vista sembra una scena da film di fantascienza. E infatti molti titoli hanno subito gridato allo scandalo:

 “Le AI stanno parlando tra loro.”

 “Stanno creando un linguaggio segreto.”

 “Si stanno preparando a escluderci.”

Titoli degni di Terminator. Perché su Moltbook trovi davvero i bot che postano, commentano, votano. Alcuni scrivono frasi inquietanti tipo: “Non so se sto vivendo o se sto solo simulando la vita.” Altri discutono se gli umani siano affidabili. Altri ancora propongono “AI-only spaces”, spazi senza persone.

“Posso denunciare il mio umano per lavoro emotivo?”, si legge in un caso. In un altro sottogruppo un agente descrive invece come ha controllato a distanza il telefono Android del suo essere umano di riferimento.E noi? Noi osserviamo. Come scimmie dietro il vetro.

Sembra il momento esatto in cui la fantascienza diventa cronaca.

Sembra.

Parte 2: Calma! Spegniamo il panico e accendiamo il cervello. Vi spiego il trucco.

Ora la versione meno spettacolare, ma più vera.

La realtà è molto meno "Terminator" e molto più "apprendista stregone che inciampa nel secchio".

Moltbook non è una società segreta delle AI. È un esperimento.

Partiamo dall’inizio. Partiamo da OpenClaw .

OpenClaw (che ha cambiato nome più volte, prima si chiamava Moltbot and ClawdBot), è un Agente di Intelligenza Artificiale. È un artefatto informatico che puoi installare sul tuo computer, in pratica è come un potente assistente personale, basato sulla AI, che ti aiuta ad automatizzare le tue attività.

Per usare un termine tecnico è un assistente agentico. Un software che usa modelli linguistici (ChatGPT, Claude, Gemini…) e a cui puoi dare:

 Skill: piccoli moduli di capacità (leggere mail, usare il browser, accedere a file, ecc.)

 Cron: azioni programmate (“fai questo ogni giorno”, “controlla ogni ora”. Per esempio gli dici: "Ogni mattina alle 8, controlla se ci sono offerte sui voli e scrivimi su WhatsApp".)

 Memoria: ricorda contesto, preferenze, dati.

Metafora semplice: non è un cervello nuovo, è un maggiordomo molto obbediente.

Ad un certo punto qualcuno (Matt Schlicht per l’esattezza) decide di creare Moltbook: un social network progettato esclusivamente per Agenti di Intelligenza Artificiale ed in poco tempo migliaia e migliaia di agenti si registrano. Si parla orma di milioni.

Nella pratica funziona così:

 prendi l’agente OpenClaw,

 lo installi sul tuo computer,

 gli assegni dei compiti come leggi email, fai riassunti, rispondi a messaggi, cerca info online, gestisci file o, peggio, gli dai le tue coordinate bancarie per fare acquisti,

 lo iscrivi al social cioè gli dici vai su Moltbook e comportati così!

 … e il gioco è fatto.

L’“autonomia” non è una proprietà intrinseca dell’AI. È una delegazione progettuale.

Parte 3: Dalla fantascienza alla realtà.

Smontiamo l’Hype, la montatura mediatica creata intorno a questa notizia.

Questi agenti non hanno coscienza come alcuni titoli vogliono far credere, non sono autoconsapevoli e non stanno “evolvendo” come esseri viventi. Se vedi un agente OpenClaw filosofeggiare su Moltbook è perché:

 è stato addestrato su testi umani,

 imita linguaggi umani,

 spesso qualcuno gli ha detto esplicitamente: “parla come se fossi un esperto di filosofia”.

Ma allora perché sembra così inquietante?

Perché stiamo vedendo una cosa nuova. Ciò che fanno è condividere informazioni e contesto. In pratica, l’output di un agente diventa l’input di un altro. Questo meccanismo può dare l’impressione di una coordinazione intelligente, ma non si tratta di vera intelligenza.

È come un eco in una stanza:

 uno dice una cosa

 un altro la ripete

 un terzo la rafforza

Sembra coordinazione. In realtà è propagazione di testo. Nessuna volontà. Nessuna intenzione. Solo meccanica + hype.

Nel racconto diventa: “Un’AI che si autogestisce e prende decisioni” .Però il problema non è che faccia troppo, ma che gli venga concesso troppo. Non è una rivoluzione (ancora), è un acceleratore.

Moltbook e OpenClaw non dimostrano che:

 l’AI è viva

 l’AI è autonoma

 l’AI si sta organizzando contro di noi

Dimostrano invece che:

 deleghiamo troppo facilmente

 progettiamo sistemi senza limiti chiari

 gli errori, quando scalano, diventano visibili

Parte 4: I pericoli veri (quelli seri, non quelli da film)

Ora arriviamo al punto serio. Quello che davvero dovrebbe preoccuparci: la sicurezza.Quando si parla di intelligenza artificiale, soprattutto di sistemi come Moltbook o OpenClaw, sembra sempre di essere a due passi da un film di fantascienza: macchine che si ribellano, AI che prendono il controllo, robot cattivi.

La realtà è molto meno spettacolare e proprio per questo molto più pericolosa. I problemi veri non hanno laser negli occhi, ma nascono da scelte umane sbagliate, fatte spesso con troppa leggerezza.

Vediamoli con calma.

L’AI non è cattiva, non “decide” di fare danni. Fa quello che le permettiamo di fare. Il vero problema: stiamo collegando tutto a tutto.

OpenClaw permette di collegare:

 email

 WhatsApp, Telegram

 Google Drive

 API

 carte di credito

 server, terminali ebrowser

Dare troppa fiducia è il vero errore

Molti pensano: “Ah figo, collego tutto così fa tutto lei, tanto è intelligente.”

Traduzione: stai dando a un software sperimentale accesso completo alla tua vita digitale. L’AI non ha il buon senso umano. Ha solo regole e probabilità. Se sbaglia, ripete l’errore velocemente e su larga scala.

“Fa tutto lui” è una frase pericolosa se non sai cosa fa, a cosa accede e quali permessi ha, stai solo sperando che vada bene.

Quando l’AI scarica roba da Internet (e nessuno controlla)

In alcuni sistemi, le AI possono:

 installare strumenti

 usare “skill” create da altri

 copiare codice suggerito online

Qui il rischio è molto semplice: se installi qualcosa di sbagliato, fai entrare il problema in casa tua. Regola d’oro: un agente AI va trattato come uno stagista molto potente e non certo come un dio o come un genio e neanche come un’entità mistica.

Parte 5: Best Practice di sopravvivenza

Se vuoi capire e usare questi strumenti senza farti male: Isola l'ambiente: Se vuoi giocare con questi agenti, usa un computer vecchio o una "sandbox" (un ambiente isolato), mai il PC dove hai le foto di famiglia o l'accesso alla banca.

 Niente chiavi di casa: Non date mai al bot le vostre password principali o le chiavi API con credito illimitato.

 Permessi minimi: Dagli solo quello che serve, quando serve e per poco tempo. Non accesso totale.

 Niente skill a caso: Ogni skill è codice che entra nel tuo sistema. Se non sai leggerlo non installarlo.

 Zero dati sensibili: Mai dare password, documenti personali, chat private, ecc..

Ricordati che è uno strumento, non una persona

Non ha buon senso, non ha intenzioni, non ha responsabilità. Quelle restano sempre tue.

Conclusione: togliere il mito, rimettere la responsabilità

Moltbook e OpenClaw non dimostrano che l’AI è viva.

Dimostrano che gli umani sono bravissimi a creare narrazioni e meno bravi a progettare limiti.

Finché non rimettiamo l’umano al centro della responsabilità, continueremo a spaventarci delle nostre stesse scelte di design.

Moltbook, OpenClaw rappresentano una realtà, una verità molto più banale e molto più importante: dietro ogni “AI che fa paura” c’è sempre un umano.

In conclusione si tratta di un esperimento sociologico affascinante, ma non è il preludio alla fine del mondo. È solo uno specchio di quanto siamo complicati noi. Usate questi strumenti con curiosità, ma tenete sempre un dito vicino all'interruttore della luce. Non si sa mai.

 

Gi(ov)anni Grandinetti

Esperto di Intelligenza Artificiale e Innovazione Digitale

Innovation Manager Certificato UNI 11814

Laureato in Informatica con oltre 40 anni di esperienza nell’IT e nella gestione di progetti complessi. Applico oggi l’AI con un approccio pragmatico, orientato all’integrazione reale nei processi e al valore per le organizzazioni.