In questo nuovo appuntamento continuiamo a parlare del taglio del diamante
Continua il nostro appuntamento settimanale con il Gemmologo Giuseppe Rossi
In questo nuovo appuntamento continuiamo a parlare del taglio del diamante. Per farlo, è necessario comprendere come si sia passati dalla forma irregolare del grezzo alla geometria ben definita che tutti conosciamo come taglio brillante.
In passato, i tagliatori si trovavano ad affrontare due grandi sfide:
- Ottimizzare la resa del grezzo, evitando l’eccessivo sfrido (ossia lo scarto di materiale) durante le fasi di lavorazione;
- Semplificare le complicate operazioni di sfaccettatura della gemma più dura al mondo.
Le operazioni di taglio iniziano con la suddivisione del grezzo in più parti, che verranno poi sfaccettate singolarmente. Come accennato nell’appuntamento della settimana precedente, in natura il diamante grezzo si presenta spesso con una forma chiamata ottaedro, come riportato nella foto in copertina. Le tecniche di taglio antiche procedevano dividendo l’ottaedro in due parti, ricavandone così un diamante più piccolo e uno più grande.
Successivamente si passava alla sfaccettatura, cercando di assecondare il più possibile le geometrie naturali della pietra. Da questo approccio nacque il primo taglio del diamante, chiamato “taglio vecchia miniera” o, più comunemente, “taglio antico”.
La vera svolta avvenne nel 1919, quando l’ingegnere Marcel Tolkowsky, grazie ai suoi studi approfonditi nei campi dell’ottica e della fisica, definì le proporzioni ideali per il taglio del diamante, dando vita al taglio brillante moderno, considerato oggi lo standard di riferimento.
Avrete sicuramente notato la differenza di luce tra un taglio antico e uno moderno. Tale disparità è dovuta proprio agli angoli e alle proporzioni precise del taglio moderno. Il diamante a taglio brillante, infatti, si comporta come una vera e propria “camera degli specchi”: la luce entra dalla tavola (la faccia superiore), rimbalza all’interno della gemma e torna all’occhio dell’osservatore. Questo processo genera i fenomeni ottici di brillantezza, dispersione e scintillio. Queste proporzioni e geometrie, unite alle caratteristiche interne della pietra, costituiscono le vere e proprie “impronte digitali” del diamante, rendendo ogni diamante unico e irripetibile.
Nel tempo si sono consolidati due principali stili di taglio, utilizzati anche per altre pietre preziose:
- il taglio brillante: riconoscibile dalle sfaccettature a forma di triangolo o di rombo
- il taglio a gradini: caratterizzato da sfaccettature quadrate, rettangolari o trapezoidali. È comunemente chiamato “taglio smeraldo”, poiché è il taglio prediletto per l’omonima gemma.
- Esiste inoltre una terza tipologia, chiamata taglio misto, che combina i due stili precedenti. Sulla base di queste tecniche si sono sviluppate tutte le forme che conosciamo: goccia, ovale, ottagonale, triangolare, dando origine ai cosiddetti tagli fantasia.
Ogni forma deve rispettare proporzioni e angoli rigorosi affinché la pietra possa esprimere il massimo della sua lucentezza. Proprio da questa precisione deriva la necessità di classificare il taglio nei certificati gemmologici. Come vi accennai, il giudizio espresso sul taglio non dipende dalla qualità intrinseca della gemma, ma dal compromesso che i tagliatori riescono a raggiungere tra le proporzioni ideali e la forma originaria del grezzo.
A venerdì prossimo.
Gemmologo, Giuseppe Rossi
Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A.
Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119
Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353
Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce
