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Il cuore è il motore dell’organismo, un muscolo instancabile che pompa sangue e ossigeno in ogni distretto del corpo. Averne cura attraverso la prevenzione, in particolare adottando uno stile di vita sano, e non sottovalutare eventuali segnali sospetti è fondamentale per limitare il rischio di malattie cardiovascolari, che restano tra le principali cause di morte nel mondo. “I segnali di allarme per le malattie cardiache possono manifestarsi in diverse forme - spiega il dottor Bruno Passaretti, responsabile della Cardiologia di Humanitas Castelli di Bergamo - I più comuni includono una sensazione di oppressione o costrizione al petto e difficoltà respiratoria durante lo sforzo fisico. Quando si presentano questi sintomi, è importante non ignorarli, ma monitorare i fattori di rischio controllando la pressione arteriosa ed eseguendo esami del sangue, con particolare attenzione a colesterolo e glicemia. Se necessario, verrà suggerita anche l’esecuzione di un elettrocardiogramma”.

Il dolore toracico rappresenta il segnale più noto e temuto: può essere descritto come un peso, una morsa o un bruciore al centro del petto, talvolta irradiato al braccio sinistro, alla mandibola o alla schiena. Tuttavia non sempre l’infarto si presenta in modo così evidente. Negli ultimi anni, anche grazie ai dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è emerso quanto siano frequenti i casi di sintomi atipici o sottovalutati. Affaticamento improvviso, nausea, sudorazione fredda, capogiri o una semplice sensazione di malessere generale possono nascondere un evento cardiaco in corso. In particolare, nelle donne i segnali possono essere meno specifici: dolore alla schiena, al collo o allo stomaco, fiato corto anche a riposo, estrema debolezza. “La popolazione femminile gode di un certo vantaggio nella protezione cardiovascolare grazie agli estrogeni - sottolinea Passaretti - ma questa protezione svanisce con l’arrivo della menopausa, quando i rischi diventano simili a quelli maschili. Anche se le donne si ammalano generalmente più tardi, la loro prognosi tende a essere più grave perché i sintomi spesso sono meno evidenti e i dolori meno caratteristici, rendendo difficile un riconoscimento tempestivo”.

Non mancano, purtroppo, i casi di malattie cardiache trascurate. Negli Stati Uniti, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, una quota significativa di persone colpite da infarto aveva avuto nei giorni o nelle settimane precedenti segnali premonitori, come dolore toracico intermittente o affanno sotto sforzo, senza però richiedere una valutazione medica. Anche in Europa si registrano storie simili: pazienti che attribuiscono i sintomi allo stress o a problemi muscolari e arrivano in ospedale quando il danno cardiaco è già esteso. Durante la pandemia di Covid-19, molte strutture sanitarie hanno segnalato una riduzione degli accessi per infarto nella fase acuta, fenomeno interpretato non come una diminuzione degli eventi, ma come conseguenza della paura di recarsi in ospedale, con un aumento delle complicanze tardive.

Per questo la prevenzione resta un pilastro. “Il primo controllo cardiologico è consigliato già durante l’adolescenza, poiché esistono patologie congenite che possono causare morti improvvise”, ricorda Passaretti. “In generale, per i maschi è indicato sottoporsi a un controllo a partire dai 40 anni, mentre per le femmine il primo esame dovrebbe coincidere con l’inizio della menopausa”. La medicina di genere sta contribuendo a colmare il divario nella diagnosi e nel trattamento delle donne, promuovendo studi più inclusivi e protocolli terapeutici mirati.

Allenare il cuore a mantenersi in salute è possibile. Il rischio di infarto si riduce seguendo una dieta equilibrata, povera di sale, zuccheri e carne rossa, privilegiando frutta, verdura, cereali integrali e pesce; mantenendo un peso corporeo adeguato; evitando il fumo e limitando il consumo di alcol. L’esercizio fisico regolare, almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata, contribuisce ad abbassare la pressione, migliorare il profilo lipidico e controllare la glicemia. Altrettanto importante è gestire lo stress e dormire a sufficienza.

Il messaggio degli specialisti è chiaro: il cuore raramente “si rompe” senza preavviso. Spesso invia segnali, più o meno sfumati, che chiedono attenzione. Riconoscerli e agire tempestivamente può fare la differenza tra un intervento precoce e un danno irreversibile. La prevenzione non è solo una buona abitudine, ma un investimento concreto sulla qualità e sulla durata della vita.