Un contributo al dialogo sull’Intelligenza artificiale
Un dibattito di attualità e grande interesse
In merito al denso articolo “L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro?” di Giovanni Grandinetti, comparso su Leccesette del 30 gennaio 2026, mi piacerebbe offrire, in estrema sintesi, alcuni spunti di riflessione su una tematica vasta e scivolosa come l’ Intelligenza artificiale e i suoi probabili effetti sulla vita di ciascuno di noi nei prossimi anni.
Vorrei semplicemente manifestare schematicamente i miei dubbi e le mie paure su questo fenomeno globale che coinvolge tutta la società e il suo futuro.
Quando, nella seconda metà del XVIII secolo si sviluppò la prima rivoluzione industriale con l’introduzione delle macchine nell’attività lavorativa, nacque un movimento di protesta -il luddismo- che voleva distruggere le attrezzature meccaniche perché le considerava responsabili della perdita dei posti di lavoro. E’ la stessa preoccupazione che si percepisce oggi in molte categorie di lavoratori nei confronti dell’IA.
Ha ragione l’autore dell’articolo nel dire che, invece che demonizzare quest’ultima, dobbiamo comprenderla e “venire a patti” con essa, per utilizzarla nel migliore dei modi possibili. Condivido anche la sua opinione che, probabilmente, più che perdere posti di lavoro, cambierà il modo di lavorare e si creeranno nuovi profili lavorativi e intellettuali. Il problema si presenta quando dovranno essere puntualizzate le mansioni lavorative: quali saranno i compiti attribuiti agli individui e quali quelli da attribuire alle macchine, senza delegare a queste ultime i ruoli più importanti.
Detto questo, provo a schematizzare ( consapevole del rischio di semplificare e banalizzare le problematiche accennate)quelle che sono le mie preoccupazioni principali :
- La IA oggettivamente tende ad impigrire la mente e, come tutti gli strumenti digitali, ci disabitua a scrivere, a leggere, a tradurre, ecc. Pensiamo solo al fatto che persino per una semplice moltiplicazione o nel dare un resto abbiamo bisogno del calcolatore! Oppure basti pensare alla necessità ormai cogente di usare il Gps per trovare un luogo o spostarci da un luogo ad un altro.
La memoria, in questo modo, tende a rarefarsi, a svanire.
- Si è creata un’oligarchia digitale, non democratica, costituita da pochi individui che posseggono un database smisurato e conoscono ogni cosa di noi (gusti estetici, preferenze sessuali, ideologiche, desideri), che violano ogni forma di privacy, di tutela della nostra vita personale,
- Se è vero che i creatori di IA sono dei sognatori, è pur vero che i loro sogni sono iperbolici, smisurati, a tratti folli ( devo citare quel pazzo di Elon Musk, che vuol trasferire la vita su Marte o di Kurzweil, che immagina di giungere in pochi anni ad interrompere i processi di invecchiamento umani e rigenerare il nostro corpo (a che pro, poi?)
- E poi l’IA è terribilmente energivora: ha bisogno di quantità enormi di terre rare, di acqua, di elettricità, che vengono sottratte da scopi più utili, come ridurre la fame o curare malattie.
- Ma il limite più grave consiste nel fatto che l’IA (e i suoi fratelli minori, i social) inibiscono la possibilità e la capacità di dialogare, di gestire i dissensi, i contrasti, le divergenze, perché nella realtà digitale esiste solo il bianco e nero, l’assenza del dubbio, del ripensamento dopo aver riflettuto. Per tutte queste cose non c’è tempo a causa dei ritmi ultraveloci e della rapidità dei cambiamenti.
E sono le giovani generazioni che vanno ancora a scuola a pagare lo scotto per tutto questo.
Il filosofo Eric Sadin, in una recente intervista, ha ipotizzato le domande che potrebbero farsi i futuri studenti: “ Perché andare a scuola? Perchè svegliarsi alle 7,30, imparare l’ortografia, la grammatica, leggere i grandi autori, se un sistema può produrre un testo al posto mio?”.
Anch’io mi pongo le stesse domande anche se la domanda delle domande per me è questa: se gli algoritmi sono gestiti da pochissimi individui, con le loro ideologie e i loro pregiudizi, allora chi controlla i controllori?
Mi fermo qui, con l’auspicio che si trovino i modi per salvaguardare l’umanità degli individui e la loro libertà. Altrimenti sarà la fine.
Antonio Leucci
