Consiglio regionale, Schlein mette i bastoni tra le ruote a Matarrelli
Il consigliere più votato del Brindisino indicato per guidare l’aula, ma il tema della rappresentanza femminile riapre il confronto nella maggioranza pugliese
La partita per la presidenza del Consiglio regionale della Puglia sembrava ormai definita sulla base degli accordi politici presi all’interno della maggioranza guidata dal presidente della Regione, Antonio Decaro. Il nome individuato era quello di Toni Matarrelli, ex sindaco di Mesagne, ex presidente della Provincia di Brindisi e consigliere regionale più votato nella sua area, capace di raccogliere circa 25mila preferenze. Un risultato elettorale importante, che lo colloca tra i pesi massimi dell’assemblea e che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto trovare un riconoscimento istituzionale nel ruolo di presidente del massimo organo legislativo regionale.
Matarrelli, così come è avvenuto per Stefano Minerva nel Leccese (che ha totalizzato oltre 33.000 voti) non è però entrato a far parte della giunta regionale. Una scelta che ha fatto discutere, soprattutto perché tra gli assessori nominati figurano consiglieri con un bacino elettorale nettamente inferiore, in alcuni casi pari a circa un terzo delle preferenze ottenute dai due big del Partito Democratico. A pagare il prezzo più alto di questo assetto è ancora una volta il territorio brindisino, rimasto privo di un assessore di riferimento, una mancanza che si ripete ciclicamente e che alimenta il malcontento tra amministratori locali e iscritti.
In questo contesto, la presidenza del Consiglio regionale rappresenta per Matarrelli non solo un riconoscimento politico, ma anche uno strumento per esercitare un ruolo centrale nella vita istituzionale pugliese. Lo stesso consigliere non ha mai nascosto il proprio entusiasmo per l’ipotesi di guidare l’aula, interpretando l’incarico come una funzione di garanzia e di equilibrio tra maggioranza e opposizione, oltre che come occasione per dare voce a un territorio spesso ai margini delle scelte di governo.
Nelle ultime ore, tuttavia, lo scenario si è complicato. Le richieste della segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, che avrebbe richiamato con forza la necessità di una maggiore presenza femminile nelle istituzioni regionali pugliesi, hanno riaperto il dibattito e creato qualche fibrillazione nella maggioranza. A Bari, durante la riunione dei capigruppo convocata per chiudere definitivamente la partita sull’elezione del presidente del Consiglio regionale, l’intervento della leader dem è stato letto da alcuni come un possibile invito a rimettere in discussione l’accordo già raggiunto.
Dentro il Pd pugliese, però, prevale una linea di prudenza. In molti sottolineano come le donne siano già ampiamente rappresentate sia in giunta sia in Consiglio regionale e come una retromarcia sulla nomina di Matarrelli rischierebbe di incrinare equilibri delicati. Dopo il caso Minerva (oggi capogruppo del Pd in Consiglio regionale), escludere anche il consigliere brindisino da un ruolo di primo piano, nonostante il forte mandato popolare ricevuto, potrebbe infatti scatenare più di un mal di pancia all’interno del partito e della coalizione.
Antonio Decaro, dal canto suo, è chiamato a una scelta non semplice. Da un lato la sensibilità verso il tema della parità di genere, dall’altro l’esigenza di garantire stabilità politica e rispetto dei rapporti di forza emersi dalle urne. Se è vero che il presidente della Regione ha spesso abituato a decisioni sorprendenti, è altrettanto probabile che, in questa fase, prevalga la volontà di non riaprire un fronte di tensione interna. Per ora, dunque, il messaggio che filtra dai vertici dem pugliesi (e soprattutto brindisini) è chiaro: giù le mani da Matarrelli. Almeno fino alla prova dell’aula. L’interessato non rilascia dichiarazioni, per ora, ma i suoi ribadiscono che “pacta sunt servanda” (i patti devono essere rispettati).
Gaetano Gorgoni
