Torre Guaceto: in un anno soccorsi 145 animali selvatici
Tutela della fauna selvatica, l’uomo resta la principale causa di ricovero
Sono 145 gli animali selvatici soccorsi nell’ultimo anno dal centro territoriale di prima accoglienza della fauna selvatica della riserva di Torre Guaceto, un dato che conferma l’intensa attività di recupero svolta dal Consorzio di gestione e che evidenzia, allo stesso tempo, un aumento costante delle segnalazioni di animali in difficoltà sul territorio. A incidere su questa crescita è soprattutto la presenza continua del personale del Consorzio, operativo ventiquattro ore su ventiquattro e capace di intervenire rapidamente dopo le segnalazioni dei cittadini. Un sistema di monitoraggio e intervento che negli anni ha reso il centro un punto di riferimento sempre più riconosciuto per il recupero della fauna selvatica. Dal 2019 al 2025 la struttura ha accolto quasi 700 esemplari in pericolo di vita. Animali segnalati ai recapiti del Consorzio, recuperati sul territorio e trasportati direttamente presso la struttura per ricevere le prime cure e avviare il percorso di riabilitazione. La costante presenza sul territorio ha determinato un aumento progressivo delle richieste di intervento, con un incremento delle segnalazioni che nel 2025 ha superato il 240 per cento rispetto agli anni precedenti.

Nel corso dell’ultimo anno gli animali recuperati sono stati 145, di cui 113 uccelli e 32 mammiferi. Di questi, 98 esemplari sono stati completamente curati e successivamente reintrodotti nel loro habitat naturale, mentre per 34 animali le condizioni erano troppo gravi per consentirne la sopravvivenza. Gli altri risultano ancora ricoverati nella struttura oppure sono stati trasferiti al centro di riferimento regionale di Bitetto, destinato alla lunga degenza. Un ruolo fondamentale per il successo della reintroduzione in natura è svolto proprio dalla collocazione del centro recupero, situato nel cuore della riserva e circondato dalla macchia mediterranea. Questo contesto permette agli animali di acclimatarsi progressivamente all’ambiente naturale prima della liberazione. L’esperienza maturata negli anni ha dimostrato che molti esemplari, nei primi giorni dopo il rilascio, rimangono nelle vicinanze delle voliere in cui sono stati riabilitati e utilizzano i punti di alimentazione predisposti dal Consorzio. Una fase di transizione che consente loro di riacquisire gradualmente la capacità di procurarsi il cibo e tornare alla piena autonomia prima di allontanarsi definitivamente.

Tra le specie più frequentemente ricoverate figurano il riccio, che rappresenta il 17,93 per cento dei casi, seguito dalla passera d’Italia con il 13,79 per cento e dal rondone con l’11,72 per cento. Non mancano però anche rapaci e mammiferi come le volpi, segno della varietà di fauna presente nell’area e nei territori circostanti. La maggior parte degli animali recuperati proviene dai comuni di Brindisi, Carovigno, Mesagne e San Vito dei Normanni, territori particolarmente estesi e quindi più interessati dalle segnalazioni di fauna selvatica in difficoltà. Il centro registra ingressi durante tutto l’arco dell’anno, con un picco evidente nei mesi primaverili, soprattutto tra maggio e giugno, periodo della riproduzione durante il quale i giovani esemplari risultano più vulnerabili.
L’analisi delle cause che portano al ricovero degli animali evidenzia ancora una volta il forte impatto delle attività umane. Nel 37,93 per cento dei casi, infatti, il precario stato di salute degli esemplari è riconducibile direttamente all’azione dell’uomo. Seguono le cause non determinate, che rappresentano il 35,55 per cento degli interventi, mentre i processi naturali incidono per il 25,52 per cento. Numeri che confermano quanto sia importante la collaborazione dei cittadini nella tutela della fauna selvatica. Chiunque si imbatta in un animale in difficoltà può infatti contattare il Consorzio di gestione della riserva, attivando così la macchina dei soccorsi. Il centro di Torre Guaceto rappresenta il punto sanitario di riferimento per numerosi comuni del territorio brindisino, tra cui Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Latiano, Mesagne, San Donaci, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni e Torchiarolo, e continua a svolgere un ruolo fondamentale nella salvaguardia della biodiversità locale.
