In questo nuovo appuntamento dedicato al diamante, vorrei accompagnarvi alla scoperta di quegli elementi gemmologici che spesso vengono sottovalutati o interpretati male. L'obiettivo è fare chiarezza ed offrire una guida consapevole a chiunque desideri approfondire la conoscenza di questo meraviglioso mondo.

Il nostro percorso non può che partire dalla più intuitiva delle “4C”: il peso, meglio conosciuto come Carato (Carat). Tecnicamente, il carato-metrico corrisponde a 0,20 grammi, ovvero un quinto di grammo. In gemmologia, la scelta di utilizzare il grammo nasce da un’esigenza di estrema precisione: lavorando con pietre preziose, ci troveremmo a gestire misurazioni così infinitesimali da dover ricorrere costantemente alla quarta cifra, rendendo ogni calcolo complesso.

Per semplificare il linguaggio è stato quindi recuperato dal passato il termine “Carato”, la cui origine deriva dal greco kerátion, il seme del frutto della pianta del carrubo. Anticamente si riteneva che questi semi avessero tutti lo stesso peso e, per questo, venivano utilizzati nelle bilance come contrappeso naturale. Oggi questa unità si indica con l’abbreviazione “ct” e il peso viene espresso fino alla seconda cifra decimale. È fondamentale, però, non fare confusione: il carato del diamante non è il carato dell’oro. Mentre il primo indica un peso reale, il secondo (abbreviato in “kt”) definisce il “titolo”.

Entrando nel gergo gemmologico più tecnico, avrete forse sentito parlare di “Punti”. Questi non sono altro che i centesimi di carato: il carato viene suddiviso in cento parti (0,01; 0,02; 0,03…0,99 ct). Esistono anche termini collettivi come “Melee”, che identifica tutti i piccoli diamanti con un peso compreso, solitamente, tra 0,01 e 0,20 ct.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda le cosiddette “misure magiche”. Si tratta di un termine gergale usato per identificare i diamanti che raggiungono pesi precisi come 0,25 0,50 1,00 1,50 carati. Questi "step" sono cruciali perché influenzano direttamente la quotazione: il prezzo dei diamanti, infatti, non aumenta in modo costante e lineare, ma subisce un incremento molto significativo proprio in corrispondenza di queste soglie, per poi tornare a crescere gradualmente fino al raggiungimento della successiva “misura magica”.

In passato, esisteva un’altra unità di misura del peso, il “Grano”, pari a 0,25 grammi, ovvero un quarto di grammo. Sebbene sia stato utilizzato per lungo tempo, oggi è stato quasi del tutto abbandonato in favore del carato, sopravvivendo occasionalmente solo per la misurazione delle perle naturali.

Il peso è il primo elemento identificativo di una gemma, poiché ogni minerale ha un suo Peso Specifico caratteristico. Questo significa che, a parità di volume, due gemme di natura diversa peseranno in modo differente: un dettaglio tecnico fondamentale che permette ai gemmologi di distinguere un diamante naturale dalle sue imitazioni.

Per concludere, non si può parlare di peso senza citare il record assoluto: il Cullinan

Il 25 gennaio 1905, all’interno delle miniere Premier in Africa, alcuni operai notarono tra le rocce uno strano luccichio. Inizialmente, a causa della mole incredibile, pensarono a un banale pezzo di vetro. Solo dopo aver rimosso la kimberlite che lo avvolgeva, realizzarono la portata della scoperta: un diamante da 3.106,75 ct, grande circa 5 × 6 × 10 centimetri.

Venne battezzato così in onore di Sir. Thomas Cullinan, fondatore della miniera Premier in Africa. Il grezzo del diamante venne poi suddiviso in 9 gemme principali e 96 più piccole. Le due più imponenti, il Cullinan I da 530,20 ct e il Cullinan II da 317,40 ct, brillano ancora oggi incastonate, rispettivamente, nello Scettro di Sant’Edoardo e nella Corona di Stato dei sovrani inglesi. Ancora oggi, il Cullinan rimane il più grande diamante mai ritrovato al mondo.  

A venerdì prossimo…

Gemmologo, Giuseppe Rossi

Graduate Gemologist, Diamonds and Colored Stones G.I.A. Perito ed Esperto C.C.I.A.A. n.119

Membro Collegio Gemmologi Italiani n. 353

Consulente Tecnico Ufficio, Tribunale di Lecce