Brindisi, in piazza contro la guerra: “No all’uso dell’aeroporto per il trasporto di armi”
Sabato 21 marzo corteo fino alla base militare: “Aiuti umanitari, non operazioni belliche”
BRINDISI - Centinaia attivisti per la pace si preparano a scendere in piazza per dire no alla guerra e a qualsiasi coinvolgimento del proprio territorio nelle operazioni militari internazionali. L’appuntamento è per sabato 21 marzo 2026 alle ore 16.30, quando un corteo partirà dal parcheggio dello stadio comunale per raggiungere i cancelli dell’aeroporto militare del quartiere Casale: la protesta è promossa dal Comitato contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo e per la pace.
Al centro della mobilitazione c’è una richiesta chiara: impedire che l’aeroporto di Brindisi venga utilizzato per il trasporto di armi, munizioni e materiali destinati ai conflitti in corso, in particolare nello scenario mediorientale. Secondo i promotori, anche eventuali soste tecniche o tappe intermedie rappresenterebbero un coinvolgimento indiretto ma sostanziale nelle operazioni belliche, un “trucco” che la città non intende accettare.
La manifestazione si inserisce in un clima internazionale segnato da escalation militari e tensioni crescenti. Gli organizzatori puntano il dito contro le politiche di guerra delle grandi potenze e denunciano il rischio di un allargamento del conflitto che potrebbe coinvolgere anche l’Occidente. Contestano inoltre quello che definiscono “il silenzio complice del governo italiano e l’uso della fame come strumento di pressione nei confronti di diverse popolazioni colpite da guerre, embarghi e crisi umanitarie”.
Il corteo sarà anche un momento simbolico: una bandiera della pace lunga 50 metri avvolgerà idealmente l’area dell’aeroporto militare, trasformando la protesta in un messaggio visivo contro la militarizzazione e a favore della solidarietà. Non è casuale la scelta del luogo, spiegano gli organizzatori, perché lo scalo brindisino ospita una delle principali basi logistiche delle Nazioni Unite, elemento che accentua, a loro avviso, le contraddizioni tra missioni umanitarie e utilizzi militari.
Da qui la domanda che attraversa la mobilitazione: quale ruolo deve avere davvero Brindisi? Il Comitato chiede che la città torni a essere un hub di aiuti umanitari, con l’invio concreto di supporto alle popolazioni colpite da conflitti e crisi, invece di essere coinvolta, direttamente o indirettamente, in strategie belliche. Una richiesta che si accompagna alla denuncia dello spreco di risorse pubbliche destinate al riarmo.
Nel documento si solleva anche un caso ritenuto grave: “la scomparsa, all’interno dell’aeroporto militare, di componenti per aerei per un valore di circa 17 milioni di euro”. Un episodio che, secondo il Comitato, solleva interrogativi sulla destinazione di questi materiali e sui possibili circuiti internazionali in cui potrebbero essere finiti.
La protesta di sabato rappresenta anche una tappa di avvicinamento alla manifestazione nazionale prevista a Roma il 28 marzo. L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è costruire un movimento diffuso che parta dai territori per contrastare quella che definiscono “economia di guerra” e riportare al centro le esigenze dei popoli.
L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza, alle associazioni e ai movimenti: partecipare per affermare una posizione netta contro i conflitti e per chiedere che Brindisi non sia complice, ma protagonista di percorsi di pace e solidarietà.
