Tra storia e archeologia le monete raccontano l’antica Puglia. Messapia
Il ruolo cruciale delle monete nella ricostruzione del quadro storico di un territorio. L’antica Puglia tra le regioni d’Italia più ricche di emissioni; il centro più importante fu Taranto

La Puglia è tra le regioni d’Italia più ricche di tesori archeologici, perché da sempre crocevia di culture, susseguitesi senza soluzione di continuità.
La Puglia antica vide la convivenza di genti greche e indigene, che si protrasse per oltre cinque secoli, sino alla totale e salda conquista romana della fine del III sec. a.C.
Il nome più remoto per indicare i popoli della Puglia è quello di Iàpigi. Ad essi si attribuiva un comune antenato, Iàpige, figlio di Dedalo, il costruttore del labirinto di Cnosso. Gli Iàpigi si sarebbero differenziati, assumendo nomi diversi: Dauni nella Puglia settentrionale (oggi la provincia di Foggia e la parte a nord di Barletta), Peucezi nella Puglia centrale (la parte a sud di Barletta e la provincia di Bari), Messapi nella Puglia meridionale (corrispondenti alle tre provincie di Brindisi, Lecce, Taranto).
Il nome Iàpigi richiama altre popolazioni dei vicini Balcani: gli Iàpodi, con i quali erano imparentati. I glottologi hanno dimostrato che proprio dal termine Iàpigi, attraverso varie trasformazioni, si arriva a quello di Apuli: il nome derivato, Apulia, indicava però soltanto la parte settentrionale della Puglia attuale: quella meridionale di chiamava Calabria. Anche i nomi migrano, per cui il termine Apulia andò estendendosi a tutta l’attuale Puglia, mentre quello di Calabria, in età bizantina, passò ad interessare l’attuale Calabria.
Il confronto tra colonizzatori greci e civiltà indigene comportò una conflittualità costante, insanabile.
Le antiche fonti storiche a noi pervenute non sono generose di informazioni sui Messapi: tutto quello che possiamo ricavare dalle fonti letterarie si riduce ad un’esilissima trama di riferimenti e vicende per lo più belliche. La storia è scritta dai vincitori!
L’investigazione archeologica ha consentito di comporre un quadro storico preciso. In tale quadro, un ruolo di rilievo è rappresentato dalla moneta, da sempre testimone diretta di avvenimenti e di realtà politico-sociali, oltre che economiche, e chiave di lettura privilegiata della mentalità dei popoli, delle loro ideologie, della loro organizzazione politica elitaria o democratica. Le monete sono anche un veicolo di diffusione di messaggi, perché nelle mani di tutti. Chi sa interrogarle è in grado di conoscere un mondo lontano attraverso il quale capire meglio la nostra storia.
Tra le regioni dell’Italia, l’antica Puglia è certamente fra le più ricche di centri di emissioni monetali. Sussistono (Rimangono?) alcune incertezze per l’attribuzione, incognite sull’identificazione dei centri cui le emissioni si riferiscono, sui motivi di emissione, sulla funzione, sul significato economico e sociale.
Si può notare nella Puglia centro-meridionale, in particolare nel territorio di Taranto ed in Messapia, una precocità sia per quanto riguarda la presenza di moneta, sia per la produzione di monete.
Consideriamo le zecche monetali della Messapia. Fanno tutte riferimento nella legenda monetale a strutture organizzative istituzionali ‘locali’ piuttosto che ‘etniche’; non vi è infatti alcun caso di emissione a nome del popolo. Fra i centri dell’antica Puglia che emettono moneta, la più precoce e la più importante è senza dubbio Taranto (intorno al 500 a.C.), città greca.
Le ricerche sulle ‘localizzazioni’ oggi ci confermano la sicura attribuzione di quattro soli centri di emissione: Brundisium (Brindisi), Nareton/Neretum (Nardò), Orra (Oria) e Uzentum (Ugento). Sussistono dubbi su Balethas (Valesio presso Torchiarolo nel brindisino, oppure Alezio nell’entroterra gallipolino), Caelia (Ceglie del Campo-BA o Ceglie Messapica-BR), Graxa (monete con legenda ΓΡΑ), Kasarium (ΚΑΣΑΡΙΟ), Samadium(ΣΑΜΑΔΙ), Sturnium (ΣΤΥ).
Tra queste, Balethas e Kasarium coniarono solo argento (V sec. a.C.), Nareton/Neretumin argento e bronzo (IV-III sec. a.C.), tutte le rimanenti esclusivamente in bronzo (a partire dal III secolo).
L’iscrizione risulta in lingua messapica a Balethas, Kasarium, Orra e Uzentum; in greco (?) a Graxa, Samadium, Sturnium; in latino solo a Brundisium.
Un lungo conflitto caratterizzò il V secolo a.C. che, con alterni esiti, vide una trionfale vittoria dei Messapi, nel 473, definita da Erodoto “la più grande strage di Greci di cui abbiamo conoscenza”. Nello stesso secolo emerge la figura di Artas, dinasta dei Messapi, amico ed alleato degli Ateniesi.
Conosciamo alcune produzioni locali in argento, che comprendono imitazioni, con richiami tipologici a Taranto (giovane su delfino).
Nella prima metà del IV secolo dobbiamo costatare l’egemonia della potente Taranto di Archita, filosofo pitagorico, statista e generale. Successivamente, per difendersi da popolazioni indigene, la città fu costretta a chiedere aiuto a “Condottieri” provenienti dalla Grecia: il re spartano Archidamo, il sovrano epirota Alessandro il Molosso (stipulò con i Messapi un trattato di pace e amicizia che coinvolse anche i Tarentini), ed altri.
Rapporti pacifici videro successivamente lo schierarsi dei Messapi con Taranto contro Roma, prepotentemente entrata sullo scenario dell’Italia meridionale. Dopo il fallimento della spedizione dell’ultimo condottiero, Pirro (281-275 a.C.), Roma riuscì ad assoggettare sia le città greche che le popolazioni indigene.
Come conseguenza dell’impegno antiromano, i Messapi subirono una guerra punitiva (266 a.C.) e venne dedotta una colonia latina a Brundisium (244 a.C.).
Brindisi divenne la nuova testa di ponte per l’Oriente. Tutto ciò si riflette specularmente nella coniazioni e nella circolazione monetale con l’ampliamento degli orizzonti, conseguenza di transiti militari e di una nuova dimensione di scambi commerciali.
In conclusione, la più antica storia della nostra terra si riflette, come in uno specchio, nelle monete che di quelle vicende furono, di volta in volta, testimoni. Ma perché la loro testimonianza sia esplicita e completa occorre che questi documenti possano essere considerati nella loro integrità, correlati con il loro ambiente e col tempo che li espresse e valutati nell’ambito delle circostanze in cui sono tornati alla luce.
Aldo Siciliano da bridgepugliausa.it
