persona sudata scrive

Per molti adolescenti avere le mani costantemente sudate significa affrontare ogni giorno difficoltà che vanno ben oltre un semplice disagio fisico: scrivere senza bagnare i quaderni, utilizzare lo smartphone, praticare sport, suonare uno strumento musicale o anche soltanto stringere la mano a un compagno possono trasformarsi in gesti fonte di imbarazzo e ansia. È questa la realtà dell’iperidrosi, l’eccessiva produzione di sudore che interessa dall’1 al 3% di bambini e adolescenti e che, pur non essendo una patologia grave, può compromettere profondamente la qualità della vita. Quando le terapie dermatologiche non sono sufficienti, all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è possibile ricorrere a un intervento chirurgico mini-invasivo che rappresenta una soluzione definitiva nei casi più severi.

Dal 2017 a oggi il Bambino Gesù ha eseguito oltre 230 interventi, sviluppando la più ampia casistica pediatrica nazionale per questa procedura. Quasi un paziente su due, il 44%, arriva da fuori del Lazio, soprattutto da Campania, Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna. L’età media dei ragazzi trattati è di 17 anni, con il paziente più giovane operato a soli 12 anni, mentre la distribuzione tra i sessi è sostanzialmente equilibrata, con il 56% di femmine e il 44% di maschi. Ogni anno vengono valutati circa 40-45 adolescenti per un eventuale intervento.

L’iperidrosi è provocata da un’iperattività del sistema nervoso simpatico, che controlla le ghiandole sudoripare. La forma più comune in età pediatrica è quella primaria focale, non associata ad altre malattie e spesso legata a una predisposizione familiare. I primi sintomi compaiono generalmente prima della pubertà e tendono ad accentuarsi durante l’adolescenza, quando ai cambiamenti ormonali si aggiungono ansia, stress e imbarazzo, fattori che alimentano un circolo vizioso aumentando ulteriormente la sudorazione. Le zone più colpite sono mani e piedi, seguite dalle ascelle. Nei casi più severi possono comparire macerazione della pelle, desquamazione ed eczema disidrosico.

«L’iperidrosi non è un semplice fastidio né un problema estetico», spiega la responsabile della Dermatologia del Bambino Gesù, May El Hachem. «Per molti ragazzi diventa una limitazione concreta nella vita di tutti i giorni: scrivere, salutare gli amici, partecipare alle attività scolastiche o sportive può trasformarsi in una fonte continua di disagio psicologico. Per questo è importante riconoscere precocemente il disturbo, non sottovalutarlo e costruire un percorso terapeutico personalizzato».

Il percorso di cura prende avvio dal dermatologo, dopo la valutazione del pediatra, con trattamenti conservativi che comprendono norme comportamentali, prodotti topici a base di cloridrato di alluminio, ionoforesi e, quando necessario, la terapia dell’eczema disidrosico. Solo se questi approcci non consentono di controllare i sintomi e il disturbo compromette significativamente la qualità della vita si prende in considerazione l’intervento chirurgico. «La chirurgia rappresenta sempre l’ultima tappa del percorso di cura», sottolinea El Hachem. «È riservata ai ragazzi per i quali tutte le terapie conservative si sono dimostrate insufficienti e il peso della malattia sulla vita quotidiana è diventato importante».

Tra le opzioni terapeutiche figura anche la tossina botulinica, ma il suo utilizzo in età pediatrica presenta limiti importanti. «L’efficacia è temporanea, generalmente non supera i sei mesi, rendendo necessari trattamenti ripetuti», spiegano El Hachem e il responsabile della Chirurgia Pediatrica di Palidoro, Francesco De Peppo. «Le infiltrazioni vengono effettuate in aree molto sensibili e possono risultare dolorose. Inoltre la procedura non è rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, con costi elevati per le famiglie. Per questi motivi, nei casi selezionati di iperidrosi severa, la chirurgia rappresenta l’opzione terapeutica più appropriata».

L’intervento viene eseguito con una tecnica toracoscopica mini-invasiva attraverso due piccole incisioni nascoste nel cavo ascellare. Il chirurgo raggiunge la catena del sistema nervoso simpatico e interrompe selettivamente gli impulsi responsabili dell’eccessiva sudorazione mediante l’applicazione di clip in titanio. Il percorso è studiato per essere reversibile e viene effettuato in due tempi: prima sul lato dominante e, dopo due o tre mesi, sull’altro lato, riducendo così al minimo il rischio di complicanze e della cosiddetta sudorazione compensatoria. L’operazione dura circa 40 minuti, richiede generalmente una sola notte di ricovero e determina la scomparsa immediata della sudorazione nell’area trattata. Nella casistica del Bambino Gesù non sono state registrate complicanze maggiori e gli interventi per recidiva risultano inferiori all’1%.

«L’iperidrosi non è una malattia grave, ma molti ragazzi la vivono come tale perché limita profondamente la loro vita sociale», conclude De Peppo. «Oggi gli adolescenti vivono il rapporto con gli altri in modo molto diverso rispetto al passato. Il solo pensiero di dover stringere una mano può aumentare ulteriormente la sudorazione e alimentare ansia e imbarazzo. Quando il problema delle mani si risolve, non cambia soltanto la sudorazione: cambia il modo di relazionarsi con gli altri. Molti ragazzi ci raccontano di sentirsi finalmente liberi di vivere la propria quotidianità senza il timore costante di essere giudicati».