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BRINDISI – Stop ai licenziamenti e crisi occupazionale rinviata: è questa la novità che cambia il quadro della vertenza Euroapi dopo giorni di forte preoccupazione. Il sindacato Cobas ha ricevuto nelle ultime ore una comunicazione ufficiale dalla ditta Servizi Ambientali che certifica la decisione di proseguire l’appalto con Euroapi fino al 31 dicembre 2026, un passaggio che di fatto blocca la procedura che avrebbe potuto portare alla fuoriuscita di lavoratori. 

Ci sembra una decisione saggia ed equilibrata dopo giorni di grande tensione”, commenta Roberto Aprile dei Cobas, sottolineando come il mancato cambio di appalto con altre aziende determini la chiusura dell’applicazione dell’articolo 4 del contratto nazionale Fise Multiservizi, ovvero il meccanismo che avrebbe potuto tradursi in esuberi.

In concreto, la procedura che prevedeva la perdita di posti di lavoro viene meno e l’allarme immediato rientra, almeno temporaneamente.
La proroga dell’appalto rappresenta dunque una boccata d’ossigeno per i lavoratori coinvolti e per l’intero indotto, con la crisi che, come evidenziano i sindacati, “si allontana di qualche mese”. Contestualmente viene annullata anche l’assemblea prevista, segnale di un clima che, pur restando incerto, torna meno incandescente rispetto ai giorni scorsi. Resta però forte la richiesta di prospettive industriali solide: “La speranza è quella di un rilancio dello stabilimento che non preveda tagli occupazionali, anche a fronte di generosi investimenti regionali”, aggiungono i Cobas, invitando a mantenere compatto il fronte territoriale costruito nelle ultime settimane.

Solo fino a ieri, infatti, il clima era ben diverso. Il Partito democratico di Brindisi aveva parlato apertamente di “tradimento industriale”, attaccando duramente Euroapi e il gruppo di riferimento per una gestione ritenuta ambigua e per il rischio concreto di disimpegno dal sito brindisino. I dem avevano denunciato una situazione “drammatica e prolungata”, accusando l’azienda di aver prima beneficiato delle competenze e delle risorse del territorio e poi di aver prospettato un progressivo svuotamento delle attività. Nel mirino anche le possibili ripercussioni occupazionali, non solo per i dipendenti diretti ma per tutto l’indotto, con il timore di una nuova fuga industriale.

Da qui la richiesta di intervento istituzionale a più livelli, con il coinvolgimento del Governo e del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, chiamato a fare chiarezza sulle reali prospettive del sito, e soprattutto della Regione Puglia, invitata a vigilare sul rispetto degli impegni legati agli aiuti pubblici. “Se questi impegni non verranno rispettati si proceda senza esitazioni alla revoca di ogni euro di aiuto concesso”, avevano avvertito i dem, chiedendo anche la riattivazione del tavolo Sepac per affrontare in modo strutturale la vertenza.

La decisione di prorogare l’appalto cambia dunque lo scenario nell’immediato, allontanando il rischio di licenziamenti e raffreddando la tensione sociale, ma non chiude la partita. Sullo sfondo resta infatti il nodo centrale: il futuro industriale dello stabilimento brindisino. La vertenza, per ora congelata, continua a rappresentare una questione aperta che intreccia lavoro, investimenti e strategie industriali, con un territorio che chiede certezze e non solo rinvii.