Dottore mi son venute "le cervicali"
Continua la nostra rubrica dedicata alla Fisioterapia
Iniziamo con un po d'ironia uscendo dall'equivoco; "le cervicali" sono le vertebre del collo e, salvo rari casi di anomalie anatomiche, sono 7 e le abbiano tutti. Con questo termine quindi di solito si indica comunemente "La Cervicalgia"
La cervicalgia è il “mal di collo” che può andare dal fastidio diffuso alla rigidità vera e propria, a volte con dolore che si irradia verso spalla e scapola. [7]
Nella maggior parte dei casi non c’è un’unica causa “meccanica” semplice: di solito è un mix di carichi, abitudini, stress, sonno, sensibilità del sistema nervoso e contesto di vita. [2]
Quanto è comune? Tantissimo: nel 2020 si stimano circa 203 milioni di persone con dolore cervicale nel mondo, più frequente nelle donne e soprattutto tra mezza età e anziani. [1]
Per capirci: non è un problema “da pochi”, ed è una delle cause importanti di limitazione funzionale nella vita quotidiana. [1]
Sui fattori di rischio vale una regola pratica: non fissarti solo sulla “postura”. [2]
Le evidenze indicano che contano molto aspetti come umore depresso, stress/pressioni di ruolo, tensione percepita, richieste lavorative alte e, in generale, fattori psicosociali. [2][3]
Tra i fattori fisici, spesso entra in gioco anche il lavoro in posture “scomode” o mantenute a lungo, ma raramente è l’unico colpevole. [2]
E i fattori prognostici negativi (cioè quelli che aumentano il rischio che duri di più)? In alcuni studi su primo episodio idiopatico emergono: età >40, dolore lombare concomitante, storia di episodi precedenti e mal di testa associato. [4]
Non significa “sarà cronico”, ma che conviene impostare bene il percorso e non aspettare che “passi da solo” per mesi. [4]
Sulla storia naturale: spesso si vede un miglioramento nelle prime settimane se il decorso è favorevole (riduzione del dolore e progressivo ritorno alle attività). [9]
In quadri come il colpo di frusta, le linee guida sottolineano che, nella maggior parte dei casi, ci si aspetta un recupero entro i primi 2–3 mesi. [6]
Il cuore del trattamento conservativo, secondo linee guida internazionali, è semplice (anche se non banale da mettere in pratica): educazione + movimento/esercizio + approccio multimodale, con eventuale terapia manuale come “acceleratore”, non come soluzione magica. [5][6]
OPTIMa, ad esempio, suggerisce per forme recenti un approccio multimodale che può includere mobilizzazioni/manipolazioni, esercizi di mobilità a casa e, quando serve, rinforzo progressivo supervisionato. [5]
La CPG dell’APTA (JOSPT) entra ancora più nel dettaglio: nelle forme acute con “mobilità ridotta” raccomanda manipolazione toracica, esercizi di mobilità del collo e lavoro su scapola/cingolo per sostenere postura e carichi; e, in alcuni casi selezionati, anche mobilizzazione/manipolazione cervicale. [6]
Quando il problema diventa subacuto o cronico, l’enfasi va su resistenza e forza di collo e cingolo scapolare, esercizi “misti” (coordinazione, propriocezione, rinforzo, stretching, aerobico) e attenzione ai fattori cognitivi/emotivi che tengono acceso il dolore. [6]
Sempre in ottica pragmatica: meglio piccoli passi costanti (anche a casa) che sedute “eroiche” una volta ogni tanto. [5][6]
Diagnostica: qui serve un po’ di sangue freddo. Nella cervicalgia comune, imaging ed esami “tecnici” spesso aggiungono poco, e vanno riservati a situazioni con segnali d’allarme o sospetto di patologie specifiche. [7]
In più, molte “alterazioni degenerative” (dischi, protrusioni, artrosi) si vedono spesso anche in persone senza alcun dolore: quindi un referto può spaventare senza spiegare davvero i sintomi. [8]
Farmaci: possono essere utili nel breve periodo per rendere il dolore più gestibile e permetterti di muoverti e fare esercizio, ma raramente “risolvono” il problema da soli. [7]
E attenzione agli oppioidi: nelle cervicalgie meccaniche non portano benefici reali e vanno usati con molta cautela (di solito evitati). [7]
Il messaggio pratico è: se servono, che siano uno strumento temporaneo concordato col medico, mentre si lavora sulla parte attiva. [7]
Fonti
[1] GBD 2021 Neck Pain Collaborators, burden globale e proiezioni al 2050.
[2] Kim et al., risk factors per primo episodio di neck pain (systematic review).
[3] Ariëns et al., fattori psicosociali legati a neck pain (systematic review).
[4] Verwoerd et al., fattori prognostici per persistenza dopo primo episodio (systematic review).
[5] Côté et al., OPTIMa guideline (raccomandazioni conservative e multimodali).
[6] Blanpied et al., APTA/JOSPT Neck Pain CPG Revision 2017.
[7] Childress & Stuek, AAFP: valutazione iniziale, imaging e farmaci nel neck pain.
[8] Brinjikji et al., degenerazione alla RM in asintomatici (systematic review).
[9] Bier et al., PTJ: indicazioni sul decorso “atteso” e monitoraggio del recupero.
Giuseppe Giovannico
Dottore in Fisioterapia
Dottore Magistrale in Scienze della Riabilitazione
Dottore di Ricerca in Medicina Clinica e Traslazionale
