Fra le città della Puglia che in antico emettono moneta la più precoce e la più importante è senza dubbio Taranto, città greca della Magna Grecia, al confine e a stretto contatto con fiere e assai evolute popolazioni indigene.

Taranto, unica colonia di Sparta, è fondata intorno al 706 a.C. da un gruppo di giovani esuli guidati da Falanto.

L’inizio della sua monetazione è tardivo rispetto alle altre città della Magna Grecia. È rappresentata da una cospicua produzione in argento (dal 510 circa al 209), alla quale si affiancano emissioni in oro (nel periodo dei condottieri: seconda metà del IV / inizi III secolo) e bronzo (III secolo). La fase più antica, con la tecnica incusa (al diritto la raffigurazione è in rilievo, sul rovescio in incavo), presenta due tipi monetali: figura maschile in ginocchio con lira e fiore (forse Apollo Giacinto); giovane su delfino (interpretato come l’ecista Falanto, o l’eroe eponimo Taras, o l’omonima divinità fluviale).

Intorno al 500 Taranto conia a doppio rilievo: si susseguono in rapida e confusa successione i tipi del giovane su delfino, dell’ippocampo, della ruota, della testa femminile interpretata come la ninfa Satyra, madre di Taras. La tipologia varia è indizio d’incertezza e d’instabilità in una città impegnata nel tentativo, in verità non troppo felice, di espandere il proprio territorio a scapito degli Japigi. Nel 473 Taranto subisce una sconfitta clamorosa per mano degli Japigi, che porta come conseguenza al passaggio alla democrazia. Il recupero di un ruolo significativo nella metà del V secolo è esemplificato significativamente dalla partecipazione della città, in collaborazione con Turi, alla fondazione di Eraclea di Lucania nel 432.

Nel frattempo, alla serie monetale dell’ecista (fondatore), si affiancano quelle dei cavalieri associate al giovane su delfino, che, con innumerevoli varianti iconografiche, caratterizzeranno tutta la successiva produzione di stateri tarantini, sino alla fine del III secolo.

Nel IV secolo la città fiorisce, in particolare durante il dominio di Archita, filosofo pitagorico amico di Platone e generale dal 366 al 360.

Quando la sede della lega italiota è trasferita ad Eraclea e la guida passa a Taranto, vengono coniate ricche serie di dioboli, col tipo di Eracle in lotta col leone, interpretato come allusivo della lotta della grecità contro l’elemento barbarico.

Dalla metà del IV secolo la crescente pressione delle genti indigene circostanti costringe la città a chiedere l’aiuto di condottieri stranieri. Le spese per questi interventi hanno lasciato particolari tracce nelle monete in oro, preferite dai mercenari in quanto potevano circolare su tutti i mercati.

Particolarmente interessante, a proposito, l’emissione con la raffigurazione del giovane Taras che si rivolge al padre Poseidone, scelto a simboleggiare l’aiuto chiesto dalla città alla madrepatria Sparta.

La coniazione in bronzo è tarda (III secolo / periodo annibalico), scarsa (si preferisce per motivi di prestigio produrre anche piccolissimi divisionali in argento), con tipologia particolarmente varia, perché tale moneta è usata solo nella stessa città, dove le raffigurazioni possono facilmente essere interpretate e comprese.

Nel frattempo Roma prepotentemente entra sullo scenario dell’Italia meridionale. Dopo il fallimento della spedizione dell’ultimo condottiero, Pirro, Roma riesce ad assoggettare sia le città greche che le popolazioni indigene, tra le quali i Messapi, come conseguenza dell’impegno antiromano. La resa della città nel 272 non segna la fine del periodo splendido della storia di Taranto. La città resta comunque centro economico assai fiorente, con interessi nel Mediterraneo orientale. Subisce un colpo durissimo durante la seconda guerra punica con la riconquista romana del 209, dopo la defezione della città, che si era consegnata ad Annibale.

Finisce allora la produzione di moneta di Taranto, città che aveva avuto un ruolo particolarmente significativo in Magna Grecia, e anche nel Mediterraneo.

L’auspicio è che possa riacquisire il ruolo che la storia le aveva assegnato.

Aldo Siciliano da bridgepugliausa.it