Il mal di schiena lombare è uno dei problemi di salute più comuni al mondo e, nel 2020, ha interessato circa 619 milioni di persone, risultando la prima causa di disabilità a livello globale e si stima possa crescere fino a circa 843 milioni entro il 2050 a causa di invecchiamento ed aumento demografico.[1]

Nella grande maggioranza dei casi parliamo di mal di schiena “aspecifico”: non si riesce a collegare il dolore a una singola malattia o lesione ben identificabile, e questo vale per circa il 90% delle persone.[1]
Per capirci, “lombare” significa dolore nella zona tra l’ultima costa e i glutei, e può essere acuto (meno di 6 settimane), subacuto (6–12) o cronico (oltre 12).[1]
La buona notizia è chela storia naturale è benigna. Nella maggior parte degli episodi acuti, i sintomi tendono a migliorare e molte persone recuperano bene in un tempo compreso tra una e sei settimane senza ricorrere a terapie di alcun genere.[1]
Sul perché venga, spesso non c’è un solo colpevole: contano abitudini e carichi di vita.[1]
Tra i fattori che aumentano il rischio ci sono poca attività fisica, fumo, obesità e lavori con alto stress fisico (carichi, posture mantenute, ritmi impegnativi).[1]
Detto questo, la prima cosa “seria” da fare non è una risonanza, ma una valutazione clinica per escludere cause specifiche quando i sintomi cambiano o fanno sospettare problemi importanti (per esempio trauma, infezione, tumore, malattie infiammatorie).[2]
Ed ecco un punto che crea molta confusione: fare immagini non è automaticamente sinonimo di chiarezza.[2]
Le linee guida NICE dicono chiaramente di non fare imaging di routine in contesti non specialistici, perché spesso non cambia la gestione.[2]
L’imaging va considerato in ambito specialistico solo se il risultato è davvero in grado di modificare le scelte terapeutiche.[2]
In più, gli “accenni degenerativi” sono frequentissimi anche in chi non ha dolore: in una revisione sistematica, la "degenerazione" del disco (il virgolettato indica un lessico oramai obsoleto, che non trova piu ragion d'essere nel 2026) passa circa dal 37% a 20 anni al 96% a 80 anni nelle persone asintomatiche.[3]
Il messaggio pratico è che molte alterazioni “da risonanza” possono far parte dell’invecchiamento e vanno interpretate insieme alla storia clinica, non da sole.[3]
Arriviamo alla terapia conservativa, che è il cuore del trattamento del LBP aspecifico.[2]
Il primo passo è ricevere informazioni chiare e personalizzate su cosa sta succedendo e su come gestirlo nella vita quotidiana.[2]
NICE insiste su un concetto semplice: continuare, per quanto possibile, le normali attività è parte della cura, non un “rischio”.[2]
Da fisioterapista, in pratica significa modulare: fare di più quando va meglio, ridurre quando serve, ma senza trasformare il dolore in un divieto assoluto.[2]
Il secondo pilastro è l’esercizio, scelto in base a preferenze e capacità: può essere aerobico, di rinforzo, “mind–body” o una combinazione.[2]
Non esiste l’esercizio perfetto per tutti, ma esiste un principio molto solido: costruire tolleranza al movimento in modo progressivo e realistico.[2]
La terapia manuale (mobilizzazioni, manipolazioni, tecniche sui tessuti) può essere considerata, ma solo come parte di un pacchetto che include esercizio, non come trattamento unico.[2]
Quando il dolore persiste o quando entrano in gioco paura del movimento, stress e convinzioni che bloccano la ripresa, NICE suggerisce approcci psicologici di tipo cognitivo-comportamentale, sempre dentro un percorso con esercizio.[2]
Se la situazione è più complessa (ostacoli psicosociali importanti o trattamenti precedenti inefficaci), possono essere indicati programmi combinati fisico-psicologici.[2]
E un obiettivo concreto, spesso sottovalutato, è facilitare il ritorno graduale al lavoro e alle attività quotidiane.[2]
Sul fronte di ciò che di solito “si fa” ma che NICE sconsiglia di routine: niente trazione, niente agopuntura, e niente elettroterapie come TENS, ultrasuoni, interferenziale o PENS come gestione standard.[2]
Sono sconsigliati anche corsetti/cinture, plantari o scarpe a suola basculante per il mal di schiena aspecifico.[2]
Inoltre, le infiltrazioni spinali non sono raccomandate come trattamento di routine per il low back pain.[2]
Sui farmaci (che prescrive il medico), NICE indica che si possono considerare gli NSAID per il dolore lombare, valutando rischi e usando la dose minima efficace per il minor tempo possibile.[2]
Non è raccomandato usare il paracetamolo da solo per gestire il mal di schiena.[2]
Gli oppioidi non vanno usati di routine nell’acuto e non sono raccomandati nel cronico, mentre eventuali eccezioni sono molto circoscritte (ad esempio oppioidi “deboli” nell’acuto se gli NSAID non sono utilizzabili o non funzionano).[2]
Fonti
[1]  WHO guideline for non-surgical management of chronic primary
low back pain in adults in primary and community care settings. World Health Organization 20232] 
[2] LG NICE, “Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management (NG59) – Recommendations”. 
[3] Brinjikji et al, “Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations” (AJNR, 2015).

Giuseppe Giovannico
Dott. in Fisioterapia 
Dott. Magistrale in Scienze Riabilitative
Dott. di Ricerca in Medicina Traslazionale e Clinica