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La scelta del centrosinistra di convergere sul sindaco di Ostuni sostenuto da Pd e amministratori locali provoca lo strappo dei Cinque Stelle, che ritirano Barletta e annunciano l’assenza dalla competizione del 15 marzo.

Il progetto del campo largo si arena a Brindisi alla vigilia delle elezioni provinciali del 15 marzo 2026. La convergenza del Partito democratico e di numerose amministrazioni locali sulla candidatura del sindaco di Ostuni, Angelo Pomes, ha infatti provocato la rottura con il Movimento 5 Stelle, che ha deciso di ritirare il proprio candidato, il sindaco di Villa Castelli Giovanni Barletta, e di non partecipare alla competizione. Uno strappo politico che arriva a pochi giorni dalla scadenza del 23 febbraio per la presentazione delle liste e che certifica il fallimento delle trattative per una coalizione unitaria.

La candidatura di Pomes è stata formalizzata attraverso un documento sottoscritto da diversi sindaci del territorio, espressione di un’area di centrosinistra e civica che ha scelto di puntare su una figura amministrativa considerata di sintesi. Una scelta che però, invece di rafforzare il fronte progressista, ha innescato una frattura profonda con il Movimento 5 Stelle, che nelle settimane precedenti aveva lavorato alla costruzione di una proposta alternativa e trasversale.

A spiegare le ragioni del passo indietro è il coordinatore regionale e deputato del Movimento 5 Stelle, Leonardo Donno, che parla apertamente di una “pretesa egemonica” da parte del Pd. Secondo l’esponente pentastellato, il Movimento aveva accettato con spirito costruttivo la disponibilità di Barletta a candidarsi al servizio di una coalizione allargata, chiedendo però un riconoscimento politico preciso: la guida della Provincia di Brindisi, considerato che nelle altre cinque province pugliesi la rappresentanza è già espressione del Partito democratico o di aree a esso vicine.

La richiesta non è stata accolta e, anzi, il Pd ha rivendicato anche questo ultimo tassello della governance provinciale. “Avevamo proposto un civico per dare rappresentanza a tutte le forze politiche”, ha spiegato Donno, sottolineando come Barletta, forte del 54 per cento ottenuto a Villa Castelli, fosse stato individuato come figura capace di garantire equilibrio e inclusività. 

Di fronte alla chiusura dei democratici, il Movimento ha deciso di interrompere il percorso. “Vista la fermezza del Pd, ci limitiamo a prenderne atto. Lasciamo che questa massima aspirazione possa dispiegarsi fino in fondo. Prego, accomodatevi pure”.

La decisione è netta: ritiro della candidatura di Barletta e nessuna partecipazione alla competizione provinciale. 

Non ci sono più le condizioni politiche per continuare un percorso che avrebbe dovuto essere fondato su equilibrio e rispetto reciproco”, ha concluso Donno, certificando di fatto la fine del tentativo di costruire un’alleanza larga e competitiva.

Per il centrosinistra brindisino, la partita si presenta ora con un assetto ridisegnato. Da un lato il Pd e le forze civiche che sostengono Pomes, forti dell’appoggio di una parte significativa degli amministratori locali; dall’altro l’assenza del Movimento 5 Stelle, che indebolisce il perimetro politico della coalizione e apre interrogativi sugli equilibri futuri tra le forze progressiste sul territorio.

La rottura assume un peso politico che va oltre l’appuntamento del 15 marzo. Il mancato accordo a Brindisi, proprio mentre a livello nazionale e regionale si continua a discutere di alleanze strutturali tra Pd e M5S, evidenzia le difficoltà di tradurre il progetto del campo largo in intese concrete sui territori, dove la distribuzione dei ruoli e la gestione degli equilibri locali restano nodi decisivi.

Nel frattempo la campagna elettorale entra nella fase decisiva. Con il termine per le candidature ormai imminente, la corsa alla presidenza della Provincia di Brindisi si avvia senza uno dei protagonisti annunciati e con un centrosinistra formalmente unito attorno a Pomes, ma politicamente più stretto. Un esito che, più che una sintesi, racconta la fine di una trattativa e l’apertura di una nuova stagione di rapporti difficili tra le forze che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto governare insieme il territorio.

G.G.