Obesità infantile: interventi precoci migliorano metabolismo e abitudini
Lo studio RESILIENT del Bambino Gesù dimostra che un percorso multidisciplinare può generare effetti stabili su peso corporeo, riposo notturno e performance cognitive.
Non solo dieta e attività fisica, ma un intervento precoce capace di agire anche su cervello, comportamenti e funzioni cognitive per ristabilire l’equilibrio dei meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. È questa la strategia che emerge dal progetto di ricerca RESILIENT, coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e finanziato con fondi del PNRR, i cui risultati arrivano alla vigilia della Giornata mondiale dell’obesità del 4 marzo e aprono nuove prospettive nella prevenzione e nel trattamento dell’eccesso di peso in età pediatrica.
In Italia il fenomeno resta una delle principali emergenze di salute pubblica: secondo il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale, con il 19% in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% in condizioni di obesità grave. Percentuali tra le più elevate in Europa, che si riflettono anche nell’attività clinica del Bambino Gesù, dove ogni anno si registrano circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 day hospital per pazienti con problemi di peso, compresi circa 200 casi legati a forme genetiche o secondarie.
Lo studio RESILIENT ha coinvolto 120 bambini tra i 6 e gli 11 anni, una fascia d’età considerata cruciale perché caratterizzata da un’elevata plasticità cerebrale. In questa fase, spiegano i ricercatori, è ancora possibile intervenire sulle vie neurali che controllano appetito, sazietà e spesa energetica, correggendo in modo stabile le disfunzioni metaboliche. L’obesità infantile, infatti, non riguarda soltanto il peso corporeo: è una condizione complessa che si associa spesso a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive come alterazioni della memoria e dell’autoregolazione. In alcuni casi si osservano già alterazioni della massa e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica.
Il percorso terapeutico, della durata complessiva di cinque mesi, ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo delle famiglie. Nelle prime otto settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionisti, psicologi e specialisti dell’attività motoria, seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva. Una parte dei partecipanti ha inoltre svolto un training cognitivo computerizzato, con esercizi mirati a potenziare attenzione e memoria, che ha mostrato benefici aggiuntivi soprattutto sul sonno e sulle capacità di autoregolazione.
I risultati evidenziano un miglioramento generalizzato in tutte le aree analizzate: riduzione del peso e della massa grassa, aumento della forza muscolare, migliore controllo della fame, parametri metabolici più equilibrati, qualità del sonno più elevata e progressi nelle competenze cognitive e comportamentali. Secondo i ricercatori, rafforzare memoria e capacità di autoregolazione aiuta i bambini a mantenere nel tempo le nuove abitudini, rendendo più efficace e stabile il cambiamento dello stile di vita.
Le ricadute per la pratica clinica sono immediate. Lo studio dimostra l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, supporto psicologico e partecipazione della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa e multifattoriale. L’utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, inoltre, rende il modello più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala, offrendo una nuova prospettiva nella lotta a una patologia che oggi riguarda quasi un bambino su tre.
