A Brindisi il tempo, nella sanità, è diventato una variabile decisiva. Giorni che si trasformano in mesi, appuntamenti rinviati, pazienti costretti ad aspettare oltre il limite della sopportazione, soprattutto all’ospedale Perrino dove la pressione delle liste d’attesa ha ormai raggiunto livelli critici. È da qui che parte la spinta a una vera e propria rivoluzione organizzativa, messa nero su bianco nei piani che le aziende sanitarie pugliesi hanno appena consegnato alla Regione per provare a invertire la rotta (anche se poi bisognerà trovare almeno 30 milioni per cominciare).
In ottemperanza alla delibera regionale che fissava il termine al 26 gennaio, tutte le Asl hanno trasmesso i propri programmi sperimentali per ridurre i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. L’obiettivo dichiarato è recuperare le prestazioni finite oltre soglia, dando priorità assoluta alle classi U e B, quelle urgenti e brevi, e in alcuni casi intervenendo anche sui ricoveri ospedalieri in attesa. Una risposta strutturata a un problema che non è più emergenziale, ma sistemico.
Il cuore dei piani è rappresentato dall’estensione degli orari: ambulatori aperti la sera e nei fine settimana, una scelta indicata dalla quasi totalità delle aziende sanitarie come leva principale per smaltire l’arretrato. Accanto a questo, ogni Asl ha modellato le azioni sulla base dei propri dati, prevedendo percorsi di tutela specifici per i pazienti oncologici e per quelli più fragili, e rafforzando le attività di controllo sull’appropriatezza delle prescrizioni e sul monitoraggio dei risultati.
I documenti sono ora al vaglio dell’assessorato regionale, del Dipartimento e dell’AReSS. La validazione dovrebbe concludersi in tempi rapidi, con l’approvazione definitiva attesa entro la fine della settimana, così da consentire l’avvio delle attività di recupero già dal primo febbraio. Un cronoprogramma serrato che racconta l’urgenza di dare risposte concrete a cittadini sempre più sfiduciati.
Ma mentre la macchina istituzionale accelera, sul territorio emergono le prime frizioni. A Brindisi, la FIALS denuncia di aver appreso dell’invio del piano alla Regione solo attraverso i mezzi di informazione. Secondo il sindacato, le organizzazioni rappresentative del personale del comparto, direttamente coinvolto dai cambiamenti organizzativi e dagli eventuali carichi aggiuntivi di lavoro, non sarebbero state né informate né coinvolte nella fase di elaborazione del documento.
Pur riconoscendo la centralità della battaglia contro le liste d’attesa, la FIALS mette in guardia dal rischio che il piano resti una risposta formale alle richieste regionali, più che uno strumento realmente efficace. Le esperienze passate, dalla campagna vaccinale al piano di recupero del 2022, vengono citate come esempi di criticità già viste: criteri poco chiari per l’adesione del personale, incertezze sui requisiti richiesti, scarsa trasparenza su tempi e compensi delle prestazioni aggiuntive.
Da qui la richiesta urgente di un confronto con la direzione aziendale dell’Asl Brindisi, per chiarire modelli organizzativi, profili professionali coinvolti, ripartizione delle risorse economiche e modalità di pagamento. Un passaggio ritenuto indispensabile per garantire trasparenza, rispetto delle regole e una reale possibilità di successo del piano.
La partita, ora, si gioca su due tavoli: quello istituzionale, chiamato a dare rapidamente il via libera agli interventi, e quello del dialogo interno, senza il quale la promessa di ambulatori aperti e liste più corte rischia di restare solo un titolo. Per Brindisi, e per il Perrino in particolare, c’è bisogno di una svolta vera.

G.G.