Brindisi, sigilli a 5 locali e scontro tra divertimento e diritto al riposo
La movida come motore economico e culturale della città continua a fare i conti con le proteste dei residenti del centro storico, sempre più organizzati sul piano legale
BRINDISI - Luci accese, musica alta e tavolini affollati da una parte. Finestre chiuse, notti insonni e azioni legali dall’altra. La movida brindisina finisce ancora una volta nel mirino di alcuni residenti del centro. L’esigenza di animare le serate si scontra frontalmente con il diritto al riposo di chi abita nel cuore della città. Un equilibrio mai trovato e che, negli ultimi giorni, ha registrato un nuovo, pesante scossone. Cinque locali simbolo della vita notturna sono finiti sotto sequestro preventivo su disposizione del gip del tribunale di Brindisi, Simone Orazio, al termine di un’indagine condotta dalla divisione di polizia amministrativa della questura.
Il fascicolo è seguito dal pubblico ministero Francesco Carluccio e ruota attorno alla contestazione dell’articolo 659 del codice penale, quello che punisce il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.
L’operazione, eseguita nella giornata di lunedì 9 febbraio 2026 dagli agenti guidati dal dirigente e vicario del questore Vincenzo Zingaro, rappresenta l’ultimo capitolo di una vicenda lunga e complessa, che affonda le sue radici almeno fino all’estate del 2021. È a luglio di quell’anno che un gruppo di circa sessanta famiglie residenti nella zona del centro storico, nei pressi del Nuovo Teatro Verdi, presentò un esposto parlando di una situazione ormai fuori controllo. Le lamentele non riguardavano solo il rumore in senso generico, ma soprattutto l’uso ritenuto eccessivo degli impianti di amplificazione, con musica diffusa all’esterno dei locali fino a tarda notte.
Da allora il confronto si è spostato sempre più spesso dalle strade alle aule giudiziarie. I residenti si sono costituiti parte civile in un procedimento ancora pendente davanti al tribunale di Brindisi, nel quale viene discussa anche l’ordinanza sindacale emanata nel novembre 2024 dal sindaco Giuseppe Marchionna. Quel provvedimento impose, per alcuni esercizi, lo stop a dj e console per trenta giorni, nel tentativo di riportare la situazione sotto controllo. La prossima udienza è fissata per il 6 marzo 2026 e potrebbe segnare un passaggio decisivo nella definizione dei rapporti tra amministrazione, operatori del settore e cittadini.
Il caso brindisino si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda molte città pugliesi e non solo. A Lecce, ad esempio, la movida ha vissuto una fase diversa: l’ordinanza restrittiva sugli orari, firmata dalla sindaca Adriana Poli Bortone per ragioni di ordine pubblico e riferita in particolare ai locali di via Ascanio Grandi e via Maremonti, è stata annullata. Ma il capitolo non è affatto chiuso. Nel capoluogo salentino si lavora ora a un regolamento più severo, con sanzioni più pesanti per chi non rispetta le regole della notte.
Tornando a Brindisi, per i titolari dei locali sequestrati resta aperta la strada del ricorso al tribunale del Riesame, che potrà essere presentato nei prossimi giorni per chiedere l’annullamento del provvedimento. Nel frattempo, però, la città si interroga su quale modello di vita notturna sia davvero sostenibile. Per i residenti si tratta di una “malamovida” che ha superato ogni limite di tollerabilità; per gli operatori economici, di un settore che garantisce lavoro, attrattività e socialità. Due visioni che continuano a fronteggiarsi, mentre la notte brindisina, ancora una volta, finisce sotto processo.
