sea watch

BRINDISI – È arrivata nel porto di Brindisi nella mattinata di oggi, venerdì 15 maggio, la nave umanitaria Sea Watch 5, impegnata nei giorni scorsi in una delicata operazione di soccorso nel Mediterraneo centrale. L’imbarcazione della Ong tedesca ha attraccato poco dopo le 10 con a bordo 166 persone recuperate tra domenica e lunedì in acque internazionali al largo della Libia, mentre viaggiavano su un’imbarcazione di fortuna in vetroresina. Tra i migranti ci sono anche 25 minori non accompagnati e tre donne. Durante le operazioni di salvataggio, secondo quanto riferito dall’organizzazione umanitaria attraverso i propri canali social, l’equipaggio sarebbe stato raggiunto anche da alcuni colpi d’arma da fuoco.

Sul molo brindisino è stato attivato il dispositivo predisposto dalla prefettura per garantire le procedure di sbarco e la prima assistenza sanitaria. In banchina erano presenti gli operatori del 118, il personale sanitario della Asl di Brindisi, i volontari della Croce rossa e della Protezione civile, impegnati nelle visite preliminari e nel controllo delle condizioni dei naufraghi subito dopo l’arrivo a terra. Tutte le persone soccorse sono state sottoposte a monitoraggio clinico per verificare lo stato generale di salute dopo giorni trascorsi in mare.

Le condizioni di alcuni migranti hanno richiesto particolare attenzione. Un uomo, secondo le prime informazioni raccolte durante gli accertamenti medici, presenta una grave infezione al piede sinistro che gli impedisce di muoversi autonomamente a causa del forte dolore. Un’altra persona soffre invece di complicazioni legate al diabete, aggravate dalla mancanza di cure e medicinali negli ultimi sette mesi, con valori glicemici giudicati molto elevati. Diversi naufraghi mostrano sintomi compatibili con disidratazione, forte spossatezza, mal di mare e lievi stati di ipotermia, mentre i sanitari hanno riscontrato anche alcune ustioni provocate dal contatto con il carburante durante la traversata.

A preoccupare il personale medico non sono soltanto le condizioni fisiche, ma anche le possibili conseguenze psicologiche legate al viaggio affrontato e alle violenze subite prima della partenza. Secondo quanto segnalato dal team sanitario, molti dei migranti potrebbero riportare traumi profondi riconducibili sia alla permanenza nei centri libici sia a un precedente episodio che avrebbe coinvolto la guardia costiera della Libia. I naufraghi provengono in prevalenza da Bangladesh, Egitto, Eritrea e Siria.