Arte e archeologia Brindisi 

Intervista a Loi di Campi, la vita di un geniale minimalista

Loi di Campi, nome d'arte di Lorenzo Invidia, eccellenza artistica italiana indiscussa e ammirata e originario di Campi Salentina, è maestro assoluto del minimalismo oltre ad essere sicuramente una delle personalità attualmente più vivaci del mondo dell'arte su scala internazionale.

Loi di Campi, nome d'arte di Lorenzo Invidia, eccellenza artistica italiana indiscussa e ammirata e originario di Campi Salentina, è maestro assoluto del minimalismo oltre ad essere sicuramente una delle personalità attualmente più vivaci del mondo dell'arte su scala internazionale.

Protagonista di molte mostre in Italia e all'estero, i suoi quadri sono il risultato di una lunga, attenta e raffinata ricerca artistica. 

Come afferma egli stesso nel corso di questa intervista, al minimalismo si arriva e non si parte dal minimalismo. Anche perché Loi di Campi non ha prodotto soltanto quadri minimalisti, ma ha avuto anche un periodo "futurista" e si è occupato, nel corso della sua opera, anche di astrattismo geometrico. Si è classificato primo al Premio Arte Contemporanea Salento (2017), ha vinto il Premio delle Arti e della Cultura (Premio dei Musei del Circolo della Stampa di Milano) nel 2017, ha vinto il Premio Turris Magna, nel 2016, come salentino che si è distinto in Italia e all'estero, ha vinto il Premium International Florence Seven Stars a Firenze, nel 2016, e poi convegni, conferenze, mostre e tante soddisfazioni: dall'opera "I colori del Papa", esposta presso i Musei Vaticani, alla futura esposizione permanente di alcune sue opere in alcuni palazzi storici del capoluogo veneto in occasione della Biennale di Venezia del prossimo anno. 

Loi di Campi ci ha raccontato alcuni dettagli che lo hanno portato al successo, alcune simpatiche curiosità inerenti la sua personalità artistica ed anche come nasce un suo quadro. 



- Come nasce lo pseudonimo "Loi di Campi"? Quale percorso ha seguito prima di maturare questa scelta?


"Cercavo di trovare una combinazione ad effetto ed anche breve. Prima "Invi Lo", poi "Loi Invi", ed anche altri esperimenti, tra l'altro ci sono anche dei quadri firmati "Invi Lo", i quadri del periodo "futurista". 

Il ragionamento per arrivare al risultato finale è stato più semplice del previsto: considerando il mio nome, Lorenzo Invidia, si è pensato di unire "Lo" (Lorenzo) e "I" (Invidia) e poi "di Campi". In realtà prima era "Loy", ma un mio conoscente mi ha detto "scrivi "Loi" senza la "y" e così è nato il mio pseudonimo. Ormai mi chiamano tutti con questo pseudonimo, Lorenzo Invidia è un nome presente soltanto sui documenti. Dà soddisfazione essere riconosciuti per i propri risultati".




- Quali sono le prospettive future della sua ricerca artistica? Cambierà direzione oppure insisterà sulle potenzialità del minimalismo?



"Quando uno arriva al minimalismo è difficile poi che vada in altri ambienti, perché si arriva lì dopo aver fatto dei percorsi. Non si parte dal minimalismo, né si arriva con tanta leggerezza, ma bisogna aver sperimentato e percorso anche altre strade. È difficile tornare indietro. Io ho prodotto nel periodo del Covid-19 alcuni disegni, che tra l'altro ho difficoltà ad inquadrare persino in uno stile determinato, e così sono arrivato alle famose formiche. Queste formiche sono una forma di minimalismo, tre formiche in un quadro, dieci formiche, cento formiche, una formica, le formiche unite agli spartiti musicali. Sono tutte diverse interpretazioni di un concetto minimalista. Quando individuo un soggetto per le mie opere, trasformo quel soggetto in un filone. Per fare un paragone, come ci sono le formiche ci sono le gocce. Non sono periodi che nascono e muoiono, ma si sviluppano continuamente. Magari stanno fermi per un po', ma sono comunque in evoluzione. Sulle gocce, per le quali la linea di riferimento è "Oltre la superficie", mi sono ispirato un po' a Paolo Scheggi, ma elaborando sempre una mia opera personale. Così come Turi Simeti faceva gli ovali, che potrebbero sembrare simili alle gocce ma in realtà sono totalmente diversi".





- Come nasce una "goccia" di Loi di Campi?



"La goccia nasce dall'incontro di un triangolo, che è la forma geometrica più importante (tutto si può ridurre a triangoli), e il cerchio (che è l'armonia totale). Unendo queste due figure, viene fuori la goccia".




- Durante la rappresentazione dell'estroflessione o dell'introflessione della goccia, nell'abbinare forma e colore c'è una combinazione particolare?



"I colori preferiti sono i colori primari, che tra l'altro non creo neanche io. Per creare un quadro la quantità di colore da creare è elevata, il rischio è di non avere colore in corso d'opera. Sulla specificità dei colori, ad esempio, c'è il giallo e ci sono diversi tipi di giallo".





- La quantità delle gocce in quadro è predeterminata?



"No, ci sono quadri che hanno sei gocce e quadri che ne hanno solo una. Più di sei gocce penso di non averle inserite in un solo quadro, perché la ricerca artistica si deve anche scontrare con esigenze di spazio. Dove le metti sei gocce? 

Io prediligo formati agili per i quadri, facili da trasportare, quindi non posso optare per una struttura troppo carica. Il discorso è relativamente semplice: nella mia macchina entrerebbero quadri di 1 m². Una volta ho realizzato un quadro destinato ad andare in America che è 1,20m×0,90m ma è un'eccezione".




- Esiste una sua opera molto nota, "I colori del Papa", che si trova attualmente presso i Musei Vaticani. Quell'opera è in un certo senso "celebrativa", nelle prospettive future ci sono altre opere di questo genere?



"Al momento non ho in cantiere di produrre opere celebrative di quel livello. Realizzare quell'opera è stato stimolante. Quell'opera è stata apprezzata, è piaciuta, è un fiore all'occhiello".




- C'è la possibilità che in un quadro di Loi di Campi contribuisca un altro artista?



"Assolutamente no. Sinceramente, sono un lupo solitario. Quando lavoro, non voglio gente intorno. Quando mi occupavo di astrattismo geometrico, io lavoravo alle mie opere di notte. A volte succedeva che non riuscivo ad andare avanti, mi mettevo davanti al quadro seduto e lo fissavo. Mentre passavano le ore, veniva fuori il passaggio per continuare. Solitamente succedeva che immaginavo nella mia mente come sarebbe stato il quadro una volta ultimato".





- Lei mi ha citato alcuni artisti che hanno influenzato la sua opera, ma sono tutti italiani. Dall'estero ci sono influenze?



"Dall'estero, per quanto riguarda il mio ambito di ricerca e produzione artistica, non ci sono influenze. L'ambito di riferimento di questo stile è italiano. Semmai, noi abbiamo influenzato gli altri. Noi siamo precursori, Bonalumi e Castellani in primis. 

Una volta, ad una mostra a Milano mi chiesero se fosse mia abitudine fare sempre le ombre da destra a sinistra. Io risposi, mi sembra anche scontato, che le ombre non le facevo certamente io. 

Io ero legato a Turi Simeti perché è stato, oltre a Bonalumi, un mio maestro. Quando le gallerie vendevano i miei quadri, mi identificavano come un allievo di Turi Simeti. Effettivamente, ho seguito le sue orme. Lui realizzava gli ovali, io ho fatto le gocce. Le gocce non sono arrivate, sono state il risultato di uno studio lunghissimo. Le gocce sono di Loi di Campi, sono un tratto distintivo".


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