Arte e archeologia Latiano 

Cosimo Chirico, l'artista 94enne che disegna col ferro

Sono le 11.45 di una mattina di fine estate. Alla porta, dopo aver suonato al campanello, si presenta un signore in pantaloni e maglia della salute. «È lei Cosimo Chirico?». Pro...

Sono le 11.45 di una mattina di fine estate. Alla porta, dopo aver suonato al campanello, si presenta un signore in pantaloni e maglia della salute. «È lei Cosimo Chirico?». Pronta la risposta: «Sissignore». Entrando nell'abitazione non possono passare inosservate le opere appese alle pareti: una nutrita galleria di personaggi noti o di fantasia fa bella mostra di sé in ogni angolo di muro nelle stanze della casa di questo giovanotto di 94 anni, ex marinaio, ex saldatore, innamorato dell'arte e della vita. «Scusate ma stavo pranzando». Un lord dai modi gentili: copre il frugale pasto che si era preparato poco prima per fare da guida attraverso le sue composizioni che raccontano quasi un secolo di vita. «Ho cominciato a lavorare il ferro a Milano, quando ero operaio saldatore in una grossa fabbrica meneghina». Il “lavoro” sul ferro, altro non è che la sua arte: riprodurre personaggi noti, al grande pubblico o alla sua persona, monumenti, immagini sacre e ogni cosa solletichi il suo interesse e la sua curiosità, usando l'elemento che meglio conosce, il ferro appunto. Quella di Cosimo, Mimino per gli amici, è stata una vita circondata dal ferro. «Sono partito giovanissimo da Latiano per imbarcarmi come marinaio e girare il mondo a bordo delle navi militari – racconta con gli occhi vispi e brillanti - una volta tornato coi piedi sulla terraferma ho capito che per potermi ritagliare il mio spazio in un mondo che stava rapidamente cambiando sarei dovuto partire: le opzioni non mancavano ma grazie a qualche consiglio la scelta cadde su Milano. Il lavoro, al nord, non mancava, e proprio all'ombra del Duomo avvenne il mio primo incontro col ferro: diventai operaio addetto alla saldatura, mestiere che è stato il mio fino alla pensione». La nostalgia per la terra e per gli affetti torna a bussare forte alla sua porta dopo 15 anni. I tempi sono maturi per un ritorno in Puglia, a Latiano. «Avevo acquisito l'esperienza necessaria da portare giù per poter trovare un impiego simile e, comunque, la situazione era cambiata: trovai lavoro prima in una ditta e poi in un'altra». Parallelamente al lavoro, Chirico non ha mai messo da parte la sua passione per l'arte, mettendo a punto una tecnica di lavorazione del ferro unica e difficilmente replicabile: per dare vita ai soggetti che riproduce con sorprendente verosimiglianza ne ritaglia le foto dai giornali, dalle riviste o dai libri, le porta in tipografia dove le fa ingrandire a dismisura, facendone quasi perdere la forma, le stende sul piano da lavoro e qui inizia la magia. «Quando fisso l'immagine al tavolo ne seguo il contorno con gli occhi per capire dove devo applicare i punti di saldatura: una volta che il quadro nella mia testa è composto, prendo il ferro e comincio a lavorare». Lo studio di Chirico è l'orto di casa sua; i suoi strumenti sono pinze, tenaglie, cacciaviti e saldatrici. La perizia nell'applicare i punti di saldatura lì dove devono essere è degna di un professionista o, addirittura, di una macchina: se la saldatrice rimane una frazione di secondo in più sul ferro, lo sfibra, danneggiando irreparabilmente l'opera. La collezione di opere e figure realizzate in oltre 60 anni da Chirico è sterminata. «Non ho mai pensato di esporre o di vendere – racconta – l'ho fatto per me e per i miei cari». Chirico è uno scapolo per ferma convinzione («Perché credi che io sia arrivato così bene a 94 anni?») ma ha un sacco di nipoti e pronipoti. Ha vissuto, fino a quand'era in vita, con l'anziana madre per la quale nutre ancora un amore sconfinato. «Quando ha compiuto 100 anni le abbiamo fatto una grande festa: era felice e lo ero anch'io». Il racconto potrebbe continuare ancora: le storie vissute da questo giovane artista 94enne sono un bel po' come tante sono le opere appese ai muri delle mille stanzette di casa sua. Il tempo, però, fugge e il pasto si fredda. «Devo andare: dopo pranzo ho un appuntamento con Cenerentola», dice ammiccando verso l'immagine della principessa delle fiabe stesa sul tavolo da lavoro tra una pinza e una tenaglia.

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