Politica Oria 

La questione del futuro del Castello di Oria in Parlamento

Il futuro del castello di Oria arriva in Parlamento. Quattro senatori, Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Bianca Laura Granato e Nicola Morra, con l'atto di sindacato ispettivo n. 3-02434 hanno depositato negli scorsi giorni un'interrogazione parlamentare per il Ministro della Cultura, Dario Franceschini. Oggetto dell'interrogazione è il destino di una perla del patrimonio culturale pugliese: il castello di Oria.

Il futuro del castello di Oria arriva in Parlamento. Quattro senatori, Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Bianca Laura Granato e Nicola Morra, con l'atto di sindacato ispettivo n. 3-02434 hanno depositato negli scorsi giorni un'interrogazione parlamentare per il Ministro della Cultura, Dario Franceschini. Oggetto dell'interrogazione è il destino di una perla del patrimonio culturale pugliese: il castello di Oria.

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: Oria (Brindisi), città di origini remote (messapica, poi romana, bizantina e medievale) nota per la sua comunità ebraica, che nel X secolo espresse il famoso sapiente Shabbetai Donnolo, è dominata dal castello, monumento nazionale, sorto su un'altura fortificata fin dalle origini, quando fungeva da acropoli dell'insediamento messapico, e dove peraltro, nel 1822, fu rinvenuta la cripta dedicata ai santi Crisante e Daria, che, creduta databile al IX secolo, conserva affreschi dal XIII sec.;

posto sul fluido territorio di confine bizantino-longobardo, si ipotizza che il fortilizio (a pianta triangolare) costruito per volontà di Federico II negli anni 1227-1233
, sia stato preceduto da una fortificazione normanna, verosimilmente sovrapposta ad una preesistenza altomedievale;

il 15 dicembre 1933 il castello fu incredibilmente "scambiato" dall'allora podestà di Oria con il settecentesco palazzo Martini Carissimo, per adattare quest'ultimo a sede del Comune (tale è rimasto fino al 1985), mentre l'omonimo avvocato e commendatore Giuseppe restaurò e fece del maniero federiciano la propria dimora, ospitando anche una collezione archeologica di un certo interesse e garantendo, in base ad un'esplicita clausola contrattuale, la fruizione di parte della stessa al pubblico; 

considerato che: 
a luglio 2007 gli eredi di Martini Carissimo vendettero il monumento, per meno di 8 milioni di euro, alla Borgo Ducale S.r.l. della famiglia Romanin Caliandro, che progettava di utilizzarlo come scenario di matrimoni da sogno. Benché simbolo identitario di un territorio, e annoverato tra i castelli più importanti del Meridione, lo Stato e gli enti locali non ritennero di esercitare il diritto di prelazione, o comunque si mossero tardivamente, per restituirlo al patrimonio pubblico;

quanto ai lavori di ristrutturazione condotti poco dopo la compravendita, per adeguare il castello alla futura "destinazione turistico-culturale", pur se incredibilmente autorizzati dalla Soprintendenza competente, gli interventi eccedettero il lecito e, su denuncia dell'ufficio tecnico comunale, che negò l'assenso, furono oggetto di indagine (con sequestro nel 2011 e dissequestro nel 2015) da parte della magistratura per numerosi presunti illeciti. La vicenda è oggetto del saggio di Glauco Caniglia "Il Castello di Oria. Vicende giuridiche e prospettive di valorizzazione", pubblicato nel 2018 per le edizioni Esperidi;

oggi, restaurato, il castello di Oria è chiuso al pubblico per la mancata concessione dell'autorizzazione a modificarne la destinazione d'uso a scopo ricettivo e di ristorazione: la proprietà, in epoca pre COVID, si sarebbe detta disponibile all'apertura alle visite guidate solo per 10 anni e solo a patto di ottenere l'agognato cambio di destinazione (si veda "La storia del castello di Oria - Filippomaria Pontani" su "ilpost");

l'esigenza diffusa di una restituzione del monumento alla comunità sembra però avere trovato sponda nell'amministrazione comunale in carica, tanto che ad agosto 2020 il sindaco ha dichiarato che la riapertura al pubblico sarebbe imminente (si veda l'articolo "Castello di Oria, la sindaca: 'Ultima estate senza, siamo tutti al lavoro per sbloccare la situazione e farlo riaprire al pubblico'" su "lostrillonenews"), pare alle solite condizioni ma per 30 anni; non è chiaro, però, se l'accessibilità sarebbe totale e garantita quotidianamente o limitata da alcune restrizioni "capestro"; 

non è chiaro neppure se e quale ruolo abbia avuto in questa "trattativa" la Soprintendenza territorialmente competente, alla quale l'art. 104 del codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004) affida il compito di accordarsi con il privato proprietario di un bene preventivamente riconosciuto "di interesse eccezionale" per garantirne la fruizione pubblica, ipotesi la cui attuazione è stata chiesta al ministro Franceschini, sempre ad agosto 2020, dall'associazione cui fa capo il citato Glauco Caniglia, dopo avere promosso una raccolta firme tra i cittadini; la risposta dell'ufficio di tutela (Soprintendenza di Brindisi e Lecce) sarebbe stata che non ricorrerebbero le condizioni per esaudire l'istanza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e possa riferire le ragioni per le quali la Soprintendenza di Brindisi e Lecce, oggi retta ad interim dalla soprintendente nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, avrebbe respinto la richiesta di avviare la procedura per la dichiarazione dell'interesse eccezionale del castello di Oria ai sensi dell'art. 104 del codice, benché ricorrano incontrovertibilmente le condizioni di cui all'art. 10, comma 3, lettere a) e d), e il maniero ospiti, in aggiunta, una collezione di reperti archeologici che si suppone dichiarata ai sensi dell'art. 13; 

se e quali iniziative di competenza intenda assumere per rimettere ordine nei rapporti tra lo Stato e la proprietà, e per interrompere il "cortocircuito" creatosi tra gestione e funzione pubblica di un bene privato e funzione e gestione privata del medesimo.

INTERVISTA ALLA SENATRICE MARGHERITA CORRADO

La senatrice Corrado è membro della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali). È stata Vicepresidente del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle al Senato dal 24 giugno 2020 all'11 novembre 2020. Dal 19 febbraio 2021 è membro del Gruppo Misto.

- Dal suo punto di vista, senatrice, quali sono le criticità emerse nella questione che riguarda il castello di Oria?

"Si tratta di una proprietà privata ma sicuramente con un interesse pubblico, la curiosità per cui ho deciso di scrivere l'interrogazione è legata soprattutto al fatto che da qualche mese si parla di trattative tra proprietà e comune. Però non si parla mai del ruolo che ha la Soprintendenza, l'ufficio territoriale di tutela del Ministero che si occupa dei beni culturali: che siano pubblici o privati. Il castello riveste un'importanza storica e culturale che ne fa sicuramente un bene di interesse collettivo. Sono stupita che questo accordo eventuale tra proprietà e comune non veda, almeno apparentemente, il coinvolgimento della Soprintendenza e quindi dello Stato. Ho scritto sia al Comune sia alla Soprintendenza di Brindisi e Lecce proprio per chiedere chiarimenti. Di solito, quando è riconosciuto il particolare interesse culturale di un bene è la Soprintendenza a mettersi d'accordo con la proprietà e poi mette a conoscenza il Comune, non accade il contrario come in questo caso dove le cose sembrano andare in altra direzione. C'è anche la questione della collezione archeologica che era ospitata nel castello, che per quello che ne so è passata di proprietà insieme al monumento, e dunque anche per quella, pur essendo privata, è riconosciuto l'interesse pubblico: le norme che sono attualmente in vigore prevedono che ci sia la possibilità da parte della popolazione di fruire, tramite la mediazione degli uffici di tutela con la proprietà, del bene".

- In materia di Codice dei beni culturali, lei auspica una riforma?

"No. Io devo ancora vedere gran parte della documentazione inerente la vicenda, perché finora ho sentito parlare di quelli che sono i documenti esistenti ma ancora non li ho visti. Non ho chiesto l'accesso agli atti, qualcosa mi è stato inviato da associazioni e soggetti del territorio. Mi sembra opportuno capire, perché l'obiettivo di tutti è garantire la fruizione del bene per i cittadini, quali sono i limiti imposti dal fatto che si tratta di un bene privato e quali sono i diritti della cittadinanza di Oria di poter usufruire a scopo di studio, di conoscenza, di godimento personale e come sede di eventi culturali. Per come è stato presentato questo accordo, la fruizione che si prospetta nel tempo non sarebbe garantita nel tempo e con una divisione per aree del monumento, con aree accessibili e non accessibili. Inoltre, vi è la questione del cambio di destinazione d'uso".

- Considerando l'art.9 della Costituzione, che tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione, c'è una "emergenza beni culturali" in Italia?

"Sì, c'è un'emergenza ed è legata alla ristrutturazione del ministero operata da Franceschini a partire dal suo primo incarico come Ministro per i beni e le attività culturali. È il terzo governo che ha lui come Ministro dei beni culturali, oggi Ministro della Cultura. Già dal 2014, Franceschini ha avviato una serie di riforme della macchina ministeriale che hanno di fatto separato la gestione del territorio (la tutela del patrimonio diffuso in Italia) rispetto ai musei, che sono stati separati dalle Soprintendenze (è stata creata una direzione generale che si occupa dei musei). Un ulteriore passaggio è stata la creazione di una quarantina di istituti (parchi archeologici, musei, monumenti ecc…) che hanno ottenuto l'autonomia speciale. Il problema è che le risorse destinate alla tutela, il compito principale delle Soprintendenze ABAP (Archeologia Beni Culturali Paesaggio), sono limitatissime. Tra l'altro prima delle Soprintendenze ABAP, esistevano tre tipi di Soprintendenza con la propria direzione generale a Roma mentre oggi ne esiste una che riunisce archeologi, architetti e storici dell'arte, scelta controproducente già compiuta negli anni '20 e poi abbandonata. Il paradosso del ministero è che il 97% del personale si occupa di tutela, mentre la valorizzazione che va di pari passo con la tutela è compito di pochi uffici centrali. Nella distribuzione delle risorse, la tutela è sempre trascurata. L'anno scorso, rispetto ad una cifra insufficiente per le necessità e alla carenza di personale, alcune decine di milioni di euro sono state sottratte dalla voce "tutela" e destinate alla 18app. Questo provvedimento è di bandiera, il Consiglio di Stato ha rilevato che è la quinta volta che viene rinnovata la 18app, dunque non è più una tantum, e non esiste una verifica, un controllo sugli effetti reali di questa misura sui consumi. Il nome del ministero, che adesso è solo "della Cultura", è indicativo che l'aspetto costituzionalmente rilevante della tutela è sparito dalla denominazione perché ormai ha preso un'altra strada".

- La pandemia ha messo a dura prova il settore degli eventi culturali, delle mostre, dei parchi archeologici. Che cosa propone lei per la ripartenza?

"C'è stato uno sforzo oggettivamente per limitare i danni delle carenze che si sono verificate a causa del mancato svolgimento di eventi e per la mancata presenza dei turisti. Sono stati gestiti dal ministero 4,24 miliardi di aiuti pubblici alle società che hanno visto danneggiato il programma di eventi nel 2020, ma nella distribuzione del denaro sono emersi dei criteri di distribuzione che lasciano perplessità. Ad esempio, nel caso delle mostre di livello nazionale (per proporsi come società di mostre bisognava aver organizzato nel 2020 almeno una mostra tra febbraio e settembre, annullata o rinviata a causa del Covid-19, e avere le attività di mostre come prevalenti) è stato consentito che dei 65 milioni già erogati alle società di mostre la maggior parte andasse a soli otto gruppi ed un solo gruppo da solo ha preso il 30%, ovvero 15 milioni di euro. Io ho presentato a tal proposito un'interrogazione in settimana".

- Qual è la sua opinione sul DDL Fusacchia, ovvero l'abolizione del divieto di iscriversi contemporaneamente a due corsi di laurea?

"Con il mio gruppo, L'alternativa c'è, siamo contrari a questa ipotesi. Se prima ad esempio era consentito iscriversi ad un corso di laurea e frequentare un conservatorio di musica, ma sono due cose diverse anche se poi i conservatori sono stati equiparati alle lauree, in questo caso, invece, tenendo conto dello sviluppo delle università telematiche si rischia di avere un accesso maggiore ai titoli per chi ha più denaro e quindi acquisire più presto più titoli di altri. Alla fine del percorso di studi, si rischia che qualcuno con meno risorse economiche abbia un solo titolo e chi ha più denaro abbia più titoli, quindi ci potrebbe essere una differenza basata sulle possibilità economiche che metterebbe da parte il merito".

Thomas Invidia

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