Ambiente Brindisi 

Rigassificatore galleggiante, inutili gli appelli del mondo industriale. Brindisi non si farà avanti

In queste ore il sindaco di Brindisi, Riccardo ROSSI, ribadisce alla stampa che Brindisi non si candiderà a ospitare un rigassificatore galleggiante. Il governo Draghi intende realizzarne 5 entro il 2023 per accelerare la marcia verso l’indipendenza energetica.

BRINDISI - In queste ore il sindaco di Brindisi, Riccardo ROSSI, ribadisce alla stampa che Brindisi non si candiderà a ospitare un rigassificatore galleggiante. Il governo Draghi intende realizzarne 5 entro il 2023 per accelerare la marcia verso l’indipendenza energetica. Gli industriali insieme una serie di associazioni hanno lanciato un appello alle istituzioni locali e regionali per cogliere l’occasione, ma non è andato a buon fine. Anche il consigliere Pd, Fabiano Amati, è sceso in campo per cercare di convincere i decisori a cogliere l’occasione. Riccardo Rossi, però, dice no: “Non ci faremo avanti. Abbiamo già una centrale a carbone, una di turbogas, tap sarà raddoppiato. Abbiamo già dato. Non diamo il via libera a un progetto di cui non conosciamo nulla”.

Ancora una volta Amati bacchetta il sindaco: “L’Emilia Romagna si sta battendo per avere la nave rigassificatore FSRU a Ravenna e la Puglia non può stare a guardare. Abbiamo la possibilità di vincere per la prima volta una gara per un insediamento industriale compatibile con l’ambiente e la prosperità, e dobbiamo fare tutti gli sforzi per non iscrivere questo programma nell’elenco delle occasioni perdute. A meno che non si pensi che Bonaccini e il sindaco di Ravenna siano così sprovveduti da proporre una cosa per distruggere i loro territori e ammazzare i cittadini. Non possiamo stare a guardare: dobbiamo dunque darci da fare e candidare subito la Puglia a ospitare una nave rigassificatore FSRU”. Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati. 

“Per dire addio al gas russo e diventare più indipendente, l’Italia deve recuperare diversamente 30miliardi di metri cubi di gas. E tutto ciò si può fare con varie infrastrutture, quali gasdotti, serbatoi Gnl e rigassificatori. 

Tutto ciò incide, com’è noto, non solo per le ragioni di pace e di riduzione della prepotenza di Putin, ma pure per assicurarci un futuro prospero e pulito anche nella transizione energetica dai fossili alle rinnovabili e, speriamo presto, alla fusione nucleare. 

In questo scenario il ruolo della Puglia si dovrebbe caratterizzare, per cultura e geografia, verso l’accoglienza di uomini, merci e tecnologie, così da esercitare pienamente il ruolo di Porta del Mediterraneo. 

Se tutto questo non è mera retorica, allora, bisogna candidarsi a un ruolo da protagonista, così da ottenere sia i benefici comuni a tutti gli europei sia quelli specifici in termini di investimenti collaterali alla scelta di ospitare le infrastrutture. 

Non farlo avrebbe come scenari di conseguenza la perdita di chance oppure la realizzazione dell’investimento senza aver detto nemmeno una parola e senza aver raccolto nemmeno un beneficio aggiuntivo. Come abbiamo purtroppo già visto per il gasdotto Tap”.


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