Dopo il no a Draghi, anche Barbara Lezzi fuori da M5S: lei prova a resistere

giovedì 18 febbraio 2021

È stata una giornata quella di ieri di veleni e vendette dentro al Movimento 5 Stelle, il partito si è diviso in Senato nel merito della fiducia al governo Draghi: 15 senatori pentastellati hanno votato parere contrario e si contavano anche diversi assenti nel gruppo parlamentare. Il governo Draghi ha ottenuto più dell'80% di pareri favorevoli, ma la fronda grillina si sente e il partito numericamente più forte del Parlamento potrebbe spaccarsi: lo stesso reggente del Movimento, Vito Crimi, ha annunciato l'imminente espulsione dei dissidenti. I 15 senatori che hanno votato contro la fiducia al governo Draghi apparterrebbero all'area Di Battista (autoeliminatosi) e sarebbero scontenti di allearsi con Berlusconi, dopo aver stretto accordi con Lega, Partito Democratico e Liberi e Uguali nelle precedenti esperienze di governo. Inoltre, nella compagine ministeriale pentastellati non si contano esponenti dell'area Di Battista ma tutti fedelissimi della linea governista di Di Maio. I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi".

Lo annuncia su Facebook il capo politico del Movimento 5 stelle, Vito Crimi, che aggiunge: "si collocano, nei fatti, all'opposizione. Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo". La risposta di Barbara Lezzi non si è fatta attendere: "Buongiorno. Ho appena letto il post del reggente perpetuo in cui comunica l'espulsione dal gruppo parlamentare dei 15 senatori, tra cui ci sono anche io, che ieri non hanno dato la fiducia al governo Draghi. Ho preso la decisione. Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa). Credo che il 41% degli iscritti contrari ad allearsi con tutti, compresi Berlusconi, Salvini e Renzi, debbano essere rappresentati. Sono convinta, inoltre, che se il quesito fosse stato riproposto, come lo statuto prevede, quel 41% sarebbe stato più alto. Auspico, quindi, la massima serietà nel percorso che porta alle candidature e l'urgenza necessaria a sbloccare l'azione del M5S. Coraggio".

Nascerà un nuovo partito? La forza attualmente più grande del Parlamento potrebbe spaccarsi. È certo che un potenziale nuovo partito conterebbe molti degli esponenti ortodossi del Movimento, i puristi delle alleanze con nessuno e della coerenza contro il sistema: una linea che è stata abbandonata dopo le elezioni del 2018 e che ha consentito al Movimento 5 Stelle di governare insieme a quasi tutto l'arco costituzionale, ma sembra che l'incarico di governo a Mario Draghi e la coabitazione con Forza Italia sia decisamente troppo per loro.

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