Il governo Draghi ha giurato, la Puglia non ha rappresentanti, ma si aspetta molto

sabato 13 febbraio 2021

I preparativi e le cerimonie sono stati completati, il Presidente del Consiglio dei Ministri insieme ai suoi Ministri ha giurato nella mani del Presidente della Repubblica. Il governo Draghi I è operativo, nell'attesa di ottenere la fiducia dal Parlamento. L'esecutivo, che sostituirà "la squadra migliore del mondo" (secondo le parole del Capo del Governo uscente, Prof. Giuseppe Conte), gode dell'appoggio del Partito Democratico, di Liberi e Uguali, del Movimento 5 Stelle, di Forza Italia e della Lega. La maggioranza è veramente "bulgara", è eterogenea e si preannuncia anche litigiosa. Il dibattito è particolarmente aspro nella base delle forze politiche che componevano il governo "giallorosso", poiché questo esecutivo è ritenuto avere un baricentro troppo a Destra. La composizione della lista dei ministri sembra aver rispettato il "manuale Cencelli", cioè quello strumento organizzativo che si ritiene essere stato coniato da un funzionario democristiano negli anni '60 per distribuire equamente il potere tra le varie correnti. Effettivamente, si può constatare che i ministeri siano stati assegnati numericamente in base alle attuali percentuali parlamentari dei vari partiti e dei rispettivi sottopartiti. Questo governo, che il contesto giornalistico aveva definito "esecutivo dei migliori", ha assunto connotati meritocratici più nella scelta dei tecnici che nella scelta dei politici, dove sicuramente il criterio meritocratico adottato è stato quello dell'esperienza ministeriale e non del curriculum vitae: le riconferme in tal senso sono varie e spaziano da Brunetta a Gelmini, da Orlando a Di Maio, da Franceschini e Guerini, da Dadone a Patuanelli. È essenziale ricordare che la scelta della squadra risponde anche all'esigenza di evitare una spaccatura totale con le segreterie di partito ed evitare il commissariamento di fatto del Parlamento.

Una parte dei Ministri è eredità del governo Conte II e del Conte I, con il solo grande escluso che è proprio "l'avvocato del popolo". In un'ottica di proporzione territoriale, invece, questo governo nasce con tutti gli sfavori determinati dai numeri: tre ministri su quattro sono originari del Nord Italia, poiché soltanto Carfagna, Lamorgese, Speranza e Di Maio sono del Mezzogiorno. Nessun ministro di origine pugliese, come non ci sono neanche ministri originari delle isole e ci sono soltanto due ministri del centro (Giovannini e il capo del governo, Mario Draghi).

LA LISTA DEI MINISTRI DEL GOVERNO DRAGHI I

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto quattro ministeri: Luigi di Maio al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Stefano Patuanelli al Ministero dell'Agricoltura, Fabiana Dadone al Ministero delle Politiche Giovanili e Federico D'Incà al Ministero per i Rapporti con il Parlamento. Il Partito Democratico ha ottenuto tre ministeri: Andrea Orlando al Ministero del Lavoro, Dario Franceschini al Ministero della Cultura, Lorenzo Guerini al Ministero della Difesa. La Lega ha ottenuto tre ministeri: Erika Stefani al Ministero delle Politiche per la Disabilità; Massimo Garavaglia al Ministero del Turismo, Giancarlo Giorgetti al Ministero per lo Sviluppo Economico. Forza Italia ha ottenuto tre ministeri: Renato Brunetta al Ministero per la Pubblica Amministrazione, Mariastella Gelmini al Ministero per gli Affari Regionali, Mara Carfagna al Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale. Liberi e Uguali ha ottenuto un ministero: Roberto Speranza al Ministero della Salute. I ministri tecnici: Luciana Lamorgese (tecnica) all'Interno, Marta Cartabia (tecnica) al Ministero della Giustizia, Daniele Franco (tecnico) al Ministero dell'Economia, Roberto Cingolani (tecnico) al Ministero della Transizione ecologica, Patrizio Bianchi (tecnico) al Ministero dell'Istruzione, Cristina Messa (tecnica) al Ministero dell'Università, Enrico Giovannini (tecnico) al Ministero delle Infrastrutture, Vittorio Colao (tecnico) al Ministero dell'Innovazione tecnologica, Roberto Garofoli al Sottosegretariato della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Thomas Invidia

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