I rischi dello “junk food” per i bambini e la necessità di "regole alimentari" sane: l'insidia della dipendenza dai dolci

venerdì 29 gennaio 2021

di Gaetano Gorgoni

Il cibo preconfezionato di scarso valore nutritivo e alto contenuto calorico, come merendine, snack confezionati, dolciumi, dev'essere limitato a qualche momento della settimana, se non eliminato del tutto. In molte famiglie l'abitudine a consumare quotidianamente questo tipo di alimenti produce, a lungo andare, problemi gravissimi per la salute. Oggi con la dottoressa Simona Manta, biologa nutrizionista, diamo dei consigli e delle informazioni utilissime ai lettori: attenzione alle abbuffate e all'eccesso di cibi spazzatura, queste abitudini alimentari sono la strada più breve verso l'obesità e verso tutta una serie di pericolose patologie cardiache, dell'apparato digerente e tumorali. Con l'esperta salentina, che è operativa ad Aradeo, diamo risposte anche alle domande più ricorrenti tra i genitori: il latte, dopo i 2 anni, fa sempre bene, soprattutto prima di andare a letto? Mangiare carne rossa fa male? Quanta carne e quanto pesce devono mangiare i bambini nel corso della settimana?

Dottoressa, molti genitori abituano i propri figli in età pediatrica a fare lo spuntino, oppure la colazione con merendine, cioccolata e snack dolci di vario tipo. Sul piano dell’educazione alimentare è corretto?

“È importante che il bambino venga educato fin dall’età prescolare a fare 5 pasti nell’arco della giornata, 3 principali e 2 spuntini. La colazione aiuta ad iniziare la giornata con la giusta carica ed affrontare i compiti scolastici nel migliore dei modi. Gli spuntini, invece, permettono al bambino di non arrivare a pranzo troppo affamato e a mangiare con voracità più del dovuto. Purtroppo, attualmente, a causa del cambiamento dello stile di vita, dei ritmi lavorativi e del boom pubblicitario cui siamo costantemente sottoposti dal mondo dei social e tv vengono fatte scelte non salutari. È il caso di colazione e spuntini che vengono riempiti di junk food (merendine, biscotti, patatine e altro). Questo tipo di snack non salutare poiché non bilanciato dal punto di vista nutrizionale, altamente calorico e spesso ricco in zuccheri semplici e grassi saturi espone il bambino al rischio di sovrappeso oppure obesità. Questo non perché in un regime alimentare ben bilanciato non sia possibile mangiare questo tipo di prodotti, ma poiché non dovrebbero essere utilizzati con frequenza giornaliera e in maniera abitudinale. È importante dare al bambino le basi di una corretta alimentazione spiegando il perché di alcune scelte”.

Quante volte alla settimana possiamo proporre i dolci nella dieta di un bambino e che tipo di dolci possiamo proporre?

“Il bambino fin dalla nascita è abituato al sapore dolce del latte materno (alimento affascinante e completo per la corretta crescita del bambino), per questo, spesso anche in seguito è orientato verso sapori dolci. Gli alimenti dolci sono tanti e si differenziano in base ai processi di lavorazione. Non bisogna vietare completamente al bambino i dolci, ma sicuramente dare una giusta regola sostituendo magari i prodotti industriali con qualche dolce fatto in casa con ridotto contenuto di zuccheri e grassi e arricchendo la ricetta di base con frutta, frutta secca o cioccolato fondente. Qualora per questioni di tempo non fosse possibile preparare qualche biscotto o ciambella in casa, bisogna allora porre attenzione alle etichette alimentari scegliendo quei prodotti con pochi e buoni ingredienti. In ogni caso comunque non abituare il bambino al consumo di dolce giornaliero, ma consumarlo solo occasionalmente in quanto già molti alimenti presenti sulla nostra tavola contengono un quantitativo elevato di zucchero".

I disturbi del comportamento alimentare maturano sempre in età pediatrica?

“No, non sempre. Quello dei DCA è un ambito complesso e impegnativo che richiede il lavoro di un équipe multidisciplinare che prenda per mano il paziente e lo accompagni lungo un percorso non solo nutrizionale, ma anche psicologico. I Dca, ovvero i disturbi del Comportamento Alimentare sono patologie caratterizzate da un’alterazione dell’alimentazione e da un’eccessiva preoccupazione nei confronti del peso e delle forme corporee. In età pediatrica uno dei più diffusi è la selettività alimentare, per cui i bambini mangiano solo alcune tipologie di alimenti rifiutandone altre. La scelta avviene per la consistenza, il colore o l’ odore dell’alimento. Un altro tipo di disturbo è la disfagia funzionale che si verifica quando il bambino ha vissuto un trauma (es. rischio di soffocamento). Ma non solo, molto diffusi sono anche anoressia e bulimia, ormai sempre più frequenti anche in età scolare e adolescenziale. Questi disturbi, ahimè, colpiscono anche gli adulti, sia di sesso maschile che femminile. È importante prevenire ed intervenire tempestivamente in qualunque fascia di età essi si presentino”.

Il latte fa davvero bene ai bambini? L’abitudine di bere latte (inzuppando dei biscotti) prima di andare a letto è sana?

“Molti genitori pongono questa domanda. C’è chi si dispera perché il bambino non beve il latte, chi è preoccupato che faccia male. Il bambino fino al primo anno di vita si nutre esclusivamente del latte materno e spesso dopo si prosegue con il latte di proseguimento fino ai 2 anni. Il latte vaccino non è indispensabile, ma pur sempre un alimento prezioso. Se il bambino rifiuta di berlo non è necessario disperarsi in quanto è possibile trovare alternative valide per una colazione salutare. La cena precede il sonno e dovrebbe essere un pasto nutriente e semplice, con alimenti facili da digerire. Se il bambino dovesse qualche sera richiedere un bicchiere di latte dopo il pasto prima di dormire, potrebbe anche andar bene: l’importante però è non esagerare nelle quantità. Sarebbe opportuno, però, non introdurre anche dei biscotti considerando che è un dopo cena”.

Cosa non deve mancare mai dalla dieta di un bambino?

“La dieta del bambino deve essere il più possibile varia, comprendendo tutti i gruppi alimentari: cereali, carne, pesce, latticini e legumi, latte e derivati, frutta e verdura e i grassi da condimento. Solo in questo modo il bambino avrà a disposizione tutto ciò che è necessario per la sua crescita evitando carenze nutrizionali, pericolisissime e spesso mascherate da uno stato di sovrappeso e obesità”.

Un bambino che si abbuffa soprattutto di pasta è sulla cattiva strada? Le quantità sono importanti anche da piccoli?

“Sì, è importante dare anche al bambino le giuste regole. Questo non vuol dire sottoporre i bambini a diete drastiche, vietando loro intere categorie di alimenti, ma è importante evitare le abbuffate e 'porzionare' ciò che si mangia, costruendo così pasti bilanciati e ricchi di ogni nutriente”.

La carne rossa è indicata per i bambini? Quante volte a settimana dobbiamo proporre la carne e quante volte il pesce nella dieta dei nostri piccoli?


“Nessun alimento è da demonizzare. Certo è che la frequenza di alcuni andrebbe ridotta favorendo quella di altri. La carne è importante nella dieta del bambino e la risposta risiede nei nutrienti di cui può giovare l’organismo, ovvero ferro, proteine ad alto valore biologico, vitamine soprattutto del gruppo B. La frequenza di consumo settimanale dovrebbe essere di 2-3 porzioni e bisognerebbe privilegiare quelle bianche più magre. Il segreto ancora una volta risiede nella qualità della carne acquistata e soprattutto nella quantità che viene proposta al bambino. Per il consumo di pesce la frequenza settimanale è di circa 3 volte, cercando di alternare fra loro le diverse fonti proteiche(carne, legumi, pesce, uova)”.

Quando possiamo definire un bambino in sovrappeso e quando obeso? In questi casi ci spiega perché la salute dei piccoli è a rischio?

"Mentre in età adulta il modo più semplice per definire una condizione di sovrappeso o obesità è l’IMC, ovvero l’ indice di massa corporea(peso/altezza al quadrato), nei bambini e adolescenti questo varia, l’accrescimento di peso e statura non sono due linee parallele, ma ci possono essere momenti in cui cresce di più il peso e momenti in cui cresce più l’ altezza. Proprio per questo motivo dobbiamo fare riferimento alle Tabelle di Crescita, 'Le Tabelle dei Pecentili' in relazione all’età. Un bambino/adolescente che ricade al di sopra del 75 percentile lo definiremo sovrappeso e al di sopra del 90, 95 percentile definiremo una condizione di obesità. È fondamentale identificare ed intervenire precocemente queste condizioni in quanto già da piccoli si può andare incontro a problemi metabolici (steatosi epatica, diabete, ipertensione e altro), ma anche a problemi ortopedici e psicologici. E poi, siamo davvero convinti che un bambino paffutello sia sempre un bambino sano? Condizioni di sovrappeso e obesità celano spesso carenze micronutrizionali importanti. Una cosa che mi preme aggiungere è quella relativa allo sport: accanto ad una corretta educazione alimentare (che ricopre un ruolo sempre più importante anche nelle ore didattiche), il bambino deve essere sempre spronato ad una sana attività fisica che gli permette di relazionarsi con i suoi coetanei riducendo la sedentarietà, causa anch’essa di numerose problematiche di salute”.

La dottoressa Simona Manta è una Biologa- Nutrizionista (Iscrizione Albo Biologi sez. A, n. AA- 0842), laureata in “Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana”- Campus Biomedico di Roma, Laurea Magistrale In “Scienze dell’ Alimentazione e Nutrizione Umana” presso Campus Biomedico di Roma. Tirocinio formativo e tesi (“L’obesità infantile: l’importanza di una corretta alimentazione”), presso Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Obesità pediatrica. Attualmente ha uno studio privato ad Aradeo, in via Piave 103.
 ggorgoni@libero.it

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