Covid, curarsi a casa ai primi sintomi: aspirina o cortisone per prevenire la polmonite

mercoledì 25 novembre 2020

di Gaetano Gorgoni 

C’è un modo per prevenire l’infiammazione sistemica scatenata dal covid-19? La partita si gioca sul tempo. Cosa fare in attesa di un tampone che tarda ad arrivare, quando i sintomi si manifestano e siamo certi di aver avuto a che fare con un positivo? Con il medico di base si può mettere in campo una strategia che in molti casi ha funzionato. Il fai-da-te è sconsigliato. Se si tratta di covid, quella settimana di tempo può essere letale perché l’infiammazione, quando raggiunge le vie respiratorie può diventare uno tsunami. C’è un documento medico che individua una terapia semplice e casalinga che in molti casi ha funzionato. Sono tre i farmaci usati: aspirina, Aulin in caso di dolore (mai da prendere insieme), quindi cortisone.

Abbiamo l’esperienza della prima ondata: non fare nulla, quando i sintomi si manifestano e sappiamo di aver avuto a che fare con un positivo, significa dare un vantaggio al virus. L’infiammazione scatenata dal SARS-CoV-2 avanza velocemente: in sette giorni può diventare devastante per i nostri polmoni, specie se ci sono patologie pregresse o il sistema immunitario reagisce al virus con una violenza che diventa un boomerang.
C’è un documento che ha tra i firmatari Giuseppe Remuzzi, primario di Nefrologia all’ospedale di Bergamo, e che spiega l’importanza di partire in anticipo per prevenire la reazione infiammatoria e curare i pazienti a casa. Quando si manifesta tosse (sintomo che ricorre nella maggior parte dei casi), stanchezza, dolori muscolari, mal di gola, nausea, vomito, diarrea si può correre ai ripari intervenendo come se si trattasse di un’influenza che ha causato l’infiammazione delle nostre vie respiratorie. Somministrando i farmaci antinfiammatori all’inizio mettiamo in campo una terapia preventiva importante. Dobbiamo solo sostituire la tachipirina con l’aspirina: naturalmente chi ha problemi di gastrite o ulcera dovrà prendere dei protettori per lo stomaco. Se dovessero esserci dei dolori tra i sintomi, bisognerà passare all’Aulin e lasciare l’aspirina. Il protocollo Remuzzi nasce dall’esperienza fatta in prima linea, durante quell’onda che travolse tutti e ci inchiodò davanti alle immagini di Bergamo: quelle della sfilata di carri dei militari che trasportavano le bare dei deceduti con covid.

IL PROTOCOLLO CHE PREVIENE LA POLMONITE INTERSTIZIALE E RENDE PROTAGONISTA LA MEDICINA TERRITORIALE

Il “protocollo Remuzzi” ha avuto effetti positivi sui diversi pazienti che lo hanno sperimentato: grazie all’intervento preventivo si evita poi il ricovero in ospedale. Si tratta di una scoperta importante capace di alleggerire i nosocomi italiani. Questo protocollo dà centralità alla medicina territoriale perché sotto lo stretto controllo dei medici di base la terapia preventiva può trasformarsi in salvezza dal covid-19 senza ricorrere ai ricoveri. La sperimentazione ha già interessato diversi medici di base è una platea di circa 400 loro pazienti. Le medicine con proprietà antinfiammatorie, al contrario di quello che può fare la Tachipirina, possono rallentare o bloccare l’infiammazione prima che diventi polmonite interstiziale. Se ne avessimo avuto la consapevolezza nella prima ondata, avremmo capito che utilizzando il cortisone ai primi sintomi potevano essere salvate molte vite umane. È importante il ruolo del medico di base, che deve somministrare i farmaci e prescrivere gli esami necessari a capire come si stia evolvendo l’infiammazione. Ecco perché il fai da te non va bene: è necessario tenere sotto controllo durante la terapia tutti i valori e anche la funzione renale. Se non si ottengono risultati, è necessario poi passare al trattamento con il cortisone e l’eparina. In alcuni casi bisogna intervenire con alcuni tipi di antibiotici. La medicina territoriale può diventare la grande protagonista della rivoluzione sanitaria al tempo del covid provvedendo persino alla somministrazione dell’ossigeno. “La medicina del territorio è sprovvista totalmente della possibilità di fare diagnosi - riflette il medico di base Antonio Chiodo - Davanti a un sospetto covid, bisognerebbe dare i mezzi per intervenire con una diagnosi efficace. Il protocollo preventivo può funzionare, ma se mi trovo davanti a un cardiopatico che prende già anticoagulanti come faccio a risolvere tutto con un’aspirina? Non è così semplice l’intervento preventivo e bisogna sconsigliare di fare da soli”. Il grande passo in avanti lo faremo quando saremo in grado di curare tutti i pazienti covid nella prima fase, da casa, con efficienza, tempestività e con la stessa efficacia di un ospedale.

ggorgoni@libero.it

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