Il ceppo influenzale di quest’anno è una “vecchia conoscenza”: come proteggersi

martedì 17 novembre 2020

di Gaetano Gorgoni 

Come sarà l’influenza quest’anno e quali sono le contromosse da adottare per fronteggiarla? Ne parliamo con l’immunologo prof. Mauro Minelli. Quella che noi definiamo influenza, capace di costringere a letto milioni di italiani ogni anno e di causare gravi problemi ai più anziani, in realtà comprende le manifestazioni cliniche di quasi 300 diversi tipi di virus che causano uno spettro di intensità diversa di malattia respiratoria: in genere si manifesta bruscamente, con una temperatura che va oltre i 38°C, insieme a tutta una serie di sintomi come spossatezza, stanchezza, dolori muscolari e articolari, naso chiuso e naso che cola. Non confondiamo, però, le sindromi parainfluenzali con la vera e propria influenza, che sta per arrivare. La buona notizia è che il ceppo virale di quest’anno il nostro organismo lo conosce già. La brutta notizia è che c’è anche il covid di mezzo e i due problemi si potrebbero sovrapporre: ecco perché il vaccino antinfluenzale elimina almeno uno de più temibili guai di quest’inverno.


INTERVISTA AL PROF. MAURO MINELLI

Professore, quest’anno abbiamo il vantaggio di portare le mascherine e di essere distanziati, ma anche di conoscere già il ceppo influenzale, vero?

“La notizia è di qualche settimana fa è confortante. Il riferimento è al virus del ceppo A (sottotipo H3N2), principale ma non unico protagonista dell’oramai avviata stagione influenzale 2020/2021. Si tratta di una vecchia conoscenza, nota agli italiani fin dal 2016 quando iniziò a circolare tra noi già inducendo, all’epoca, una prima protezione immunitaria specifica la cui memoria, oramai da noi acquisita, è pronta ad essere rievocata in caso di un nuovo prossimo contatto. Si aggiunge a tutto questo che i preparati vaccinali contro questo specifico ceppo virale risultano essere piuttosto efficaci perché sufficientemente protettivi. All’azione di questo ceppo virale potranno aggiungersi quelle dei virus che hanno già circolato nelle passate stagioni, come il sottotipo H1N1 del virus dell'influenza A e l’ultimo identificato degli influenzavirus B”.

Il nostro sistema immunitario è già preparato?

“Ci sono validi motivi per ritenere già sufficientemente attivate le dinamiche di protezione verso l’incipiente ondata influenzale nella più gran parte della popolazione. Quest’anno, tuttavia, il mal di gola, la tosse, la febbre, qualora dovessero comparire, avranno certamente un senso ed un valore molto più allarmante di quanto non possa essere accaduto negli anni precedenti. Il contestuale pesante fardello della CoViD-19 ci porrà di fronte alla perentoria necessità di dover distinguere fra influenza ‘ordinaria’ e polmonite da SARS-COV-2”.

Come reggere all’impatto di quest’inverno che si preannuncia così tanto problematico? Come comportarsi di fronte al difficile dilemma che incomincia a serpeggiare in una popolazione, già sufficientemente confusa tra contagiati contagianti e contagiati innocui, sintomatici e ammalati gravi, asintomatici e paucisintomatici?

“In effetti, molti dei sintomi iniziali delle due affezioni virali sono tra loro sovrapponibili essendo, in entrambi i casi, prevalentemente coinvolte le vie respiratorie con starnuti e naso che cola, tosse, catarro e bruciore di gola e poi, naturalmente, febbre ben superiore ai 38°C. Quest’ultima tuttavia, nell’influenza, si associa abitualmente ad astenia marcata con facile stancabilità e talvolta sensazione soggettiva di capogiro, mal di testa, dolori articolari e muscolari che, invece, sembrano essere piuttosto infrequenti nella CoViD-19 laddove, d’altro canto, sono noti come sintomi d’esordio l’anosmia e la disgeusia, cioè la perdita dell’olfatto e l’alterazione del gusto solitamente non descritte nelle classiche sindromi influenzali”.

Rischiamo sovrapposizioni di virus, confusione, automedicamenti sbagliati...

“Al di là di quelle che possono essere indicazioni differenziali teoricamente semplici, elementi di confondimento potenziale rappresentati da eventuali automedicazioni piuttosto che da una sottostima dei sintomi di partenza, rendono tutt’altro che facile la precisa identificazione dei due quadri patologici. Dopo opportuna valutazione clinica a cura del proprio medico, diventa allora essenziale ed insostituibile il ricorso alla diagnostica infettivologica da eseguire su aspirato naso-faringeo o su tampone faringeo, assolutamente indispensabile per identificare e differenziare i virus presenti nelle vie respiratorie”.

Però potrà accadere di contrarre i due virus insieme, se non ci si vaccina...

“Ovviamente nessuno potrà escludere a priori, nel corso della stagione autunno-invernale 2020/2021, una concomitante sovrapposizione di CoViD-19 e influenza, considerando l’eventualità, tutt’altro che remota nelle virosi respiratorie, di una ‘infezione mista’ derivante dalla contemporaneità di due malattie prodotte da agenti infettivi che hanno d’altro canto, stando anche alle recentissime rivelazioni fornite dall’Istituto tumori di Milano secondo le quali la presenza degli anticorpi specifici anti-SARS Cov2 sarebbe stata riscontrata nell’uomo fin dal settembre 2019, non sarebbe improprio supporre che, al pari di altri coronavirus, anche il 2019 nCov abbia già potuto agire in combinazione con altri agenti virali. A conferma di questo dato ci sono le diagnosi formulate nella primavera 2020 quando, al picco dell’epidemia CoViD, sono state individuate infezioni sostenute dal Sars-Cov-2 insieme ad altri virus. Tutto questo, come illustrato in un recente lavoro pubblicato sull’International Journal of Infectious Diseases, non è detto debba per forza di cose trasformarsi in una malattia più grave, dipendendo quest’ultima circostanza soprattutto dall’età e dallo stato di salute di fondo delle persone colpite. E, d’altro canto, proprio nella pubblicazione citata si dimostra come sia possibile, in soggetti contemporaneamente infettati dal SARS-Cov 2 e da altri virus respiratori, un decorso clinico del tutto sovrapponibile a quello di una infezione causata dal solo virus dell’influenza, ovvero da un mix di agenti virali già conosciuti”.

Quindi il vaccino è il primo passo da fare per evitare sovrapposizioni...

“Chiaro che nei casi in cui dovessero sovrapporsi all’aggressione virale pre-esistenti quadri morbosi già di per sé invalidanti, come quelli documentabili nella maggior parte dei soggetti anziani, la criticità della CoViD-19 ne verrebbe esaltata tanto sul piano respiratorio quanto su quello vascolare e sistemico. Per questo, in tali casi è opportuno prevedere per tempo la somministrazione dei vaccini certamente utili a neutralizzare in maniera elettiva l’agente infettante verso il quale sono specificamente orientati, ma anche ad “allenare” e opportunamente “addestrare” il sistema immunitario rendendolo attore efficace ed attivo di una sfida che, mai come in questi mesi, va affrontata con competenza per essere vinta. Certo, essendo il virus influenzale di quest’anno, come già detto, agente patogeno già conosciuto da almeno quattro anni, c’è da credere che molti di noi ne siano già venuti a contatto così acquisendo una memoria immunologica specifica che potrà rendere molto più valida e immediata la risposta protettiva. Che nello scenario complessivo della stagione autunno-invernale appena iniziata sembrerebbe essere – almeno questa - una notizia parzialmente consolatoria”.

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