Tap-Snam, Amati: “Puglia porta europea energia verde. Peccato non aver capito e sfruttato l’occasione”

lunedì 16 novembre 2020

“Il gasdotto Tap-Snam rende la Puglia sempre più porta europea per l’energia verde; sono però molto rammaricato per l’incapacità che abbiamo mostrato nel capirlo e nell’approfittarne a tempo debito, dialogando con il governo nazionale e le società investitrici, per ottenere investimenti molto più corposi sul territorio e proporzionati al rango - appunto - di porta energetica europea. Questa è purtroppo la fine che si fa quando la tutela ambientale non consiste in rimedi tecnici accordati con la prova scientifica, per ridurre gli impatti del progresso, ma in improprio surrogato di ideologie o teorie economiche rivelatesi già ampiamente fallimentari”. Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati. “Viviamo una contraddizione da fare spavento. Mentre nel mondo economico la Puglia sta diventando uno snodo importante per l’approvvigionamento energetico, nel mondo politico non si riesce nemmeno ad avviare una discussione tra amministratori locali per ottenere minimi investimenti di compensazione, resi disponibili peraltro a opera già finita e quindi in un tempo non idoneo a rivendicare alcunché o a ostacolare l’opera.

Abbiamo avuto per le mani un potere negoziale enorme e però allegramente dissipato, perché impegnati a rincorrere convenienze politiche meno che condominiali, altro che territoriali, senza accorgerci che nel frattempo della nostra regione si parlava - come porta energetica verde dell’Europa - alla Casa Bianca negli incontri ufficiali tra capi di Stato. Con una politica più incentrata sul nuovo mondo green da costruire e non sulle suggestioni di fallite ideologie, avremmo dunque potuto accendere i fari dell’attenzione mondiale sulla nostra regione, ampliando la domanda di investimenti di compensazione per superare divari e disuguaglianze economico-produttive da fare spavento. La Puglia di oggi, infatti, si presenta a macchia di leopardo, con aree che in qualche modo si sono proiettate negli investimenti di alta qualità e quantità produttiva e aree soggiogate da ideologie decrescitiste o polemismo professionale in grado di condannare alle più profonde disuguaglianze la sorte di migliaia di cittadini. Ecco perché sto insistendo senza alcun freno o remora su uno scatto d’orgoglio delle istituzioni locali, nel richiedere almeno quel poco di investimenti promessi al fine di ottenere un ritorno concreti ma anche per far comprendere la perdita di chance subita e la necessità di cambiare approcci e modo di fare. È tutto ciò perché la politica non è un gioco di società, ma un’attività in cui si dovrebbe impedire di perdere per gioco le speranze della società”.

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