L’infettivologo Grima: “Rischiamo la terza ondata. Poco personale nelle Rianimazioni”

sabato 7 novembre 2020

di Gaetano Gorgoni 

La sanità pugliese si è fatta trovare un'altra volta impreparata: ci sono pochi medici in Malattie Infettive. Oggi abbiamo intervistato l’infettivologo e scrittore Pietro Grima, che già dalla prima ondata di covid-19 ci ha messo tutti davanti alla realtà di una malattia insidiosa, che dovrebbe essere affrontata con più personale sanitario e con la consapevolezza di una possibile terza ondata. Come si è sempre detto, solo un vaccino può liberarci dall’incubo: secondo l’infettivologo salentino, le festività natalizie saranno un altro momento di criticità per la diffusione del SARS-CoV-2, ma oggi abbiamo le “armi farmaceutiche per combatterlo meglio”.

INTERVISTA ALL’INFETTIVOLOGO E SCRITTORE PIETRO GRIMA

Molti pensano che lei sia pessimista, ma purtroppo ha azzeccato ogni previsione. Qual è la sua visione dell’andamento epidemiologico?

“Francamente credo che stiamo peggio di marzo scorso. C’è una situazione traballante nella sanità: si palpa l’insicurezza. Le autorità sanitarie si sono affidate alla nostra buona volontà…Ci è stato detto di rimanere a casa perché così ci sono speranze, ma non ci hanno fatto capire se c’è una strategia razionale per fronteggiare in modo più sicuro la pandemia. Stiamo assistendo a interventi contraddittori, a Regioni che si muovono per conto loro, ai soliti proclami”.

Alla fine la seconda ondata è arrivata e scopriamo nuovamente di non avere il numero sufficiente di personale per fronteggiarla e forse anche il numero di posti necessari negli ospedali… Eppure lei aveva pubblicamente messo in guardia tutti e aveva anche chiesto più celerità per i vaccini antinfluenzali...

“Lo avevamo detto e tutti gli esperti sapevano che sarebbe arrivata la nuova ondata. Ne ho parlato con tanti colleghi: ho sempre chiesto di alzare la guardia. Oggi dobbiamo incominciare a prepararci a fronteggiare la terza ondata (quando avremo tenuto a bada questa!)nella fase invernale”. Dottore, cosa le fa pensare che ci sarà una terza ondata? “Me lo fa pensare quello che vedo. In Malattie infettive a lavorare contro il SARS-CoV-2 ci sono solo quattro o cinque medici: mi sembra un numero insufficiente a fronteggiare i picchi. Non c’è un vero e proprio staff: sono medici che stanno lavorando come pazzi da gennaio scorso. Ci vorrebbero 20 medici da far ruotare. Non abbiamo imparato molto dalla prima ondata”.

Quindi non ci siamo col personale e ci avviciniamo alle festività...

”Sì, perché arriverà Natale, le feste, il Capodanno, il carnevale, le persone in 30 in una stanza e tanto altro in un periodo molto freddo. Rischiamo di ritrovarci punto e a capo, con gli ospedali pieni e sempre con poco personale”.

Però in estate ci siamo salvati perché eravamo all’aperto, vero?

“Certo, è per questo che temo gennaio e febbraio. Il SARS-CoV-2 è stato sempre in circolazione, anche in Puglia: il contagio all’aria aperta è meno veloce. C’è stata sicuramente una baraonda estiva che ha influito: la Sardegna è stata il primo grande focolaio, con le discoteche in cui circolavano anche positivi. Poi è avvenuto che qualcuno sia tornato da fuori e abbia contagiato due persone, queste due persone ne hanno contagiati altri quattro e via così fino ai numeri di oggi. È sicuro che nella stagione più fredda, chiudendoci nei mezzi pubblici e negli uffici, la circolazione del virus è ancora più veloce. C’è voluto il tempo e le condizioni giuste per moltiplicare il virus in questo modo nella stagione fredda”.

L’unica cosa positiva è che abbiamo delle armi in più: sappiamo quali farmaci usare all’inizio per non finire in terapia intensiva, vero?

“La cura standard è quella del desametasone, cortisone, con l’antivirale e con l’eparina. In molti usano il Medrol da 16 mg, ma poi bisogna controllare sempre col saturimetro. Curare i primi sintomi è importante, altrimenti si rischia la Rianimazione, che in questo periodo è un reparto con organico non sufficiente”.

A Lecce, purtroppo, terapia intensiva si sta riempiendo, perché vengono trasferiti tanti foggiani, baresi e tarantini: ieri eravamo già a 14 posti letto occupati e sono previsti altri ricoveri.

“Ci sono anche dei salentini e due persone del Campo Panareo, dove è scoppiato un focolaio. Ripeto: ci sono pochi medici e questo non mi fa stare tranquillo”.

Brindisi continua a puntare sul plasma: in questi giorni sono state fatte nuove donazioni da parte di ex malati di covid...È la strada giusta?

“Il plasma va bene, ma ce ne vogliono quantità importanti… Consiste nel trasferire gli anticorpi che ha il malato appena guarito per darli a chi si è ammalato. Sicuramente la cosa funziona, perché non è la prima volta che si fa così. Pensi che è stato utilizzato anche per la cura dell’Ebola. L’unico malato italiano di Ebola era un mio assistente: lavorava con me a Galatina. Poi decise di andare a lavorare con i Medici senza Frontiere e si prese l’Ebola. Fu salvato con il plasma dei guariti. Però la terapia del plasma iperimmune è molto impegnativa dal punto di vista tecnico”.

Ultimamente si sta parlando molto anche dei postumi del covid. Sono così pericolosi?

“In genere, la malattia covid colpisce pesantemente anziani e altri soggetti che hanno già problemi. Quindi, aneurismi, fibrosi polmonare, impotenza e tutta un’altra serie di postumi permangono se c’è già una problema. Anche l’influenza può avere dei postumi molto gravi come sordità, disturbi del sonno e altro. Mettiamoci in testa che il SARS-CoV-2 è un virus RNA, quindi fa parte delle ‘mine vaganti’: o ci organizziamo per la terza ondata o sono guai”.

Non ne usciremo mai dall’incubo senza un vaccino?


“Dobbiamo rassegnarci a questa verità, ma il vaccino non potrà esserci a gennaio, come dicono. Dobbiamo stare attenti a non fare le cose in fretta: dobbiamo farle per bene anche per quanto riguarda il vaccino”.

ggorgoni@libero.it

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