Le riflessioni della comunità di Riva Destra su terrorismo islamico e migrazione

giovedì 5 novembre 2020

Nei giorni scorsi, si è svolto l’incontro di "Riva Destra" sugli attentanti islamici in Europa. Incontro ricco e di elevato livello, sia per la presenza degli ospiti, quanto per la qualità degli argomenti affrontati. La comunità militante di Riva Destra negli appuntamenti già sperimentati con successo durante il lockdown, ha ospitato Carlo Fidanza (europarlamentare di FdI), Thibeau de la Tocnaye (insegnante, ingegnere e politico francese del Rassemblement National ), Vincenzo Sofo (Europarlamentare Lega Nord) e Magdi Cristiano Allam (giornalista scrittore). Partiamo con ordine. L’on. Fidanza si è scusato a nome dell’Italia insieme alla comunità di RD presente, del passaggio e del mancato intervento di “protezione” che avrebbe dovuto avere nei confronti dell’attentatore fermandolo prima che raggiungesse l’Europa (altro che inginocchiarsi ipocritamente nda).

Ha parlato di una evidente escalation di violenza, che conferma una maggiore fiducia nelle proprie forze da parte dell’islam europeo. Faceva notare il mancato controllo delle frontiere e ha denunciato che l’accordo del ministro degli esteri italiano, con sovvenzionamenti alla Tunisia, non ha portato altro che ad una moltiplicazione dei porti di partenza dei clandestini dalla Tunisia in aggiunta a quelli Libici già utilizzati. "Non essendo uno stato in guerra, non si capisce perché non vengano riportati seduta stante senza neanche farli arrivare - spiega Si chiede inoltre come mai l’UE continua a pagare milioni di euro alla Turchia per incentivare il processo di integrazione, quando sia in politica estera che interna la Turchia di Erdogan sta mostrando tutt’altra direzione. Denuncia poi anche l’eccessiva autocensura degli europei che riducendo il proprio spazio per accoglienza, lo regala all’espansione islamica. L’On. Vincenzo Sofo ci fa notare che la Francia è ora, ciò che noi saremo tra qualche anno. Riporta il discorso di sottomissione europeo alla situazione geopolitica dove tra gasdotti del Caucaso, questione Libia, Cipro e immigrazione, l’UE si sia autoposta sotto scacco alla Turchia, trovando nel modello francese di integrazione e multiculturalismo, che i fatti hanno dimostrato decisamente fallimentare, il ventre molle della UE. Si auspica ed augura una una maggiore cooperazione tra Italia e Francia, nei confronti della Turchia. Anche Thibeau de la Tocnaye si augura una maggiore collaborazione tra Italia e Francia contro gli “attacchi della Turchia” e per convincere la Merkel a sanzionare Ankara.

"Accentua il discorso sull’incompatibilità dei precetti islamici (Sharìa, Dhimmitudine ...etc) con le costituzioni europee e con le nostre leggi, accusando la colpevole concessione fatta finora - riflette Massimiliano De Noia -  Si augura che il primo fronte comune, sia proprio quello tra i patrioti ed i sovranisti europei. Magdi Cristiano Allam fa notare che si sta sbagliando il punto di focalizzazione del problema. Porta ad esempio la strage di Nizza, ed i messaggi di cordoglio di Conte, Di Maio e Mattarella, che non hanno fatto comparire le parole islam e terrorismo islamico. Questo permette di aggirare la realtà e concedere spazio a chi poi non perde tempo per prenderselo. Infatti permettere di ricondurre all’islamista (chi strumentalizza le ideologie dell’islam) piuttosto che all’islamico (appartenente all’islam) è aggirare la causa e concedere maggior spazio. Questo permette inoltre di non inquadrare correttamente il problema. Il terrorismo islamico infatti è solo uno strumento di un progetto più ampio e dinamico di islamizzazione l’Europa che è la missione di ogni singolo fedele islamico. Ma qual è questo gioco? Quello di ottenere spazi. Sono i musulmani regolari che hanno portato i giornalisti di Charlie Hebdo in tribunale e solo dopo che il tribunale ha riconosciuto il diritto di satira, sono partiti gli attacchi al Bataclan degli islamici tagliagole.

Un gesto senza frutto? No! Un tassello del piano poiché i musulmani regolari, confidando nella paura inculcata con quel gesto, accordandosi con i politici per calmare le acque, hanno potuto ottenere spazio e la legittimazione dei principi islamici in Francia. È questo il meccanismo che gli europei non capiscono o non vogliono capire. Il vero problema è dunque la proliferazione islamica che promuove cultura e formazione culturale altamente impermeabile ad ogni intrusione e controllo. Non abbiamo speranze? Giovanni Paolo II dopo la caduta del muro di Berlino, parlava di ricristianizzare l’Europa per difenderla dalla materialità della persona occidentale che rischia di soccombere nel conflitto con una religione altamente inclusiva ed inclusivista. La UE ha perso la propria anima, non sa più chi sia: un po’ americana, un po’ asiatica, un po’ di tutto ma niente di sé stessa. La battaglia dunque è per una missione principale: avere la certezza di casa nostra, delle nostre radici, per affrontare faccia a faccia l’islam sul terreno di scontro dove ci ha dichiarato guerra: l’uomo e la cultura europea".

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