Aumentano i risparmi, che vengono spostati nelle banche del nord, diminuiscono i prestiti

giovedì 29 ottobre 2020

Aumentano i depositi in Puglia, ma diminuiscono i prestiti. In vista della Giornata mondiale del risparmio (31 ottobre), l’Osservatorio Economico di Aforisma school of management (socio Asfor), ha condotto uno studio sui risparmi dei pugliesi. Nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie aumenta la quota dei depositi bancari, a ritmi sempre più sostenuti ed accelerati anche dal lockdown. Si registra, però, una fuga dei risparmi dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel Centro-Nord. In Puglia, la «liquidità» ammonta a 68 miliardi 604 milioni di euro. Si tratta dell’ammontare dei risparmi in conti correnti, libretti di risparmio o certificati di deposito (dati Bankitalia, al 30 giugno scorso). Al 30 giugno 2011, poco prima dell’avvento del Governo Monti, i depositi si attestavano a 49 miliardi 513 milioni di euro. Si registra, dunque, un incremento di 19 miliardi 91 milioni, pari al 39 per cento. In questo arco di tempo, la raccolta è cresciuta soprattutto nelle banche classificate come grandi (+177 per cento), in quelle classificate come maggiori (+93 per cento) e in quelle minori (+61 per cento), mentre è diminuita in quelle medie (-43 per cento) e in quelle piccole (-33 per cento).

«I fattori vanno ricercati nell’incertezza, nell’appiattimento dei tassi di interesse, nella eccessiva volatilità dei mercati», evidenzia Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico. «Si registra, però, un graduale trasferimento di capitali dalle banche con sede legale nel Mezzogiorno, a vantaggio di quelle con sede nel Centro-Nord. In particolare, in quelle del Sud (e Isole), i depositi bancari sono scesi da 19 miliardi 211 milioni a 12 miliardi 286 milioni. Si registra, dunque, un calo di 6 miliardi 925 milioni, pari ad un tasso negativo del 36 per cento. Nelle banche con sede nel Centro-Nord, invece, sono aumentati di 26 miliardi 16 milioni: da 30 miliardi 302 milioni a 56 miliardi 318 milioni. La variazione è stata dell’86 per cento. Ne consegue che la quota dei depositi nelle banche del Mezzogiorno si è praticamente dimezzata: dal 39 al 18 per cento, mentre la quota dei depositi nelle banche del Centro-Nord è salita dal 61 all’82 per cento. Nello stesso periodo i prestiti alle famiglie e alle imprese pugliesi sono diminuiti di 6 miliardi 151 milioni: da 57 miliardi 518 milioni a 51 miliardi 367 milioni. Pari ad una flessione del -10,7 per cento». In particolare, sono diminuiti i prestiti alle imprese pugliesi del -26 per cento (da 29 miliardi a 21); alle attività industriali del 33,8 per cento (da 7,8 miliardi a 5,2); ai servizi del 13,2 per cento (da 13,2 miliardi a 11,4); alle costruzioni del -51,3 per cento (da 5,8 miliardi a 2,8), alle piccole imprese (fino a 20 addetti) del 23,5 per cento (da 8,4 miliardi a 6,4)

«L’aumento dei depositi bancari in Puglia e la parallela riduzione della raccolta delle banche meridionali penalizza fortemente il Mezzogiorno – spiega Stasi – La capacità di prestare soldi alle imprese meridionali si riduce perché solo le banche territoriali, come le Popolari e quelle di Credito cooperativo, hanno il vincolo di destinare la maggior parte degli utili e della liquidità a favore delle famiglie e delle imprese del territorio di appartenenza. Come sappiamo, le banche sono fondamentali ai fini dello sviluppo economico. Il loro principale compito, infatti, è quello di favorirlo attraverso i prestiti, ma non solo. Non si tratta, però, solo del finanziamento dell’attività produttiva in senso stretto, ma anche di tutte quelle attività che favoriscono lo sviluppo di un sistema economico, aumentando la produttività del capitale investito dalle imprese, come le attività di ricerca e sviluppo o quelle di formazione del capitale umano. L’intervento delle banche è, quindi, indispensabile per il supporto di tutte quelle attività, che molto difficilmente (e con costi elevati) potrebbero essere finanziate sul mercato dei capitali. Se, da una parte – conclude Stasi – possiamo ritenere positivo l’aumento del risparmio che è uno degli indicatori della ricchezza, dall’altra, però, è molto calata la propensione agli investimenti».

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