Liste d’attesa sempre più lunghe: emergenza sanitaria. Puntare sul privato virtuoso

lunedì 5 ottobre 2020

di Gaetano Gorgoni 
PUGLIA - Le liste d’attesa sempre più dilatate al tempo del covid stanno mettendo a rischio la salute dei pugliesi. Gli ospedali sono impegnati soprattutto sui pazienti ricoverati. Inoltre, la pandemia ha fatto rimandare tanti controlli importanti. Il risultato è che la partita sul tempo con i tumori e altre patologie rischiano di perderla tanti pazienti. Se l’esame si fa tardi, la diagnosi non può essere “precoce” nella lotta al cancro e ad altri problemi: questo significa anche aumentare le spese per il sistema sanitario. Non è meglio spendere qualcosa in più prima invece del triplo dopo? Ecco perché le autorità sanitarie stanno pensando di puntare sulle strutture private capaci di assorbire tutta la domanda residuale che il pubblico non riesce a smaltire. Ma per fare questo bisogna aumentare il budget alle strutture d’eccellenza con “grandi macchine” e importanti competenze. Dietro l’angolo si nasconde l’insidia dell’affidarsi a strutture private senza la tecnologia adeguata: in questo caso il danno sarebbe enorme.

Una risonanza con contrasto all’addome, anche se prescritta con urgenza, nel pubblico viene fatta a gennaio 2021, nonostante ci sia già un esame dal quale emerge un nodulo al fegato. È accaduto a una signora del sud Salento. Non esistono percorsi veloci se non si è già un paziente ricoverato in ospedale. Se poi non c’è nemmeno la prescrizione di urgenza, si rischia di attendere un anno per esami radiologici capaci di svelare patologie gravissime (addome con contrasto, encefalo con contrasto). C’è lo stesso problema su mammografie e altri esami: bisogna attendere un intero anno nel pubblico e questo è intollerabile nell’era in cui si parla di prevenzione e diagnosi precoce. Certo, qualcosa si è mosso nel sistema di prevenzione oncologica, grazie ai percorsi oncologici leccesi in cui viene inserito il sospetto malato di tumore. Ma quanto tempo passa prima di diventare sospetto e quante attese in lista? Tac con contrasto e risonanze con contrasto slittano per un anno, ma i tumori al cervello, i guai al fegato o alla mammella non attendono. Con il lockdown (confinamento in casa) dei mesi scorsi sono saltati esami, operazioni, controlli e prevenzione: una situazione rischiosissima dal punto di vista sanitario. La sanità pugliese ha annaspato e molti medici di base hanno cominciato a prescrivere medicine a distanza, senza visitare i pazienti. Ma la cosa più grave sono gli esami e i controlli rimandati o non fatti: atteggiamento che rischiamo di pagare a caro prezzo, se consideriamo il fatto che già prima del SARS-CoV-2 il pubblico non riusciva a smaltire in tempi congrui le liste d’attesa chilometriche che ingolfano i centri unici per le prenotazioni.

IL PRIVATO VIRTUOSO PER SMALTIRE LE LISTE D’ATTESA

Lo abbiamo scritto più volte nella nostra rubrica Salute Sette, ma oggi è importante ribadirlo: le autorità sanitarie pugliesi sono ben consapevoli che la questione liste d’attesa è risolvibile attraverso un rapporto virtuoso tra pubblico e privato. Bisogna tenere in considerazione le diverse strutture sanitarie che operano sul territorio pugliese e che investono sulle grandi macchine. Le aziende più virtuose stanno lavorando al 40/50 per cento delle loro capacità erogative reali, perché sono bloccate dai budget che non sono congrui alle richieste dell’utenza. Gli ospedali devono pensare ai ricoverati: hanno tante utenze interne e spesso lasciano attendere pazienti che con una diagnosi tempestiva risolverebbero i loro problemi senza ulteriori costi per la sanità pubblica. Si rischia di morire di patologie diagnosticate in ritardo. Le strutture più virtuose con le grandi macchine potrebbero risolvere la situazione, invece, si aumentano i budget a piccole strutture senza tecnologie adeguate, che sono un’insidia per la salute pubblica. Infatti, una macchina obsoleta o con una potenza e capacità limitata offrirà possibilità diagnostiche scarse: in altre parole, si rischia di non vedere una lesione, l’inizio di un tumore o un problema che sta nascendo nell’organismo di chi si sottopone all’esame. Di recente la giurisprudenza ha chiarito la necessità di puntare sulle grandi macchine e di favorire le aziende che investono su queste tecnologie: bisogna adottare una ripartizione dei fondi pubblici che consenta di effettuare esami in convenzione (non a prezzo intero, ma con lo stesso prezzo del pubblico) in centri capaci di mettere a disposizione le tecnologie con la giusta potenza. Oggi, invece, una signora con un nodulo al fegato, che voglia precipitarsi a fare un esame per intervenire subito in caso di tumore, deve attendere i tempi biblici del pubblico o rivolgersi al privato, ma se il centro privato d’eccellenza ha finito il budget per l’esame in convenzione, la paziente dovrà pagare oltre 300 euro di tasca sua. C’è anche un’altra insidia all’orizzonte: se la paziente si rivolge a una struttura privata che ha il budget per l’esame in convenzione, ma non ha una macchina adeguata, il danno sarà doppio perché la diagnosi che verrà fuori potrà essere falsata dall’incapacità di quella tecnologia di individuare una lesione più subdola e latente. Cosa aspettano le autorità sanitarie pugliesi a fare chiarezza in questo campo? La strada maestra è quella di concentrare le risorse sui centri d’eccellenza in possesso di grandi macchine e tecnologie aggiornate e con questi smaltire tutte le richieste di esami che il pubblico non può assorbire in poco tempo.

ggorgoni@libero.it

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