Psicopatologia di un assassino, cosa c’è dietro il massacro di Daniele ed Eleonora

mercoledì 30 settembre 2020

Il Salento è sconvolto dal sadismo con cui Antonio De Marco, il 21enne di Casarano ha accoltellato (con un pugnale da caccia) i suoi ex coinquilini: l’arbitro Daniele De Santis e la compagna Eleonora Manta. Ha confessato di averlo fatto perché li vedeva felici. 60 coltellate con cui ha sfogato una violenza che covava dentro di lui, basata su frustrazioni, mancanza di empatia, solitudine e paranoia. Tutta Italia si chiede quali meccanismi psicologici portano un essere umano a pianificare cose così ripugnanti e sadiche. Lo psicologo e psicoterapeuta, Sergio Martella, richiama il messaggio che emerge dal capolavoro di Stanley Kubrick, “Arancia Meccanica”: la violenza deriva da una società alienante, marginalizzante, dove i genitori, vittime a loro volta, non si prendono cura del lato emotivo che riguarda i propri figli, ma li considerano un’appendice di se stessi.

Alla fine lo studente modello, che lavorava come infermiere apprendista nell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce ha confessato il suo duplice omicidio, la sua voglia di vendetta condita di sadismo narcisista (voleva legarli, torturarli e far sparire i corpi quel 21 settembre 2020, quando è entrato in un condominio leccese per compiere il suo folle piano di cui non sembra ancora pentito). Tutti ci siamo indignati, abbiamo provato rabbia e incredulità di fronte alla banalità del male che ha travolto due persone meravigliose. Ma cosa c’è dietro a tanta freddezza? In quale orrido mondo interiore ha vissuto l’aspirante infermiere, figlio e studente modello? L’omicidio causato dall’invidia affonda le sue radici nelle origini dell’umanità: ce ne parla la Bibbia, con la storia di Caino e Abele. Il fratello assassino, però, viene tormentato dal super-io, rappresentato dalla voce di Dio. L’assassino ha sentito rimorso? Sembra che l’essere stato scoperto, data la serenità, abbia potuto rappresentare una liberazione per lui. Molti assassini si fanno trovare in qualche modo. Quando accadono queste cose ci chiediamo il perché è come possono essere scongiurati simili disagi mentali. La malattia mentale, il disagio, la violenza interiore e il sadismo prima di esplodere danno dei segnali? Come possono accorgersene i genitori? Lo chiediamo all’esperto interpellato oggi.

INTERVISTA ALLO PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA SERGIO MARTELLA

Dottore, dietro un duplice omicidio così efferato che tipo di mondo interiore c’è e come nasce questo inferno nella mente di un uomo che uccide per invidia?

“C’è una violenza covata e non vista. C’è una tensione tellurica che risalta agli occhi di chi analizza bene il comportamento del soggetto che ha confessato il crimine. Questi psicolabili rappresentano un disagio molto più esteso e sono soltanto privi della struttura e del controllo dell’Io: vengono attraversati dalla tensione e dalla distruttività. Ma è anche un problema di sistema. Questo è un soggetto che è esploso, ma ce ne sono tanti nelle sue condizioni che implodono e sono molti di più!”.

Mi sta dicendo che ci sono molti giovani nelle condizioni psichiche di quello che ha ammazzato per futili motivi la coppia leccese?

“Sono di più e sono silenziosi quelli che implodono. Per ogni ragazzo che esalta la sua distruttività nichilista, ce ne sono altri nove emotivamente autistici, con una personalità incerta, che sviluppano un’autidistruttuvità autolesiva, bevono, si drogano, sono depressi, oppure dipendenti dal gioco. Questo duplice omicidio è la spia di un disagio diffuso che emerge raramente in queste forme eclatanti, ma che riguarda molti giovani”.

Come potremmo definire il problema dell’assassino?

“È il caso classico di un soggetto che non riesce a reggere la frustrazione, che probabilmente ha un vissuto carico, da quando è nato, di tensioni e non ha mai strutturato un ‘io’ capace di reggere alle frustrazioni, gestire il disagio e sviluppare gli aspetti positivi”.

Potrebbe essere schizofrenico?

“Potrebbe, ma il problema non è la patologia in sé o il comportamento abnorme, che vengono dopo, ma il disordine e la tensione in cui ha vissuto mentalmente il soggetto fin da bambino. Se c’è troppo disturbo nell’ambiente, una relazione affettiva scomposta, carichi distruttivi, l’io no si forma e prevale l’istinto negativo aggressivo, senza forma e senza autocontrollo, perché anche il ‘super-io’ manca(voce morale, valori sociali ndr)”.

È strano che manchi il super io a una persona che va in chiesa, con un apparente vita tranquilla e da figlio e studente modello...

“L’andare in chiesa non significa nulla: anche nella Bibbia esiste il richiamo al sacrificio umano e alla vendetta. La nostra società è basata pure sulla cultura greca e romana del diritto e del rispetto delle regole. Una famiglia che si ritrova in alcuni schemi di conformismo non significa che abbia capacità di empatia, rispetto, reciprocità e riconoscimento dell’individualità del figlio come altra da sé. Molti genitori, anche se in buona fede, non ci arrivano. In questi casi la verità poi salta fuori maniera eclatante”. L’assassino è stato travolto da una rabbiosa frustrazione? “Bisogna capire tutta una serie di dinamiche che si sono verificate, ma è sicuro che ha trovato l’occasione per tirare fuori tutta la carica di distruttività che covava in sé”.

Ma, a questo punto, tutti i genitori si chiedono come si faccia a intuire un pericolo così grande di fronte un “figlio modello”, che magari ha solo il problema di essere introverso?

“Prima dei genitori noi non abbiamo una cultura sociale pulita. Una delle favole più famose in Italia è quella di Pinocchio, che non ha dei genitori: i genitori sono il gatto e la volpe e se il bambino non si salva da solo finisce male. È una metafora che ci spiega come una cultura sociale insidiosa lasci il bambino in balìa di se stesso. La cultura sociale dovrebbe essere improntata al rispetto e al ricambio generazionale. La cultura dominante è una retorica della subordinazione assoluta dei figli ai genitori che crea degenerazioni pericolose. In antropologia, pedagogia, psicologia gli uomini si sono dati delle regole precise, ma queste vengono smentite dalla prassi e dalle culture popolari imperanti. Se una cultura santifica il peggio che c’è nell’animo dei genitori, questo diventa sacrificio umano: quello del figlio”.

Dunque, qual è il modello giusto da seguire?


“Quello di una società che insegna ai genitori a rispettare i figli, a dare dei valori che vengono poi socializzati, a insegnare l’igiene affettiva. Bisogna accorgersi del piccolo che è geloso della sorellina, insegnare una corretta visione della differenza sessuale. I genitori devono essere consapevoli di avere l’opportunità di rinascere attraverso i loro figli. Per esempio, se parliamo di bullismo stiamo preparando l’ennesima violenza della società: il cosiddetto bullo è a sua volta vittima in questo modo, cioè viene additato dalla società che gli ha fornito gli strumenti per essere violento. Il bullo non è un prodotto: è la causa di un disagio che c’è all’interno della famiglia, un segnale che esplode a scuola. Nel film ‘Arancia Meccanica’ Kubrick raffigura il protagonista violento come vittima di una società violenta e ipocrita, che è la vera causa del male, il vero problema. Lo psicopatico è solo il sintomo di una violenza repressa, che viene solo trattenuta da altri soggetti ipocriti che gli ruotano attorno. Il più debole, lo psicopatico sfoga questa violenza che non può essere trattenuta per l’assenza del super-io”.

ggorgoni@libero.it

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